Ricordi di un amante dei massaggi
Sommario
C., altrimenti detta “il mostro della laguna”.
Alessia, o del massaggio malese
Rosalia, la ceretta ed il massaggio
Sesso senza limiti per gli over 50
C., altrimenti detta “il mostro della laguna”.
Fino a qualche anno fa era mia abitudine concedermi uno o due massaggi erotici al mese.
Avevo iniziato con una signora di Milano, talvolta in trasferta a Roma, chiamata “il mostro della palude” da alcuni amici milanesi perché non era di certo una bella donna. A Roma si dice che “fai prima a scavalcalla che a giracce attorno”. In più, i pochi capelli e l’età abbondantemente over 50, non le rendevano merito.
Ma C. aveva un dono nelle mani ed una profonda conoscenza del corpo umano, oltre ad essere piena dell’energia dell’Etna alle cui pendici era nata e vissuta lungamente.
Presi contatto con lei per la depilazione con la pasta di zucchero. Incuriosito, da poco amante della depilazione integrale fino ad allora fatta solo con la ceretta, presi appuntamento con lei a Roma. Fu lei stessa a chiedermi se ero interessato anche al massaggio, visto che aveva comunque un paio d’ore libere.
Non so per quale motivo, ma accettai. Avevo letto qualcosa al riguardo del suo tocco magico, ed ero curiosissimo di capire. Ero comunque stato edotto della scarsa avvenenza della signora, della serie “non ti aspettare una velina perché al massimo si può definire una velona incartata nella carta da macellaro” mi scrisse un utente di un forum a cui avevo chiesto una dritta.
Un nobile milanese, invece, mi aveva scritto cose egregie su C e sulla sua arte, arrivando a dire che nonostante l’aspetto da “nostro della palude”, il gioco valeva la candela.
Accettai la sfida e presi appuntamento per depilazione e massaggio.
Non ricordo l’importo, ma non era cifra piccola, considerato il valore dei soldi di allora.
Il giorno prima mi scrisse dicendomi che era costretta a disdire l’appuntamento ad altra data o a spostarlo alle cinque del pomeriggio (anziché le due) a causa di alcuni malintesi. Si scusava ed in cambio offriva la possibilità di rimanere fino alle nove di sera perché non aveva altri appuntamenti, e mi avrebbe fatto il massaggio completo.
Accettai a prescindere, alla peggio avrei inventato una scusa e sarei andato via prima. Avevo messo una sveglia alle sei e mezza con il ping del messaggio SMS; avrei preso il cellulare ed inventato un impegno improvviso qualora la cosa non fosse stata di mio gradimento.
Entrai nello studio che aveva affittato all’uopo nel quale aveva preparato tutta la sua “mercanzia”: la cera, le strisce, la pasta di zucchero, una serie di pietre laviche tonde e piatte di varie dimensioni, altre lunghe e cilindriche; e poi, un vibromassaggiatore, un asciugacapelli, un fornelletto elettrico per la cera o la pasta da zucchero.
La sensazione era quella della “sciura Maria” immigrata a Milano, alta non più di un metro e mezzo, cicciottella, occhiali anni 50, pochi capelli corti e mal curati, racchiusa in un camice bianco della giusta taglia ma lungo da arrivarle alle caviglie. Insomma, “il mostro della palude” o giù di lì. Però aveva uno sguardo magnetico ed una mano carica di energia che quando strinse la mia, trasmise quasi una scarica elettrica.
Gentilissima, mi fece accomodare e mi spiegò come funzionava la pasta di zucchero e successivamente, che tipo di massaggio mi avrebbe fatto.
“Un massaggio riequilibratore dei chakra, con l’esecuzione di manovre di canalizzazione delle energie anche con l’ausilio delle pietre laviche dell’Etna” fu la sua spiegazione in sintesi. Non avevo conoscenza se non quel po’ che avevo letto sui chakra, sulla kundalini e sui meridiani e quindi mi fidai ciecamente.
Mi spogliai e fui invitato a fare una doccia “per togliere il grasso superficiale dal corpo” per facilitare la depilazione.
Mi aiutò a lavarmi la schiena e mi passò il sapone sui glutei ed in mezzo alle chiappe, fino ad arrivare ai testicoli, ma senza alcuna malizia. Fece lo stesso quando mi girai, lavandomi ed insaponandomi l’uccello anche scappellandolo, ma anche qui senza malizia. Quando uscii dalla doccia, mi porse il telo ma mi avvolse lei asciugandomi per bene anche in mezzo alle gambe e sui genitali.
Mi fece quindi sdraiare sul lettino, accese la lampada ed iniziò a passare la pasta di zucchero con una particolare manovra “stendi la pasta – tira la pasta – torna indietro un po’– strappa” a colpi di tre, quattro centimetri alla volta. Dopo un’ora, avevamo appena finito pube, inguine, genitali e scroto. Decise di usare la cera per il resto, schiena, glutei, gambe e cosce. Un’altra mezz’ora andata via.
“Ora tolgo i residui di ceretta con dell’olio caldo” e mi unse prima la schiena e le cosce, passando insistentemente nel solco dei glutei e all’inguine e poi, dopo avermi fatto girare, ancora sulle gambe, sulle cosce, pancia e torace passando per l’inguine oggetto di medesima insistenza.
“Ora rigirati e chiudi gli occhi” mi disse.
Spense la luce e mise della musica che ricordo ancora perfettamente, ritmata da tamburi, poi iniziò con l’olio caldo a massaggiare le gambe a salire. Ogni passaggio arrivava dieci centimetri più in alto fino a che arrivò ai glutei. Qui iniziò a manipolarli come se fosse della pasta della pizza, con frequentissime incursioni nel cavo inguinale, in mezzo ai glutei sullo sfintere e lungo lo scroto.
La mia erezione era quasi fastidiosa per quanto era duro.
Passò però subito alla schiena, salendo anche in questo caso sempre più in alto, di pochi centimetri alla volta, sempre partendo dai glutei o dal solco. Arrivata alle spalle, scese poi per le braccia. Stessa manovra a salire verso le mani e poi le dita.
Poi, ritornò a concentrarsi sul fondoschiena. Cambiò il ritmo ed il tocco. Ora non era un massaggio, ma una stimolazione profonda delle mie terminazioni nervose lungo il coccige, percorrendo la schiena dall’osso sacro fino a salire lungo la cauda equina (il gruppo di terminazioni nervose che sono lungo la spina dorsale all’altezza dei lombi) e poi ancora giù fino al sacro, per concludersi all’interno delle cosce. E questo, ripetuto più e più volte con la mano sempre unta d’olio caldo.
Ad un certo momento udii un rumore metallico di coperchio spostato ed un acciottolio ovattato. La sua mano era sempre lì, poggiata sul mio coccige, un dito a sfiorare lo sfintere.
Poggiò qualcosa in mezzo alle gambe divaricate, infilò le due mani ai lati del bacino e mi sollevò facendomi mettere gattoni. Quindi iniziò a masturbarmi lentamente con una mano, mentre l’altra mi massaggiava tutto lo scroto e a salire fino all’ano e ancora alla base del sacro. Stavo quasi per venire quando lei se ne accorse e bloccò, stringendolo tra pollice ed indice, il glande proprio alla base all’attaccatura del frenulo. Mi fece quasi male, ma immediatamente venne meno lo stimolo.
Quindi percorse con una pietra calda, liscia, con la punta arrotondata tutti i genitali, lo scroto, l’inguine, il pube, scorrendo lungo il solco e soffermandosi sullo sfintere, per poi tornare a scorrere lungo l’asta, e poi ancora indietro. Ad un certo punto si soffermò ancora sullo sfintere. Iniziò a muovere circolarmente la pietra, che nel frattempo era diventata ancor più calda di quanto non lo fosse prima, proprio sul buco, come se dovesse penetrarmi. Era per me una sensazione assolutamente nuova e strana. Avevo un po’ paura e un po’ curiosità, in realtà bloccato da quel terrore atavico della sodomia, dell’atto contro natura, e poi quella pietra mi sembrava enorme, troppo grossa per essere inserita nel buco del culo.
In realtà passarono pochi secondi e lei poggiò la pietra e recitando a bassa voce parole incomprensibili iniziò ad inserire un dito. Con un movimento inconsulto serrai i muscoli dello sfintere ma – magicamente! – bastò un tocco sulla schiena per farmi rilassare e ritrovarmi con il suo medo all’interno della mia cavità, senza aver provato il minimo dolore o fastidio. Riprese a masturbarmi mentre al dito medio affiancò l’indice con il quale esplorava la mia intimità alla ricerca del rigonfiamento della prostata. Poi, non so come, mi ritrovai con quella pietra tonda, liscia e caldissima nel culo a stimolare in una maniera pazzesca tutte le viscere. Ondate di piacere mi squassavano mentre con una mano mi accarezzava il coccige e con l’altra guidava la pietra dentro di me.
Ebbi un orgasmo pazzesco, con getti di sperma così lunghi e copiosi come non ne avevo mai visti nemmeno nei porno.
Credo di aver avuto almeno una decina di contrazioni orgasmiche con altrettante gittate, ma la mia erezione non accennava a venir meno: ero ancora duro come una roccia.
C. mi disse di girarmi e di mettermi a pancia in su. Solo allora mi accorsi che era nuda. Il suo seno calante appoggiava sullo stomaco e sulla pancia, il pube gonfio di grasso tipo mater matuta era talmente evidente da risultare quasi sproporzionato. Sembrava in effetti una di quelle statuine del paleolitico inferiore rappresentanti la madre terra, la dea della fertilità.
Non una bella vista, ai parametri odierni.
Mi stese un telo per coprirmi mentre preparava le pietre laviche che le avevo visto mettere a scaldare.
Quindi le dispose una ad una sulle gambe, sulle cosce, sul pisello, sul pube, sulle pliche inguinali, e poi ancora lungo misteriose linee che uniscono il pube con la gola e con la testa, il pube con i reni e con i polmoni, fino alla fronte ove poggiò una pietra di basalto nero a forma d’uovo con incrostazioni di cristalli blu. Quindi, fissò con una benda una grossa pietra toroidale sulla testa, grosso modo all’altezza delle fontanelle.
Si spostò quindi a massaggiare prima le piante dei piedi e poi i palmi delle mani, provocandomi sensazioni stranissime di dolore e di piacere, di astrazione e di stranimento.
Quindi prese il vibromassaggiatore ed iniziò a stimolare le piante dei piedi, generando in alcuni punti dolore e fastidio al punto di chiederle di smettere. Mi guardò con fare interrogativo e si mise a studiare le piante. Disse qualcosa e poi proseguì nel massaggio manuale.
Dopo una decina di minuti, incominciò a togliere le pietre che ripose una per una nel contenitore.
“Ora faremo la canalizzazione della kundalini, della tua energia sessuale. Non posso dirti come finirà, perché è diverso per ognuno di noi. Ho visto persone non provare nulla o quasi, persone piangere dall’emozione, altre avere un orgasmo così violento da star male. Con molti io non ho provato nulla, con alcuni ho partecipato al loro piacere, con pochi ho goduto. Se sei d’accordo continuiamo” mi disse.
Ero perplesso, ma sostanzialmente curioso di come sarebbe andata a finire. Fin a quel momento avevo provato intenso piacere e sensazioni mai incontrate prima, per cui il bilancio era già positivo, ma l’istinto mi disse di andare avanti, di continuare.
“Ok, andiamo avanti” risposi.
“E allora continuiamo” mi disse.
Mi mise una benda scura sugli occhi e sussurrò all’orecchio “Ora dovrai concentrarti solo sui sensi del tatto e sul piacere che ti darò. Ricordati di inspirare con il naso ed espirare con la bocca, cercando di giungere al respiro sottile”. Sapevo già cosa intendesse, era parte del mio bagaglio di conoscenza della
Tolse il telo che mi copriva, si allontanò un momento, armeggiò con il lettore CD e mise un altro CD di musica orientale, anch’esso con una base ritmata, suoni di gong e campane tibetane che accompagnavano melodie con il sitar.
Prese quindi una ciotola e fece colare una gran quantità di olio caldo e viscoso sul mio torace, sullo stomaco, sulla pancia, sul pube e sul pene e poi sulle gambe, prima la destra e poi la sinistra, e poi ancora sul pene.
L’olio aveva un profumo intenso, un misto di incenso, di cannella e di altre essenze orientali. Mi spiegò essere olio di sesamo addizionato con altri oli essenziali ed essenze per stimolare le zone erogene e la risposta sessuale.
Iniziò un lento massaggio mettendosi in ginocchio tra le mie gambe. Mani e braccia scorrevano sul mio petto e sul mio addome fino ad arrivare al pene che veniva continuamente accarezzato dai suoi avambracci.
Poi scese con le mani sulle cosce, distribuendo bene l’olio sulle gambe e sull’interno dei polpacci, fino ai piedi, per quindi risalire e concentrarsi su una serie di carezze e movimenti circolari con i pollici sullo scroto e sotto i testicoli.
Sentivo come se qualcosa premesse all’interno e mi spostasse un palloncino dentro. Ricordo perfettamente la sensazione di vuoto che sentii nel perineo con le sue stimolazioni.
Quindi si chinò sul mio pene ed iniziò a massaggiare nello stesso modo la base, con i pollici che scorrevano lungo l’asta e gli indici che ruotavano sul pube. Ad un certo punto sentii soffiare sulla cappella e poi il soffio scendere lungo l’asta.
Nel contempo, mentre le mani massaggiavano il pube salendo verso il petto, qualcosa mi avvolgeva la cappella, qualcosa di umido e stretto. La sensazione procedette fino alla base del pisello. Iniziò quindi una lenta masturbazione mentre le mani continuavano a carezzare la base del cazzo e a salire sulla pancia e sul petto. Mi resi conto che era la sua bocca, usata come un guanto o una vagina.
Preso tra contrastanti emozioni, mi trovai un’altra volta vicino all’orgasmo. Stavo per cedere quando intervenne un’altra volta a bloccarmi la cappella premendo proprio sotto al frenulo. Riprese quindi a massaggiaremi il tronco partendo dal perineo, salendo per il pube e poi via via verso il petto. Ad un certo punto la sentii mettersi a cavalcioni mentre mi massaggiava con intensità il petto e la gola. Le sue mammelle strusciavano alternate contro la bocca dello stomaco provocando onde di pressione.
Dopo poco, senza aver fatto nulla, mi trovai con il membro dentro la sua vagina enorme, calda ed umidissima. Mi stava massaggiando il cazzo con i muscoli interni, dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, come se mi stesse facendo una sega con un masturbatore.
Alla fine, pose le sue mani incrociate sulla fronte mentre si dimenava sul mio cazzo oramai prossimo all’orgasmo.
E, quando tolse una delle due mani dalla fronte e me la poggiò sulla testa, venni con un orgasmo così violento da essere quasi doloroso al punto da farmi urlare, preso da sensazioni diverse: piacere, dolore, gioia, oppressione, paura.
Mi sembrò di svegliarmi da un sonno agitato da incubi, come se avessi camminato su una lastra di marmo bianco lucido, posta all’interno di un tunnel illuminato da fiamme di tutti i colori.
“Come ti senti?” mi chiese.
Le raccontai tutte le sensazioni pre e post orgasmiche, illustrandole la stranezza della visione avuta.
Mi spiegò che il tunnel era il canale che unisce i chakra attraverso cui la kundalini passa per arrivare al chakra corona, e che quel che avevo visto era la mia visione di ciò che avevo provato. Era molto soddisfatta e molto provata. Me ne accorsi quando mi tolsi la benda e la vidi veramente sfatta, stravolta.
Ebbi un senso di stupore malcelato perché mi chiese “Si vede molto che ho faticato?”.
Le risposi di si, che aveva un aspetto molto provato. Evitai di dire altro, non avrei fatto una bella figura e C. non lo meritava di certo.
Mi accompagnò alla doccia e si peritò di lavarmi accuratamente dall’olio. Per fortuna, tirò fuori una saponetta di Marsiglia con la quale togliere l’olio fu quasi una passeggiata.
Quella sera non tornai a casa, rimanendo a dormire dall’amico Fabrizio. Non ero in condizione di rispondere alle inevitabili domande di mia moglie, con la quale mi giustificai, falsificando un po’ la voce, di aver bevuto troppo e di non essere assolutamente in grado di guidare.
Fu la prima esperienza di massaggio con C. Ne ebbi altre, tutte sempre più coinvolgenti dal punto di vista spirituale ed emozionale.
Non credo che abbia mai raggiunto vette analoghe in altre situazioni o con altre terapeute.
C. rimane un unicum, una serie di esperienze imparagonabili ed incommensurabili.
Superlativo assoluto, oro puro per gli amanti del massaggio.
Alessia, o del massaggio malese
Anno 2006. Ero iscritto ad un forum nella cui area dedicata al naturismo si era creata una sottosezione, una sorta di repository di recensioni sui massaggi e le massaggiatrici a Roma.
Ricordo che mi colpì parecchio la descrizione del massaggio, definito nel titolo come sea malay massage, in quanto era riportato come un lussurioso, godurioso concentrato di coccole e di manipolazioni eseguite da una procace signora (che oggi definiremmo una milfona) che riceveva in un appartamento sul litorale romano.
Fui talmente colpito dalla recensione che decisi di provarlo. Ero stato avvisato che la signora andava molto a simpatia, che non tollerava minimamente le persone maleducate, sbruffone, irrispettose e che nulla doveva essere considerato acquisito.
Insomma, mi ero preparato ad una persona scontrosa, sicuramente molto brava ma anche poco comunicativa, e se c’è un componente fondamentale nel massaggio è proprio nella comunicazione non verbale, ovvero quello scambio di messaggi tra corpi a livello di gesti, posture, odori, sguardi, ecc.
Se viene meno, il massaggio potrà essere tecnicamente perfetto ma a livello di rilassamento, sarà quasi certamente una ciofeca.
Detto ciò, presi appuntamento con la signora per un giorno infrasettimanale nel pomeriggio. Ero talmente eccitato e curioso che mi mossi talmente in anticipo da arrivare circa un’ora e mezzo prima dell’orario.
Avevo preparato alcuni CD di musica per massaggi tantrici. Un paio mi interessavano particolarmente perché il loro ascolto da una parte mi rilassava e dall’altra mi eccitava. Il primo era quello che avevo ascoltato con la terapeuta C., Tantric Sensuality di Llewellyn & Leora Lightwoman, l’altro invece un cd di meditazione sui chakra di un certo Merlin’s Magic.
All’ora prevista mandai un messaggio avvisando la signora che ero arrivato e che aspettavo fuori.
Dopo un paio di minuti ebbi risposta. “Vieni al numero 18 di via Tal dei Tali e citofona all’interno 4. Entri, scala a sinistra primo piano seconda porta a destra sul pianerottolo accanto all’ascensore.”. Fortunatamente, pur avendo ricevuto a suo tempo un civico completamente sbagliato, per evitare di fare incontri indesiderati e per garantirmi una certa privacy avevo parcheggiato abbastanza distante: guarda caso, proprio a pochi metri dal portone della palazzina dove sarei dovuto entrare.
Mi appropinquai quindi con una certa sollecitudine e suonai al citofono.
“Sono Paolo!” dissi.
“Già arrivato?” mi chiese.
“Eh già” risposi, un po’ indispettito.
“Va bene, sali. Mi raccomando, fai piano e non usare l’ascensore!” si raccomandò.
Non capivo il perché, o meglio, lo intuivo, ma non mi rendevo conto che probabilmente la signora doveva generare un bel po’ di movimento che forse aveva sollevato qualche problema condominiale.
Comunque, arrivai sul pianerottolo e vidi una testa fare capolino da dietro la porta di casa. Quando fui davanti alla porta, mi aprì e mi fece entrare in un corridoio buio, totalmente privo di luci se non quel poco che filtrava da sotto le porte delle stanze.
Alessia mi chiese di togliermi le scarpe e di mettere un paio di ciabattine usa e getta. Ubbidii senza fiatare. Quando fui pronto, mi fece entrare in una stanza nella quale era disteso a terra un grande futon ricoperto con dei teli di stoffa batik. C’era un po’ di luce naturale che passava attraverso le stecche della serranda parzialmente aperta, che mi permise finalmente di vedere con chi mi stavo rapportando.
“Ciao, sono Alessia. Tu sei Paolo, quindi, giusto?” mi disse tendendomi la mano.
“Si, sono Paolo, molto piacere, Alessia” risposi stringendole la mano in forma di saluto.
“Non so cosa ti abbiano raccontato, ma qui le cose funzionano così.” iniziò con tono secco e deciso.
“Io faccio un massaggio particolare, molto sensuale. Tu ti spogli e ti metti il perizoma di carta. Il massaggio non prevede stimolazione dei genitali quindi, se ti hanno detto che c’è l’happy end, t’hanno raccontato una cazzata. Io ti massaggio con il camice e non ti è permesso toccare. Il massaggio dura un’ora abbondante e costa 80 euro che mi devi pagare in anticipo. Se accetti le condizioni, ti farai una doccia prima e dopo il massaggio. Uso un olio speciale che faccio io mescolando oli naturali ed essenze che unge pochissimo. Le essenze sono molto leggere e non permangono oltre le due/tre ore, e comunque dopo la doccia non le sentirà nessuno.” Sembrava stesse leggendo un contratto.
Non so cosa mi trattenne dal mandarla a quel paese, girare i tacchi ed andarmene, forse le numerose, ottime recensioni di “colleghi” che avevano “testato” la signora.
Dal punto di vista fisico, Alessia era una donna prossima ai 50, tutto sommato ben portati, con un seno prosperoso, lunga capigliatura corvina ed il fisico un po’ appesantito tipico delle donne in menopausa o prossime alla amenorrea. Indossava un camice bianco abbastanza dozzinale, portato direttamente sulla biancheria intima. Facendo attenzione, si notava che indossava un paio di castigati slip di cotone ed un reggiseno rinforzato per sostenere un seno un tempo prosperoso diventato ormai cadente, entrambi bianchi.
Dopo che ebbi versato l’obolo, mi accompagnò al bagno, mi dette un telo da bagno ed un set asciugamani da viso e da bidet freschi di bucato, perfettamente piegati. Aprì l’acqua della doccia e mi indicò sapone di Marsiglia e bagno schiuma. Poi mi disse: “Ora per favore spogliati e dammi i tuoi vestiti che li metto di là”.
Ubbidii, mi spogliai togliendo via via pantaloni, pullover, camicia, calzettoni e mutande consegnandoglieli man mano. Quando fui nudo, mi indicò la doccia e subito dopo un perizoma di carta che aveva poggiato sul telo da bagno.
“Quando hai fatto, ti asciughi e ti metti la mutandina di carta, va bene?”
“Ma veramente non è che mi piaccia molto, non se ne potrebbe fare a meno?” le chiesi con la massima gentilezza.
“Non se ne parla proprio.” Si girò ed uscì dal bagno chiudendosi la porta alle spalle.
Feci la doccia rapidamente, lavando accuratamente i genitali e la zona lombare con il sapone di Marsiglia.
Mi asciugai quindi per bene ed indossai quel maledetto perizoma che, a mio avviso, era un perizoma da donna o per mini dotati visto che, pur nelle ristrettezze post doccia, lasciava tutto o quasi di fuori. Ed ero certo di averlo messo per bene visto che il dietro era poco più di una strisciolina larga al massimo un paio di dita. In compenso, ed era la prima volta che ne vedevo, aveva i laccetti laterali come un bikini per poterlo regolare al meglio. Secondo me le avevano comunque dato delle taglie sbagliate perché era veramente, veramente microscopico, oltre ad essere decisamente scomodo. Tralascio l’effetto che faceva su di me; mi avessero visto, avrei perso immediatamente lavoro, rispettabilità, moglie, figli ed amici.
Uscii dal bagno dopo aver drappeggiato attorno al corpo il telo da bagno.
Trovai una serie di candele accese tutt’attorno al futon e, in un lato, un fornelletto per l’olio riscaldato da una lampada a spirito. Completava l’apparecchiatura un bruciatore di bacchette di incenso profumato.
Mi fece stendere sul futon ed abbassò ulteriormente le tapparelle, lasciando la stanza illuminata dalla sola luce ballerina e tremolante delle candele.
Mi tolsi quindi il telo e mi adagiai supino mentre accendeva la musica inserendo uno dei due CD che le avevo portato. Aveva messo quello dei chakra, una serie di brani molto toccanti e particolarmente adatti al tipo di massaggio che mi avrebbe fatto, almeno così credevo.
Fu un massaggio molto, molto stimolante, che partiva dai piedi e saliva per le gambe, poi per le cosce, i glutei, la schiena, le spalle e via a scendere nello stesso ordine, effettuato con l’uso sapiente di mani e avambracci. Alessia era molto brava, si capiva che le piaceva massaggiare e che metteva impegno e passione.
Anche quando fu il momento di girarmi, nonostante un evidente stato di semi-erezione non contenuta dal perizoma, si applicò nello stesso modo senza alcun tipo di interazione sessuale. Il massaggio fu nel complesso molto piacevole, e terminò giusto dopo un’oretta. Il CD era appena terminato quando si alzò e mi chiese se ero soddisfatto.
“Beh, è stato un massaggio molto piacevole, si vede che ti piace farlo” le risposi con sincerità, ma senza alcun tipo di trasporto. Diciamo che ero rimasto deluso della carenza della parte sex.
“Se ti stai domandando perché non ci sia stata alcuna forma di sesso, è perché la prima volta per me è così. Ora che ti ho conosciuto, può darsi che la prossima volta le cose vadano in maniera differente. Deciderò a seconda di come mi gira” mi anticipò mentre mi guidava verso il bagno.
Avrei voluto ribattere con una rispostaccia ma mi astenei dal farlo.
Tutto sommato, avevo pagato un po’ di più per un ottimo massaggio e per un servizio complessivamente migliore di quello ricevuto in tanti centri benessere e SPA anche blasonati.
Decisi di ritornare.
Dopo una decina di giorni richiamai.
“Alessia, sono Paolo, ti ricordi di me?” la salutai.
“Ciao Paolo, certo che ti ricordo. Sei quello dei CD di musica tantra, giusto?” mi chiese.
“Stavo giusto aspettando che mi chiamassi per un secondo appuntamento” continuò.
“Quando vuoi venire?” aggiunse.
Aveva fatto tutto da sé.
Traccheggiai un po’ e alla fine le chiesi un appuntamento per la settimana successiva, nel tardo pomeriggio. Questa volta mi disse che per me erano necessarie almeno tre ore e che quindi sarebbe stato opportuno anticipare.
“Tre ore?” le chiesi.
“Almeno, se bastano. Vuoi il massaggio Sea Malay, giusto? E per quello ci vogliono almeno due ore, più la doccia prima e dopo… se non sono tre ore, poco ci manca” spiegò.
“Ma la scorsa volta allora che massaggio mi hai fatto?” le chiesi.
“La scorsa volta abbiamo fatto una parte del massaggio, giusto un assaggio per conoscerci. Se non mi fossi andato a genio, ti avrei mandato via subito. Invece ti sei comportato per bene e so riconoscere una persona a modo, per cui si, ti farò il mio famoso massaggio Sea Malay completo” mi annunciò.
“E scusa, quanto costa?” chiesi.
“Per tre ore fanno cento euro” mi disse
Non era alla fin fine una cifra esagerata, soprattutto se paragonata alle ottanta che avevo pagato la prima volta.
La seconda volta arrivai quasi per tempo. Avevo portato una compilation di brani adatti della durata di circa 150 minuti in formato MP3.
Alessia mi ringraziò e mi disse che avrebbe usato il primo cd, quello con i tamburi. Le risposi che nella pennetta c’era una playlist con tutti i brani del CD più altri analoghi.
Il rituale di inizio fu lo stesso, doccia, perizoma di carta, candele, buio. Alessia indossava questa volta una vestaglia di satin viola, ma sembrava abbastanza evidente che non portava reggiseno. Era altrettanto evidente che le mutandone bianche avevano lasciato spazio ad un perizoma g-string, almeno per quanto si poteva vedere da dietro.
Per inciso, il mio perizoma era invece diventato di un paio di taglie più grande e privo di laccetti , ma decisamente più contenitivo.
Il massaggio iniziò nello stesso modo della sessione precedente, ma dopo un quarto d’ora le sue mani iniziarono a massaggiare con maggior insistenza i glutei. Peraltro, aveva abbassato un po’ il perizoma per meglio massaggiare la parte del sacro, provocandomi un inizio di erezione.
Dopo aver massaggiato la schiena, ritornò verso le cosce e i glutei ed iniziò a stimolare con maggior decisione la zona, con frequenti incursioni al perineo, durante le quali spostava la mutanda e massaggiava con i pollici la parte.
Dopo qualche minuto, prese gli elastici laterali del perizoma e li ruppe. Iniziò quindi a far scorrere le mani, ora prive di ostacoli, su e giù per i fianchi e per i glutei, dopo di che le infilò sotto la pancia a toccare con mano l’erezione.
“Sei pronto, mi pare…” sussurrò in un orecchio e mi sollevò il bacino per sfilarmi da sotto il perizoma ormai rotto.
Mi mise gattoni e mi unse i genitali di olio caldo, massaggiandomi la mazza e le palle con lente, stimolanti carezze.
Si allontanò un attimo da me, sentii dei fruscii e poi ritornò ad accarezzarmi la schiena ed i fianchi bagnandomi con olio caldo.
Poi mi disse “Girati sulla schiena, ora”.
Mi girai. Ero già con una bella erezione quando mi resi conto che si era tolta la vestaglia ed era rimasta coperta solo dal microscopico slip.
Altra colata di olio caldo sul petto, sul pube e sul pisello.
Iniziò quindi a spargerlo per il resto del corpo con le stesse lente, studiate manovre di mani e braccia, a cui poi sostituì il seno e la pancia. Provai ad allungare le mani per toccarle il seno, chiedendo con un fil di voce “Posso?”.
Ricevuto un cenno affermativo di risposta, le iniziai ad accarezzare le tette e a sfiorarle i capezzoli. Si sottrasse però quasi subito “Fai piano per favore, mi fanno male, sono troppo sensibile” disse a bassa voce, con tono calmo e non adirato.
Mi astenni quindi dal proseguire ma fui subito redarguito “Mica ti ho detto di smettere, ho solo chiesto di fare piano. Guarda che non mi hai fatto male! E poi, mi piace” aggiunse.
Ripresi ad accarezzarle il seno. Poi, Alessia iniziò a strusciare il suo sesso sulla mia gamba. Spinto dall’eccitazione, le carezzai il gluteo scendendo verso il solco. Lei fece un verso di piacere e continuò a strusciarsi, spostandosi poi direttamente sul mio cazzo. Le presi entrambe le chiappe mentre lei iniziò a massaggiare l’asta con le sue grandi labbra ed a strusciare il clitoride sulla mia cappella, seppur coperta dal sottilissimo perizoma.
Iniziò ad ansimare.
La musica era diventata un susseguirsi ritmico di tamburi che scandivano i tempi del suo movimento.
Approfittai di un momento di pausa per chiederle se potevo massaggiarla io. Credevo che avrebbe rifiutato, e fui quindi sorpreso quando accettò.
Si mise pertanto a pancia su ed a gambe leggermente aperte.
Presi la boccetta dell’olio e ne versai un po’ sul petto ed un po’ sulle mani.
Iniziai a percorrere il suo torace dedicandomi al seno, evitando il contatto diretto con i capezzoli, che mi sembravano piuttosto reattivi e molto rigidi, per dedicarmi a massaggiarle con movimenti circolari la pancia fino al pube. Ogni giro le dita della mano entravano mezzo centimetro in più sotto la mutandina, fino a quando riuscii ad infilare il mignolo completamente sotto il perizoma e a toccarle il pube.
Anche in questo caso, mi aspettavo che spostasse la mano ed invece rispose aprendo ancor più le gambe.
Feci allora scivolare in su e in giù entrambe le mani sui fianchi, provocando lo spostamento dell’elastico sui fianchi a metà bacino. Mi fermai un istante e dissi “Certo che questa mutanda da’ proprio fastidio, non è vero?”
E lei, di rimando: “E tu toglila,no? Se ti da fastidio, levala”.
Non me lo feci ripetere due volte e delicatamente le sfilai il g-string facendola rimanere totalmente nuda.
Aveva un ciuffetto di peli molto curati proprio all’altezza della sinfisi pubica, mentre il resto era accuratamente depilato e liscio.
Averla lì, di fronte ai miei occhi, così vicina ed invitante era troppo: mi abbassai e le diedi un bacio proprio sul clitoride. Credevo che si sarebbe rifiutata, o che mi avrebbe negato il contatto ed invece sembrò gradire.
Mi dedicai pertanto a deliziarla con lingua e dita cercando di farla godere al meglio. Poi, dopo un poco, Alessia mi prese la testa e la premette con forza sul suo sesso muovendosi ritmicamente e strusciandosi sulla mia bocca, il mio naso, il mio mento in un crescendo esplosivo. Ampi brividi la scossero mentre continuavo a leccarla quando, al termine del suo orgasmo, si staccò e allontanò bocca e mani da sé.
“Aspetta..aspetta” mi disse con un fil di voce.
Continuai ad accarezzarla, senza più toccarle il clitoride o le labbra, giocando con le dita con il suo ciuffetto di peli. Poi risalii, e le presi delicatamente in bocca un capezzolo ma si schernì “No, no… mi da’ fastidio, scusa”.
Ci rimasi male, ma se ne accorse.
“Ora tocca a te, vieni” mi disse; mi fece girare pancia in su e si accoccolò di fianco a me accarezzandomi pube, pene, palle e scroto con le mani unte di olio caldo.
Iniziò a masturbarmi con movimenti lenti e profondi, alternando scorrimenti sull’asta a carezze sul glande e poi sul frenulo, usando la mano, le dita, passando il pollice in alto ed in basso.
Poi, si chinò con la bocca sul mio cazzo ed iniziò a soffiarvi su, continuando quella lenta sega mortifera.
Iniziavo ad essere vicino, e le chiesi di fermarsi un momento.
Si bloccò giusto per pochi secondi, il tempo di mettersi a cavalcioni del mio torace, la bocca sull’asta, la sua fica un’altra volta a portata della mia bocca.
Iniziammo un 69 a metà, lei che mi segava e mi leccava la cappella, io che le dilatavo le grandi labbra e la penetravo con la lingua.
Stavo per venire di nuovo, glielo dissi e per tutta risposta, iniziò a succhiarmi con decisione mentre aumentava il ritmo con la mano.
“Vengo! Vengo! VENGOOO!” non riuscii a trattenermi oltre. All’ultimissimo momento si scansò con il viso e venni abbondantemente sulle sue mani e sul suo seno.
Rimasi per qualche minuto steso, inebetito, svuotato da quella sessione di sesso così intenso e vissuto.
Alessia si alzò, prese della carta e mi pulì con accuratezza e delicatezza. Poi si ricompose infilandosi di nuovo il camice e mi aiutò a rialzarmi.
“Fai piano, sei stato giù a lungo, non vorrei che ti venisse un capogiro” mi disse con sincera preoccupazione. Quindi mi accompagnò in bagno e mi aiutò nella doccia.
Solo al termine mi accorsi che erano passate quasi tre ore da quando ero entrato.
Ci furono molte altre sedute successive, tutte in un crescendo di intimità e di sensualità, ogni volta un po’ di più, ma non arrivammo mai al rapporto completo, al massimo qualche sfioramento ed inserzione per uno o due centimetri, sia davanti che dietro.
Poi, come succede spesso, ci perdemmo di vista, ma non nascondo di avere ancora un brivido di eccitazione e di piacere al ricordo di quei sontuosi massaggi.
Chiara, l’arte del massaggio
Premessa: la maggior parte delle professioniste del massaggio che ho frequentato, e di cui vi racconto, non sono prostitute e non esercitano il più antico mestiere del mondo.
E, regola valida per tutte: le migliori difficilmente concedono qualcosa alla prima sessione.
Ci vogliono almeno due o tre incontri, ed in alcuni casi pure di più, per instaurare quel rapporto di intimità e complicità che solitamente regala performance superiori.
Aggiungo che non sempre basta la fidelizzazione: devono instaurarsi un minimo di fiducia e di reciproca conoscenza per spianare la strada ad un rapporto quasi paritetico. Senza di ciò, si potrà senz’altro godere di una piacevole esperienza, ma senza quel pizzico di “GFE” che regala quel quid in più.
Anche con Chiara, piacevole signora parigina un po’ agè, la regola è stata seguita pedissequamente.
Nulla interazione, o quasi, fino al quarto incontro.
Piacevole, sensuale massaggio, gradevolissima esperienza, raffinata e lenta sega di fine seduta, ma nulla di più. Nessuna interazione, nessun invito, nemmeno velato, a farsi toccare, nessun coinvolgimento.
Eppure, io sentivo che quella persona avrebbe dato di più se stimolata opportunamente. E non erano certo i soldi (beh, quelli sono sempre graditi, ma non aprono, checché se ne possa pensare, tutte le toppe e le tope) a garantire il plus.
E venne quel giorno in cui potei conoscere una Chiara un po’ diversa, grazie ad una serie di coincidenze.
La prima fu la mia competenza in ambito informatico, la seconda quella di essere arrivato dopo un cliente particolarmente antipatico che l’aveva indisposta e non poco.
Credo di essere stato fortunato nel poterla aiutare con un problema fastidioso con il suo computer. Avendo una discreta esperienza e conoscenza, fui in grado con un paio di forbici, un coltellino svizzero ed un po’ di nastro isolante a ripararle “hic et nunc” il suo PC, e questo la rese più disponibile, almeno mentalmente, nei miei confronti.
Chiara esigeva che tutti i suoi clienti si facessero la doccia prima e dopo il massaggio, e si preoccupava che il bagno fosse sempre pulito ed ordinato. Non sopportava che fosse bagnato per terra e per questo – così mi aveva spiegato – prendeva gli appuntamenti in modo da avere sempre il tempo necessario per ripulire tutto, mettere un nuovo telo di cotone fresco di bucato sul suo futon, rimettere l’olio da massaggi in caldo e sostituire tutte le sue candele aromatiche.
Fui sorpreso quindi quando entrando nella doccia mi accorsi che era tutto bagnato. Il bagno peraltro era molto particolare, con le pareti rivestite di mattoncini a sbalzo e doccia a filo pavimento, e vederlo bagnato dava un senso di trasandato e sporco poco consono al resto della location.
Chiara entrò in quel momento per portarmi la biancheria da bagno e si scusò.
“Ho avuto qualche problema con il precedente cliente. Perdona, ho proprio perso la pazienza e non ho avuto modo di finire di asciugare. Ad ogni modo, ho pulito tutto, sapessi come me l’aveva lasciato. È solo bagnato!” continuò.
“Nessun problema, tanto devo comunque bagnarlo di nuovo…” dissi con fare accomodante.
Tant’è, al termine della doccia, avvolto nel telo di bucato a mo’ di senatore romano in toga, mi recai nella sala dedicata al massaggio, una stanza buia, rischiarata dalle candele poste tutt’attorno.
Mi tolsi il telo e mi accomodai pancia in sotto sul fouton, un vero fouton, non un materassino matrimoniale di Mondo Convenienza riattato alla bisogna. Anzi, il fouton era poggiato su un tatami di fibra di cocco che sporgeva per una trentina di centimetri tutt’intorno. Il tutto, seppur a prima vista spartano, risultò essere comodo, come peraltro avevo già sperimentato in precedenza.
Mi accinsi pertanto a ricevere il suo sensuale massaggio, del quale oramai conoscevo tutte le fasi.
Si iniziava con le gambe a salire, prima una e poi l’altra, passando alle cosce, e quindi ai glutei ed all’interno coscia.
Poi, una sessione dedicata al gluteo alto, alla base della schiena, lombi e sacro, per risalire con movimenti avvolgenti, lenti, caldi e languidi fino alla base del collo.
Un crescendo di abbracci, di carezze, di impastamenti e ancora carezze e ancora impastamenti eseguiti con le mani e gli avambracci in una sequenza quasi continua.
Un breve momento di pausa, ero ad occhi chiusi e non riuscivo a capire, sentivo movimenti attorno a me, il bricco dell’olio che veniva smosso. “Forse ne ha aggiunto dell’altro”, pensai tra me e me.
Ecco, ricomincia con il massaggio. Ora però il suo corpo è più vicino al mio, riesco a percepire il calore della sua pelle. Sono abituato al fatto che Chiara non si spoglia, rimane sempre in intimo anche durante le fasi più calde: ma questa volta è diverso.
Infatti, percepisco qualcosa di nuovo. È il suo seno che struscia ogni tanto sulla schiena o sulle braccia, a seconda del punto che sta andando a massaggiare.
Ed ora sta riscendendo con le mani lungo la schiena, e poi sui glutei e ancora sulle cosce mentre il suo seno struscia lievemente i miei lombi. Naviga tra le mie gambe, arriva alle caviglie e ricomincia in una danza lenta e sinuosa. La sua mano si insinua tra le mie cosce alla ricerca della mia virilità duramente e dolorosamente accresciuta. Le facilito il compito sollevando il bacino. Chiara estende il massaggio alla pancia abbracciandomi da dietro e carezzandomi l’asta.
“Girati, per favore” sussurra all’orecchio, parole appena percettibili.
Mi volto, mi adagio al meglio sulla schiena, apro gli occhi e “Sorpresa!” Chiara è a fianco a me, vagamente rischiarata dalle luci tremolanti delle candele che riflettendosi sugli specchi in un gioco sfavillii sembrano cento, mille.
È nuda. Vedo perfettamente il suo seno un po’ svuotato con il capezzolo – che altre volte avevo intravisto attraverso la brassiere in microfibra che era solita indossare – ora turgido, quasi un chiodo.
Si solleva per colarmi l’olio sul petto e noto che non indossa nemmeno la coulotte a vita bassa che faceva pendant con il reggiseno e che rappresentava la sua tenuta da lavoro.
In controluce intravedo il boschetto in mezzo alle gambe, non me ne ero mai reso conto, alla fin fine non mi aveva mai permesso di toccarla, figuriamoci di spogliarla.
Ricomincia il massaggio. Ora riesco ad apprezzare meglio il lavoro concertato di mani, avambracci, seni e stomaco durante il periplo del mio corpo. Ora lo sta percorrendo in senso antiorario. È partita dall’ombelico, scesa per la coscia destra fino all’alluce destro, poi passata al piede sinistro, di lì a salire per la gamba, la coscia sinistre, ancora al loro interno per una rapida carezza ai testicoli e poi all’asta, e ancora fino ad arrivare al petto, alla spalla, al braccio, quindi indietro all’altro braccio, scendendo e risalendo al petto, e poi ancora all’ombelico con una stimolazione circolare dell’addome fino al pube, passando con entrambe le mani sotto al pisello ormai eretto.
Ecco un altro giro di giostra, lo stesso percorso di prima, riesco ad ammirare le sue chiappe sode ed il solco tra le natiche evidenziato dalla luce riflessa dagli specchi a cui sta dando le spalle.
Ribadisco, è una danza lenta e sinuosa quella del suo corpo sul mio.
Non è un body massage, ma l’uso sapiente delle sue forme per rilassare ed al contempo stimolare ogni mia fibra.
E arriva il momento del happy end.
Chiara si dedica al mio cazzo con passione e cura, le stesse che mi avevano stupito sin dalla prima volta. Lo unge di abbondante olio caldo e lo inizia a massaggiare usando prima la mano chiusa, poi le dita aperte atraverso cui fa passare la cappella e l’asta mentre con l’altra massaggia il pube ed i testicoli.
“Una sega è una sega” penserete.
E invece no.
Una sega può essere un’opera d’arte, un capolavoro. E quella di Chiara è un capolavoro. Mai affrettata, mai scontata, sempre sensuale. Sa come e quando accelerare, quando frenare, quando spingere, quando lasciare.
Poi, all’improvviso, si china verso di me e me lo prende in bocca. Quindi, con una mano prende la mia e se la porta alla sua fica. Rimango perplesso e sorpreso per tanta innovazione, ma non mi lascio estraniare
Mentre Chiara mi fa godere con la bocca, la ricambio con le dita fino a che, un po’ guidata da me, un po’ spinto da lei, non si mette con il suo bacino a cavalcioni del mio petto porgendomi la sua vagina già bagnata perché la delizi con la mia lingua.
“À la guerre comme à la guerre” dicono i suoi conterranei.
“Y alors: a la Bastille!” …all’assalto del suo fortino.
Il nostro scontro dura poco. Capitoliamo quasi assieme, prima lei con brividi intensi che le squassano le interiora e le fanno serrare le cosce attorno al mio viso, e subito dopo io, che le vengo abbondantemente in bocca.
“Scusa, non ho fatto in tempo ad avvertirti, mi stavi quasi soffocando con le cosce” le dico.
“Il pompino ha le sue regole: si finisce in bocca” mi risponde dopo aver sputato dentro un fazzoletto di carta.
“Non ti ci abituare, mon chere ami” mi dice con un sorriso sornione. “Oggi è andata così, avevo voglia e volevo ringraziarti per l’aiuto con il computer. Domani, chissà” continua.
Aveva ragione.
Non è più capitato. Sono andato a trovarla altre due o tre volte, poi la mia nuova vita mi ha allontanato da certe pratiche, ma pur nella sua cortese, amichevole affabilità non mi ha più donato nulla oltre ad una sega.
Una danza lenta e sinuosa.
Ma solo con la mano.
Adieu, Chiara.
Saryana e l’allieva
Sembra che io avessi un certo occhio per individuare, tra gli innumerevoli annunci di massaggi disponibili su scaffali e siti più o meno specializzati, quelli relativi a terapeute più o meno agè, sempre molto in carne, per dirla tutta, “cessi inscopabili”come sarebbero stati definiti, con zero rispetto per il politically correct, in quegli stessi siti.
Anche in questo caso, il mio istinto non fece cilecca.
Chiamai il numero e mi rispose una voce femminile che, a orecchio, non poteva essere che di una persona in età. Mi spiegò per filo e per segno le sue competenze e le sue capacità (massaggio olistico, costellazioni, l’anima sottile, l’aura, i chakra, ecc. ecc. ecc.. .).
Dopo dieci minuti di spiegazioni non richieste, stavo per chiudere la chiamata e sfancularla quando un qualcosa mi convinse a prendere un appuntamento.
Mi dette l’indirizzo e mi confermò la sua disponibilità.
Mi recai quindi in questa zona di Roma Est ove trovare un parcheggio a meno di un chilometro e mezzo dal posto dove devi recarti è più raro di fare sei al superenalotto. Mi ero premunito arrivando un po’ in anticipo per avere il tempo di fare un tratto a piedi quando, passando proprio davanti al civico, tac! SanCulinoTrovaSempreUnPosticino fece la sua parte. Una macchina uscì dal parcheggio proprio davanti a me. Culo!
Rimasi per qualche minuto in attesa di avere il via libera. Ricordo che ebbi i tempo di correggere un documento word sul telefonino e discuterne con un collega.
Ricevetti la sua chiamata e mi presentai alla porta di quello che era un cantinone riadattato a monolocale. Mi aprì la porta Saryana (questo il suo nome d’arte), una donna di età indefinibile, compresa tra i 50 ed i 60, rotondetta e cicciottella; in sostanza, un mostro della palude in salsa romana.
Non nascondo che fui tentato di fuggire inventando una scusa, dal portafoglio lasciato in macchina alla pentola lasciata sul fuoco a Viterbo, tanto era la delusione, ma memore proprio dell’esperienza con C. decisi di rimanere. E non vi nascondo che se lo avessi fatto, avrei perso una delle migliori terapeute di coppia mai conosciute.
Saryana cercò di mettermi a mio agio in tutti i modi: credo che avesse intuito il mio disagio iniziale,e mi spiegò di nuovo per filo e per segno il rituale a cui mi avrebbe sottoposto. Ogni tanto provavo ad intervenire ed ad interrompere quel profluvio di parole cercando di farle capire che a) me lo aveva già spiegato per telefono e che b) non me ne fregava una beneamata mazza, ma dovetti capitolare e sorbirmi un quarto d’ora buono annuendo e facendo finta di mostrare interesse mentre mi spogliavo.
Mi chiese se avessi bisogno di andare in bagno e le dissi che si, avevo bisogno e che avrei voluto farmi almeno un bidet, al che mi rispose, indicandomi il locale angusto dietro alla porta di ingresso, che purtroppo il bidet non c’era ma che avrei potuto fare una mezza doccia.
“Aspetta, ti porto un asciugamano!” mi disse allontanandosi e tornando subito dopo con un telo apparentemente pulito e fresco di bucato.
Mi finii di spogliare, feci quel che dovevo fare ed entrai nella doccia ove dedicai qualche minuto alle abluzioni.
Non vi nascondo che in quel momento pensavo alla barzelletta del tizio che, sposato per interesse ad un cesso terrificante, viene minacciato dalla moglie di divorzio immediato se non avesse ottemperato subito ai suoi doveri coniugali, e che viene trovato dalla moglie seduto sulla tazza con il pisello in mano mentre gli dice “Te dico che è bbona!!!”…
Non sapevo quanto mi sarei ricreduto.
Il massaggio fu qualcosa di estremamente piacevole. La signora sapeva bene come e dove mettere le mani.
Era energica e nello stesso tempo dolce, poche concessioni alla sensualità ma grandi scambi energetici. Si sentiva che aveva un fuoco nelle sue estremità che riusciva a trasmettere bene.
Ero molto, molto soddisfatto pur non avendo avuto, fino a quel momento, alcuna avvisaglia di quel che sarebbe successo dopo. Solo qualche raro e semicasuale passaggio tra le chiappe e tra le cosce indicava che probabilmente non si sarebbe fermata ad un massaggio rilassante. Almeno per la prima mezz’ora il tempo trascorse così.
“Ora inizio il rituale di Shiva” mi sussurrò all’orecchio.
“Tu rilassati e non pensare ad altro. Girati, per favore.” Continuò.
Mi girai a pancia in su. Ero assolutamente dormiente, fino a quel momento non avevo avuto alcun motivo di eccitazione.
Saryana era avvolta in un sari annodato al collo. Era un capo di certo poco adatto perché le tirava dappertutto, le si apriva sul seno e sulla pancia mostrando cosce massicce, addome abbondante e pube piuttosto gonfio.
“Ma questo rituale di cui hai parlato dovrebbe essere svolto in nudità reciproca” le dissi, senza sapere perché, in realtà. Non era certo il suo un corpo da esibire e da ammirare.
“Si, hai ragione, ma un po’ mi vergogno. Non sono una ragazzina e non ho nulla di bello da mostrare” si giustificò.
“Non è questione di bello o brutto” le risposi, ma senza polemica.
“Io credo che alla fine, sia solo un modo per sentire al meglio il flusso dell’energia, del prana” aggiunsi.
“È anche un modo per eliminare le differenze tra terapista e massaggiato. Nulla deve distrarre, e la nudità ci parifica” conclusi. Non so perché, ma insistetti. Ripeto, non ne avevo motivo, ma qualcosa in testa mi suggerì di farlo.
Saryana alla fine cedette, si slacciò il sari mostrando un seno grosso e del tutto calato, caratteristico di una corporatura abbondante e male invecchiata. Rimase per un attimo perplessa al doversi sfilare lo slip, la classica mutanda alta giro vita, poi decise di accettare il mio punto di vista e tolse pure quel capo.
Iniziò quindi il massaggio della parte frontale.
Olio abbondante sul petto, sull’addome, sulle cosce: me ne versò almeno un bicchiere pieno.
Poi iniziò a stendere tutto quell’olio con le mani, le braccia, il suo seno su tutto il corpo, senza tralasciare nulla. Anzi, si dedicò con grande passione al mio pisello che ne frattempo era cresciuto ed era quasi del tutto eretto, massaggiandolo ma senza masturbarmi. Tirò solo giù il prepuzio per oliare il glande e lo lasciò così, con il pisello barzotto, mentre passava l’olio sull’asta, sulle palle e sul perineo con infiltrazioni in zona anale.
Non un massaggio erotico, avrei detto, almeno non fino a quel momento.
E invece, Saryana si scatenò.
Preparato il campo di battaglia, si dedicò con passione ed applicazione alla parte sessuale, riservandomi un trattamento molto intenso e piacevole.
Alternando mano e seni, iniziò una lenta masturbazione, assicurandosi che la cappella fosse sempre lucida e ben oliata. Nel frattempo, mi allungai con la mano a toccare le sue chiappone, dubbioso se avrebbe accettato o meno vista la sua ritrosia.
Mi ritrovai invece a pastrugnare i glutei e poi ad infilarle una mano tra le gambe, trovando una sorta di lago gelatinoso tanta era la sua eccitazione.
E proprio nel momento in cui la toccai, lei prese il mio cazzo, nel frattempo pienamente eretto, e se lo infilò in bocca leccando e succhiando la cappella mentre con una mano faceva su e giù sull’asta e con l’altra mi accarezzava le palle e lo sfintere.
Cercai con insistenza il suo clitoride seminascosto tra le pliche delle grandi labbra e delle piccole labbra ed iniziai a massaggiarlo con la punta delle dita della mano. Dopo qualche minuto, Saryana iniziò a dimenarsi, cercando di spostarsi per trovarsi con la vagina sulla mia mano; voleva essere penetrata con le dita.
Le infilai delicatamente prima uno, poi due ed infine tre dita in quella caverna umida che era diventata la sua fica, ed iniziai a entrare ed uscire. Si sentiva chiaramente lo sciacquettio provocato dall’abbondante secrezione. Era molto strano che una persona di una certa età come lei, di certo da tempo in menopausa, si bagnasse così tanto.
Saryana iniziò a fremere ed a tremare tutta, si staccò dal mio pisello per concentrarsi sul suo incombente ed irrefrenabile orgasmo che giunse liberatorio assieme ad un’abbondante secreto di un liquido denso e biancastro.
Continuai a masturbarla fino a che, esausta, mi spostò le mani e si dedicò di nuovo al mio cazzo. Lo riprese tutto in bocca fino alla gola, di fatto scopandomi con la gola. Poi, decise di farmi venire con una sega quasi drammatica, portata a ritmi elevatissimi mentre con la lingua mi continuava a bagnare la cappella.
Venni intensamente, un getto di sperma la colpì in un occhio prima di indirizzare il mio cazzo verso il suo seno, ove lo strusciò per pulirlo.
“È la prima volta che mi concedo ad un uomo da lungo tempo. E ti confesso che è la prima volta, da tantissimo tempo, che mi spoglio davanti a un uomo, se togliamo il medico che mi ha curato” mi disse in un momento di rilassamento e di appagamento.
Rimasi basito dalla sua confessione.
“E cosa ti ha smosso?” le chiesi un po’ perplesso. Non credevo fossero state le mie arti amatorie, né la dimensione del mio pene, né le mie idee sulla reciproca nudità.
“In realtà sei stato molto chiaro e mi hai fatto pensare. Non mi sono sentita un oggetto di piacere come mi succedeva agli inizi, ma come una terapeuta che dona la sua energia. E lo spogliarmi è venuto così” mi rispose.
Continuammo quella surreale conversazione per un po’ fino a quando un’occhiata all’orologio mi convinse a darmi una mossa e a prepararmi per andare via.
Le promisi che sarei tornato ed in effetti, dopo una decina di giorni la richiamai e le chiesi un altro appuntamento.
La seconda volta il massaggio fu un po’ più orientato al comune piacere e mi trovai a massaggiarla ed a farle sentire il calore delle mie mani (che in effetti possono essere talmente calde da provocare fastidio se avvicinate alla pelle).
La “riscaldai” per bene al punto di farla venire almeno tre volte con altrettanti orgasmi bagnati.
Lei invece mi dedicò una spagnola che terminò direttamente in bocca.
All’atto del congedo, mi chiese se avevo voglia di fare una seduta a quattro mani con la sua adepta di 23 anni, della quale mi disse mi avrebbe raccontato per telefono il giorno dopo.
“Perché no?” le risposi, pregustando qualcosa di assolutamente nuovo e mai provato prima.
Ed il giorno successivo mi spiegò.
La sua accolita, che chiameremo Aisha, era una ragazza ai tempi di 23 anni, andata via da casa dei genitori per inseguire le promesse di un fantomatico produttore di film che di fatto la indusse alla prostituzione.
I suoi genitori non vollero riaccoglierla in casa e Aisha passò buona parte dei suoi vent’anni a fare dentro e fuori case famiglia ed ad alternare l’uso di stupefacenti con periodi di crisi anoressiche.
Poi decise di mettersi a lavorare come shampista ed estetista presso un centro estetico ove ogni tanto arrotondava con qualche massaggio con sega finale.
Qui incontrò Saryana che la ospità in casa per qualche tempo e da questo incontro nacque la curiosità di imparare l’arte del massaggio tantrico.
Aisha, tutt’altro che sprovveduta, capì le potenzialità e accettò di buon grado la proposta.
Era un po’ di tempo che Aisha era stata formata da Saryana ed era giunto il tempo, secondo lei, di metterla alla prova.
Io fui scelto come tester ed esaminatore.
Evito di raccontare tutta la parte di massaggio, in quanto un mero copiaticcio pappagallesco di quanto Saryana faceva professionalmente: un disastro, a dirla tutta, svogliata e poco partecipativa.
Però… le piaceva il cazzo, e questo era lampante. Saryana me lo aveva raccontato, dicendomi che l’aveva obbligata quasi a disintossicarsi impedendole di concedersi a uomini e donne con i quali avrebbe piacevolmente trasgredito.
Al momento topico, Saryana lasciò il passo ad Aisha nella gestione del mio cazzo, cosa che Aisha dimostrò di saper fare molto, molto bene.
Sapeva accelerare e poi rallentare con la mano, con la bocca, con la lingua, alternava rapidi movimenti ad altri lenti e profondi, arrestandosi di punto in bianco quando reputava che fossi troppo vicino per poi ripartire a tutta velocità, e così via.
Dopo una mezz’ora di questo tran tran, Saryana si avvicina all’orecchio di Aisha e le bisbiglia qualcosa. La ragazza le risponde annuendo con la testa.
Saryana si alza, si ricopre con il suo sari e si allontana da me per qualche decina di secondi. Poi ritorna con qualcosa in mano.
“Paolo, ho chiesto ad Aisha se voleva far l’amore con te, e mi ha detto di si. Tu lo vuoi?” mi disse a bassa voce.
Fui veramente sorpreso, ma alla fine tutto quadrava. Alla ragazza era venuta la crisi di astinenza.
Dalla mano di Saryana uscì un preservativo che lei stessa aprì e me lo mise aiutandosi con la bocca.
Poi, guidò la mia asta dentro la vagina di Aisha, che era tanto bagnata quanto stretta. Feci una grande fatica a penetrarla, ma alla fine lei si impalò con un movimento deciso ed iniziò a fare su e giù a velocità sempre più elevata muovendo il bacino come una forsennata. Nel frattempo io le massaggiavo il clitoride provocandole inarcamenti del bacino e conseguenti più profonde penetrazioni.
Non durai molto, le due ore di erezione quasi continua mi avevano portato al culmine e non sarei riuscito a fermarmi.
”Vengo!” urlai e lei immediatamente si sfilò dal mio cazzo mentre Saryana mi liberò immediatamente del preservativo. Poi, come due navigate attrici porno, si chinarono per prendere il mio sperma in bocca, sul viso e sul seno.
Saryana andò subito a pulirsi, Aisha invece si leccò le labbra e le dita con voluttà.
Vera attrice di porno prestata al massaggio.
Nelle settimane successive chiesi a Saryana un altro appuntamento a quattro mani, ma non riuscimmo ad organizzarlo. Aisha aveva preso tutta la sua roba (e anche parte di quella di Saryana) ed era sparita.
Riapparse sui siti di annunci, sotto altro nome, come dea tantrica e massaggiatrice lingam.
Chi ebbe modo di provarla, raccontò di una ragazza svogliata, interessata solo ai soldi ed al sesso, con richieste decisamente fuori mercato.
Io la dimenticai presto, preso che fui dalla mia Storia d’Amore.
Ma questa è un’altra storia che vi ho già raccontato.
Quanto a Saryana, la andai a trovare in coppia con Francesca, e ci insegnò molti metodi per fare bene all’amore.
Oggi Saryana non risponde più al telefono, forse ha cambiato numero, o forse non è più tra noi.
Mantengo però il suo ricordo perché indissolubilmente legato a quello di Francesca.
Rosalia, la ceretta ed il massaggio
Negli scorsi vent’anni ho sempre avuto molta cura del mio corpo e, seguendo una sorta di mania (pure esagerata, secondo Francesca), mi sono costantemente depilato talora solo la parte bassa, talora tutto il corpo.
La ricerca di un’estetista disponibile a fare la ceretta è sempre stata un’operazione complicata e non nascondo che ho sofferto molto, in termini di strappi e di follicoliti, nel mettere le mie pudenda in mani non esperte.
Ricordo di aver selezionato un annuncio di un’estetista che conduceva un centro abbronzante a cui era annesso il gabinetto estetico; presi l’appuntamento dichiarando esplicitamente che volevo depilarmi pube, inguine e genitali oltre al resto. La signora disse che non c’erano problemi e mi fissò un incontro per la settimana successiva.
Era estate ed il negozio era privo di aria condizionata, almeno nel laboratorio, per cui si sudava parecchio.
Dichiarai che dopo la depilazione mi sarebbe piaciuto fare un massaggio per placare gli arrossamenti e la signora accettò senza colpo ferire.
Rosalia (questo il suo nome) era una piacevole donna di una cinquantina d’anni, tutto sommato non portati male nel fisico, ma il tempo (o i problemi) le avevano segnato il volto. Aveva un trucco piuttosto pesante, reso ancor più evidente dai capelli bruciati dalle meches.
Indossava una camicetta bianca portata abbottonata sotto il seno strizzato in un reggiseno push-up ed un paio di jeans a vita molto bassa (era il 2008 o il 2009, era la moda di allora), dai quali faceva capolino un perizoma bianco. In compenso, sfoggiava un’abbronzatura così intensa e scura da essere chiaro che era lei la sua prima cliente.
Mi fece accomodare nel gabinetto, in sostanza il retrobottega del negozio che probabilmente era stato in precedenza un laboratorio di fotografia; difatti, lungo una delle pareti c’era un tavolo da lavoro con due ingranditori ed alcune tank di sviluppo dei vecchi formati 35mm e 6×6, tutta roba che solo un ultrasessantenne oggi capirebbe.
Al centro della stanza, per fortuna in penombra e separata dalla bottega vera e propria da una tenda semitrasparente, c’era il lettino da massaggio. Su un carrello, il fornelletto scaldacera ed i roller, oltre alle strisce, le spatole ed un po’ di flaconi vari.
“Puoi spogliarti qui. Questa è la mutandina” mostrandomi il classico perizoma da estetica nel formato da uomo. Taglia da bimbo, però…
“E dove posso poggiare i miei vestiti?” le chiesi.
“Poggia qui” e mi indica una sorta di attaccapanni che era in realtà un’asta per appendere le pellicole sviluppate ad asciugare. Ne avevo avuta una simile, da ragazzo…
Mi spogliai mentre Rosalia serviva una cliente per una doccia solare. Provai a coprire al massimo i miei genitali con la parte grande dello slip ma inevitabilmente o mi usciva il pisello da sopra o le palle da sotto. Per non fare torti, decisi di fare un po’ ed un po’, e mi stesi pancia in sotto in attesa.
Rosalia entrò e mi chiese “Esattamente cosa devo togliere?”
“Tutto” le risposi.
“Tutto? Tutto tutto?” chiese per conferma.
Premetto che non sono mai stato particolarmente peloso, tantomeno sulla schiena o sulle cosce.
La mia peluria era concentrata soprattutto sulla pancia e sulla zona inguinale, ma con peli radi e abbastanza sottili.
“Come vedi, non è che deve togliere molto” le dissi. Le davo del lei, almeno fino a che lei non mi avesse dato del tu.
“Come hai detto che ti chiami?”
“Paolo” le rispondo. “Mi chiamo Paolo”. ‘Nnamo bbene…
“Va bene Paolo. È la prima volta che fai la ceretta?”
“No, assolutamente no. Sono svariati anni che la faccio”.
“Ma anche lì sotto?” indicandomi la parte al momento sotto la pancia.
“Soprattutto lì sotto” le dico.
“Sai, è la prima volta che faccio la ceretta intima ad un uomo. Fino ad oggi ho fatto solo schiena e gambe, al massimo attorno all’inguine” confessò.
Devo dire che non fui molto contento della risposta. Mi dovevo preparare ad una sessione dolorosa, immaginavo.
“Però sono bravissima con le donne. Alcune nemmeno sentono lo strappo lì” questa volta indicando il suo basso ventre.
“Questo mi consola” le dissi. “E di grazia, come mai hai deciso di iniziare con me?” le dissi.
“Boh, la tua voce al telefono era quella di una persona educata e gentile, e quando me lo hai chiesto ho detto si.” Continuò. “Me lo confermi, no, che sei una persona educata e gentile?”.
Eh già, se te lo confermo io, credici!!!.
Avevo capito che da quella conversazione surreale sarebbero potute nascere situazioni altrettanto surreali.
Mentre mi passava la cera sulle spalle e sulla schiena iniziò a chiacchierare ed a raccontarmi metà della sua vita. Mi disse che aveva 48 anni (se, vabbè…), che era divorziata, risposata, divorziata ancora e risposata al primo marito che però le metteva le corna con la donna per la quale l’aveva lasciata. E poi, che aveva trovato un signore di ottant’anni che voleva sposarla e lasciarle le sue ricchezze in cambio di una notte d’amore ma che lei aveva rifiutato per rispetto dei figli (si, arivabbè!!!) ed altre storie assurde, talmente poco credibili che magari erano vere…
Passò quindi alle cosce ed alle gambe, e qui se la cavò con gli amici della figlia che la spiavano mentre si cambiava quando rientrava a casa “Pensa che un giorno sono entrata in bagno ed ho trovato un ragazzetto che si stava masturbando! Ma lo capisci?”. Situazione obiettivamente assurda. Chissà su cosa si stava masturbando, mi chiesi.
Poi mi fece girare.
“Ma non è meglio che mi passi un po’ d’olio sulla schiena e sulle gambe per evitare che la carta del lettino si attacchi alla cera?” le chiesi
“No no, non ti preoccupare, dopo facciamo il massaggio e tolgo tutto” mi rispose. Ora, se qualcuno di voi ha mai provato a fare una ceretta tradizionale con le strisce, sa perfettamente che se non sei perfettamente pulito, basta una piccola zona ancora non pulita per appiccicarti con la carta e avere quel piacevole effetto colloso…
E comunque, fu come fu che iniziò questa volta dalle gambe. E riprese a raccontare della sua vita, del primo marito che le metteva le corna e del secondo marito che aveva conosciuto il primo marito ed erano andati a cena assieme e bla bla bla… Il brutto era che ogni tanto mi faceva domande che richiedevano risposte mirate ed io, che nel frattempo cercavo di non sentire quel profluvio di parole, mi trovavo ad inventare supercazzole che però venivano accettate come risposte valide.
Passò quindi alla zona rossa ed iniziò a prendere in mano la cosa nel vero senso della parola. La prima azione fu quella di togliersi i guanti di latex che fino ad allora aveva indossato. Quindi iniziò a spostare lo slip ora a destra ora a sinistra, in alto ed in basso allo scopo di studiare una strategia d’attacco ai peli.
Iniziò dal pube e per farlo abbassò lo slip scoprendo buona parte della salsiccia che stava lì, un po’ barzotta. Mi chiese di tenere lo slip abbassato mentre procedeva metodicamente a togliere tutta la peluria. La mano non era malvagia, ed aiutandola a tenere la pelle tirata non andava troppo male.
“Ti faccio male?” mi chiese
“No, per il momento no” le risposi.
“Hai visto come sono brava? Te l’avevo detto!” aggiunge.
Poi decise di passare allo scroto ed ai testicoli. L’ano e la zona perineale l’aveva già fatta prima, provocandomi qualche sussulto di dolore. Il problema era che era rimasta un po’ di cera che mi aveva letteralmente incollato le chiappe tra loro…
Comunque, iniziai a sudar freddo.
Dovetti riconoscere che si sapeva muovere bene. Mi chiese più volte di aiutarla a tendere bene la pelle delle palle e lo strappo era sempre su piccole zone, mai su zone estese. Insomma, anche la zona dello scroto, dell’interno cosce, dei cavi inguinali e dei testicoli era andata abbastanza bene. Solo uno strappetto di troppo proprio su Evaristo (il coglione sinistro) aveva provocato una piccola ulcera, ma era cosa che mi succedeva quasi ogni volta. Semplicemente una zona di pelle particolarmente sottile e delicata.
E alla fine toccò al pisello.
“Ok, ora la cosa è un po’ delicata” mi disse.
“Innanzitutto, togliamo lo slip, così posso operare meglio” e mi strappò la mutandina di carta e me la sfilò da sotto: peccato che una parte si fosse letteralmente incollata al buco del culo…
Comunque, iniziò a spargere del talco sull’asta, poi accarezzò la pelle per sentire quanti peli ci fossero, poi guardò un po’ spostando l’uccello da una parte e dall’altra. Infine, tenendolo per il prepuzio, lo sollevò e mi disse: “Io credo che per lavorare meglio la pelle debba tendersi un po’” e così lo prese in mano ed iniziò a scappellarmi su e giù fino a che non fu della giusta consistenza, né troppo duro né troppo moscio.
“Ora aiutami” mi disse.
Iniziò a spalmare la cera con la spatolina di legno per due o tre centimetri alla volta. Poi, appoggiava una striscia di carta sulla parte e tenendo con un mano l’estremità con il palmo dell’altra la faceva aderire al meglio. Ma così facendo provocò un aumento dell’erezione.
“Scusa, non comando io…” le dissi.
“No, capisco, è una reazione naturale. Anche a mio marito, quando lo massaggio, gli si arrizza sempre…” aggiunse.
“Si bella, allora massaggiami meglio, no?” pensai.
La cosa andò avanti per qualche minuto. Allo stendere della cera mi si arrizzava, poi con lo strappo si sgonfiava, e così per tutta la durata dell’operazione.
Dopo una ventina di minuti ed altri due o tre di attenta osservazione e constatazione di mano della presenza di qualche peletto scappato (che tolse con le pinzette) decise di essere abbastanza soddisfatta del suo lavoro e mi chiese, sempre tenendo il pisello in mano: “Che ne pensi?”.
A mia volta passai le dita sulla zona e constatai che si, era stato fatto un buon lavoro, non sentivo peletti o zone non curate e non avevo sofferto alla fine più di tanto.
“Direi che può andare bene” le dissi con tono soddisfatto.
“Ok, ora facciamo il massaggio”.
“Vuoi che mi rimetta il perizoma?” chiesi.
“No, direi di no. Oramai, non ce n’è più bisogno. Aspetta che ti passo un po’ di olio qui” indicando tutta la zona genitale “prima che ti stendi a pancia in giù” mi disse.
Prese uno dei flaconi dal carrello e versò una dose abbondante di olio di mandorle sulla zona pubica e sul pisello. Poi lo sparse con entrambe le mani senza tralasciare nulla, ma senza intenti particolari. Un approccio molto distaccato.
La temperatura del locale, intanto, vuoi per i fornelletti, vuoi per la presenza di due persone (che notoriamente scaldano come una piccola stufetta) era divenuta calda. Il ventilatore che era stato poggiato sul tavolo accanto a me spostava solo aria calda ed il refrigerio era veramente poco.
“Ora per favore mettiti a pancia in giù”.
Iniziò con un giro sulle gambe e sulle cosce, soffermandosi dove trovava della carta attaccata. Devo dire che la mano non era malvagia, si vedeva che qualcosa aveva studiato. Ed in effetti confessò di aver seguito un corso professionale di massoterapia addirittura all’ISEF.
Poi si dedicò rapidamente alla zona perianale, oggetto anch’essa di ingrassaggio ed oliatura al fine di scollare le chiappe e rimuovere i pezzi di carta appiccicati.
Quindi si spostò dalla parte della mia testa.
Avevo messo le mani sul bordo del lettino e guardavo con attenzione la sua pancia che usciva dal pantalone a vita bassa. Notai che indossava qualcosa che aveva dei laccetti sui fianchi, perché uno di questi spuntava dal fianco assieme a parte dell’elastico della parte anteriore. Probabilmente con il caldo il jeans era sceso mostrando un po’ dell’intimo.
Poi successe come per caso che si appoggiò con il pube sulle mie mani. Ero fermo, bloccato e non mossi un dito per evitare di generare proteste o di dover chiudere lì, per cui feci letteralmente finta di niente.
Lei finì di pulire la schiena e di oliarla e ritornò dalla parte dei piedi, ove ricominciò da capo il massaggio di piedi, gambe e cosce e su su fino ai glutei. Solo un paio di volte arrischiò un passaggio ravvicinato alla zona rossa, toccandomi di sfuggita i testicoli. Dedicò invece un po’ di attenzione a titillare il mio sfintere, forse per togliere un pezzetto di carta rimasto appiccicato.
Si sposò quindi di nuovo verso la testa, ma questa volta si fermò di lato, proprio all’altezza della mano destra che avevo spostato di lato, sempre a stringere il fianco del lettino. Ed anche questa volta si appoggiò con il pube. Solo che questa volta il pantalone era un paio di centimetri più in basso, scoprendo tutta la parte superiore della mutandina (anch’essa a vita bassa) e parte del pube. L’appoggio fu seguito da un paio di strusciate sulla mano, forse non propriamente cercate, ma di certo non fece nulla per evitare. Poi passò dall’altro lato, sempre ad altezza testa, e fece la stessa cosa sull’altra mia mano. Questa volta non riuscii a vedere nulla perché avevo lasciato la testa girata dalla parte opposta.
“Senti, fa troppo caldo. Vado a mettermi comoda. Aspettami qui” mi disse.
Mi girai e la segui con lo sguardo mentre si recava in quella che sembrava essere una toilette. Notai che aveva un tatuaggio tribale proprio sopra i reni, all’altezza delle fossette.
Rosalia però non chiuse la porta della toilette e dalla fessura riuscii a vedere che si toglieva i jeans e la camicia per infilarsi un pantalone bianco largo ed una maglietta di cotone. Mi era sembrato di vedere una tetta senza reggiseno, ma non ne ero certo.
Spense quindi la luce ed uscì dalla toilette. I pantaloni della tuta erano dei pantaloni di cotonina legati in vita da una coulisse e portati a vita bassa, appena sopra lo slip. E confermai la sensazione: aveva tolto il reggiseno.
Riprese in mano un po’ d’olio e ricominciò con il terzo passaggio sulle gambe, sui glutei e sulla schiena questa volta con maggior profondità ed intensità. Passò quindi ancora alla testa. Anche allora, si posizionò in relazione alle mie mani, che erano appoggiate al bordo superiore del lettino. Ed anche allora si appoggiò con il pube alle mani.
Solo che questa volta mossi un dito come per riflesso, andandole a toccare da sopra il pantalone e lo slip la parte bassa del pube, diciamo un paio di dita sopra il clitoride.
Credevo che si sarebbe scansata ed invece si appoggiò con maggiore intensità.
Ripetei il movimento con l’altra mano, questa volta appoggiandole tutte le dita sul pube, e lei non si spostò.
Poi, dopo un paio di minuti di queste schermaglie, si chinò all’orecchio e mi sussurrò “Girati”.
Mi girai e mostrai il mio alzabandiera.
“Scusa, è che …”
“Shh… non ti preoccupare” e mi mise un dito sulle labbra.
Iniziò quindi salendo dai piedi sulle gambe e sulle cosce. Mi aprì le gambe per massaggiare per bene anche l’interno coscia mentre con il dorso mi sfiorava i coglioni che, forse per il caldo, sembravano più calati del solito. Saltò quindi a piè pari il pisello e si concentrò sull’addome ove iniziò prima una serie di massaggi alternando le braccia in senso latitudinale, e poi facendo dei movimenti circolari che in basso, passando sotto l’asta già in erezione, andavano a toccare il pube e la base del cazzo.
Quindi si trasferì sul petto partendo dalla testa. Si chinò con il busto in avanti proprio sulla mia testa, mostrandomi le tette da sotto la maglietta corta. Erano calate, ma sembravano ancora piene ed erano completamente abbronzate.
Intanto con le mani parallele percorse tutto il mio petto, poi l’addome per arrivare attorno al pisello. Qui, decise di prenderlo tra le due mani, accarezzarlo e poi risalire su. Ripetè questa operazione per altre due o tre volte, generando un’intensa erezione.
Infine si rispostò al mio fianco, all’altezza della mia mano destra.
Presi coraggio e le infilai la mano nei pantaloni mentre lei aveva il mio pisello in mano.
Non si ritrasse e ne approfittai per sciogliere il laccio della coulisse e calarle i pantaloni alle ginocchia.
Come indovinato, portava un perizoma di pizzo bianco con laccetti allacciati con un nodo ai fianchi. Ne sciolsi uno e cadde sui pantaloni mostrando un pube depilato con solo una sottile strisciolina che percorreva tutto il monte di Venere.
Mentre iniziava a masturbarmi, scesi con le dita seguendo le labbra fino ad individuare il suo clitoride. Era un bottoncino non più nascosto che si ergeva rispetto alle piccole labbra. Lo massaggiai un po’ generando dei sospiri e dei gemiti di piacere.
Si avvicinò ancor di più al lettino per favorire la mia esplorazione. Io continuai il percorso ed andai a cercare la sua vagina che trovai completamente bagnata di secrezioni dense ed appiccicose. Iniziai a penetrarla con un dito e lei, di sua volontà, si chinò su di me e me lo prese in bocca succhiando la cappella e facendo su e giù con la mano e con la bocca.
Durammo poco entrambi. Lei venne con uno strillo ed iniziò a tremare tutta sulle gambe. Si staccò con la bocca ed iniziò a muovere la mano velocemente. Dopo qualche secondo, venni anch’io copiosamente, impiastrandole la maglietta e parte dei pantaloni.
Proprio in quel momento suonarono alla porta che fortunatamente era chiusa a chiave e Rosalia si ricompose tirandosi su alla bell’e meglio i pantaloni (ma non le mutande che erano rimaste per terra) e infilando al volo un camice sulla maglietta tutta macchiata.
Rimase qualche decina di secondi di là, accese la macchina alla ragazza che era entrata per la doccia e le disse “Quando hai finito esci pure, io sto di là con UNA cliente” le disse. Chissà se le aveva creduto.
Ritornò quindi da me e si tolse nell’ordine camice, maglietta e pantaloni, rimanendo completamente nuda.
“Mi hai sporcato tutta, guarda che macello!” esclamò.
Io ero quasi seduto, pensando che il tutto fosse finito lì, ed invece mi disse: “Mettiti giù. Ti devo pulire e poi devo finire il massaggio”.
Mi ristesi sulla schiena mentre lei prese delle salviette umide e mi deterse con cura pisello, palle, stomaco e petto dove erano arrivati alcuni schizzi.
Poi ricominciò il massaggio. Dopo due passate, mi disse: “Girati di nuovo a pancia in giù”.
Obbedii e ricominciammo il gioco, solo che questa volta si dedicò con molta più attenzione al mio buchino ed alla zona perianale. Fui io a grugnire di piacere e a sollevare un po’ il bacino per dare spazio ad un’altra erezione. Poi si rispostò all’altezza della testa e questa volta accettò che la accarezzassi con entrambe le mani. Ora l’avevo a portata di bocca, e mi allungai per leccarla sul pube. Lei si sollevò in punta di piedi, poi prese uno sgabello e vi salì permettendomi di leccarla al meglio. Non aveva un buon sapore, le sue secrezioni erano non piacevoli da leccare per cui dovetti dopo un po’ rinunciare per tornare a masturbarla prima con due e poi con tre dita.
Questa volta si mise la mano davanti alla bocca per evitare di urlare, e mi staccò con un gesto repentino le mani dalla sua fica grondante.
“Girati, facciamo l’altra parte” mi disse.
Le ubbidii e mi misi a pancia in su. L’erezione era potente, forse più potente di prima. Non ci fu massaggio, ma solo un assalto al mio cazzo. Prima lo leccò e lo mise in bocca, lo succhiò un po’ e poi, un’altra volta eccitata dalle mie mani che erano tornate a stimolarla, decise di salire sopra il lettino usando lo sgabello di prima e letteralmente si impalò su di me.
Nonostante fossi già venuto poco prima, durai poco.
Dopo una decina di colpi, Rosalia iniziò a strusciare il suo clitoride contro il mio pube mentre con la cappella le sfrucugliavo la testa dell’utero. Le contrazioni di piacere mi stimolarono ulteriormente e mi trovai a venire di nuovo, questa volta dentro di lei.
“Ma sei venuto dentro?” mi chiese un po’ stupita e spaventata.
“Si, non ho fatto in tempo!” le risposi
“Vabbè, non sei malato no?” aggiunse.
Rimasi basito a quella affermazione che mi preoccupò non poco.
Poi, in un certo senso mi tranquillizzò.
Mentre ci rivestivamo, mi disse: “Sai, era tanto tempo, almeno un anno che non facevo sesso.”
“Non farti idee strane! Io non sono così. Anzi, è la prima volta che lo faccio con uno sconosciuto ed alla prima volta” si giustificò.
“Non mi è mai successo prima, sappi che io ho fatto l’amore solo con quattro uomini. E tu sei il quarto!” mi confessò.
“Oggi non so cosa mi sia successo. Sul serio, io non sono così!” si giustificò.
“Tranquilla, è tutto OK. Anche a me non è mai successa una cosa del genere fino ad oggi!” le risposi.
Ed era in parte vero. In effetti, una cosa così, a raccontarla, era quasi incredibile.
Provai a ricontattarla dopo l’estate per un’altra ceretta ed un’altra seduta di massaggio, ma non rispose più al telefono. Più avanti scoprii che aveva chiuso il negozio e ceduto l’attività.
Al telefono non rispose più fino al giorno in cui ricevetti il messaggio “TIM: informazione gratuita. Il numero da lei digitato non è attivo. Si prega di controllarne la correttezza”.
Chissà.
Ho sempre creduto di essere stato io la causa.
O no?
Sesso senza limiti per gli over 50
Questa che vi racconto non è una vera e propria storia di massaggi erotici, ma un’esperienza che mi colpì molto e che ricordo con molto, molto piacere.
A quei tempi ero iscritto ad una community abbastanza famosa, orientata al sesso, al naturismo ed al mondo dello scambismo.
Una delle sezioni era riservata alla promozione ed alla recensione di alcune professioniste, ripartite per zona.
Purtroppo i ricordi sono un po’ nebulosi, ma non ho dimenticato la storia che vi racconto.
Questa ragazza di cui non ricordo assolutamente il nome e che chiamerò Cosa, era una simpatica professionista del sesso, decisamente in carne, ma con una serie di giudizi a cinque stelle per le sue performance.
Ogni settimana metteva in palio un paio di biglietti a prezzo concordato per un servizio “All you can eat”, senza limiti di tempo, di numero e di tipo di prestazioni. La regola era che bisognava essere over 50 e presentare il documento di identità all’ingresso, almeno la prima volta.
Confesso che non avevo avuto alcuna esperienza con le professioniste del meretricio fino ad allora, limitandomi ad essere andato a farmi un paio di massaggi erotici con sega finale come massimo della trasgressione.
I rapporti con mia moglie Francesca non erano più idilliaci da un bel po’, ed il sesso tra noi era semplicemente finito.
Contattai pertanto questa signora che mi fissò l’appuntamento e che mi ricordò le condizioni.
Ricordo che riceveva in una casupola in una zona molto popolare nel quadrante orientale della città, all’esterno era rimasta com’era probabilmente dopo la guerra con i buchi di proiettili sui muri, mentre all’interno, seppur con un po’ di trasandatezza, era tutto molto dignitoso e soprattutto pulito.
Dopo qualche minuto di attesa fui accolto da questa signora.
Dire tanta era dire poco. Era …troppa.
Aveva un ventre gonfio come un otre, si sarebbe detto che era in gravidanza se non fosse stato che era anche un po’ flaccido.
Anche il resto del corpo era simile al resto. Grandi seni un po’ cadenti, cosce grosse, glutei rotondi.
Mi accolse coperta da un baby doll di pizzo nero indossato sopra un perizoma anch’esso di pizzo nero.
Cosa parlava con una piacevole cadenza marchigiana, mi pare di ricordare che fosse di Fermo o di quelle parti.
Mi chiese il documento, verificò la mia età dopodiché mi chiese il pagamento anticipato. Le lasciai i soldi sul comò ai piedi del letto. Lei li prese, li contò e mi ringraziò con un sorriso simpatico e sincero.
“Sai, è successo altre volte che qualcuno ha fatto il furbo e se ne è andato senza pagare. Per questo chiedo il documento ed i soldi prima” mi spiegò.
Ma aggiunse: “Tu hai la faccia del bravo ragazzo, non credevo avessi 50 anni, sai? Pensavo dieci di meno!”.
Grazie, Cosa!
Le raccontai che per me era la prima volta che andavo da una professionista e che non sapevo come regolarmi. Lei mi rispose sorridente: “Oh, ti tolgo la verginità, allora. Tu non devi fare niente, lascia fare a me!”.
Mi aiutò a spogliarmi fino a che non rimasi in mutande. Lei si chinò, me le sfilò e mi condusse quindi in bagno dove mi infilò sotto la doccia.
“Ora ti faccio la doccia e ti lavo io” mi disse.
Aprì l’acqua calda e dopo averla regolata, mi spinse sotto il getto ed iniziò ad insaponarmi tutto con particolare attenzione all’uccello, alle palle ed al culo.
Passò più volte il sapone sul pisello mentre con una sega leggera me lo fece rizzare. Lo scappellò tutto e dedicò particolare cura a lavarlo sotto il glande.
“Non che tu sia sporco, tutt’altro, si vede che sei una persona che dedica molta cura alla propria igiene intima, ma io voglio che il mio parco giochi sia pulitissimo e igienicamente perfetto” disse.
“E lo stesso vale per me!” aggiunse. Difatti, appena terminato con me, mi dette un asciugamano pulito e si mise a cavalcioni del bidet e si lavò con attenzione e cura tutta la sua intimità, davanti e di dietro, con inserzioni e lavacri di entrambi i buchi.
Si asciugò e mi condusse per mano in camera.
Mi fece mettere sdraiato a pancia in sotto sul letto mentre abbassava del tutto la serranda e spegneva le luci lasciando acceso solo un lumetto con una lampadina rossa.
Iniziò a massaggiarmi la schiena soffermandosi sui lombi. Poi, mentre con una mano continuava a carezzarmi la parte bassa della schiena, con l’altra iniziò a titillarmi lo sfintere cercando di infilarvi un dito.
Mi sottrassi a quella manovra con uno scarto “Non ti piace? Non sai che ti perdi!” mi disse e passò a massaggiarmi le palle.
Poi infilò la mano in mezzo alle gambe e sotto la pancia per raggiungere il pisello che si era nel frattempo rizzato. Lo massaggiò per qualche minuto fino a quando non mi disse di girarmi.
Si era tirata fuori le tette dal baby doll e non portava più il perizoma.
Si chinò tra le mie gambe ed iniziò a succhiarmi la cappella. Non aveva una bocca, ma un aspirapolvere per quanto erano potenti le sue suzioni.
Ero già in tiro da parecchio e fu rapida ad infilarmi un condom.
“Ora voglio che mi scopi” e si mise a pecorina. Mi misi dietro di lei, appoggiai la cappella tra le labbra della vagina che lei teneva divaricate con una mano e la penetrai.
Era larga e accogliente ma non bagnata. Iniziai a entrare ed uscire con decisione, ogni volta sbattendo il mio pube contro le sue chiappone, provocando quel rumore caratteristico.
Cambiai posizione almeno due o tre volte, poi Cosa volle controllare il preservativo.
“Gli dai dentro forte, meglio cambiarlo prima che si rompa” mi disse.
Per cambiarlo usò la bocca. Prima mi spompinò e leccò per bene, poi lo mise in bocca e con labbra e lingua me lo calzò fino in fondo, senza aiutarsi con le mani.
Ancora un paio di stantuffate e di deep-throath e poi volle essere riscopata.
“Dai, dai, voglio sentirti venire dentro di me” mi disse.
“Ma io non voglio venire così presto!” risposi.
“Ti avevo detto di tenerti la mattina libera! Ti faccio andare via solo quando lo dico io!” affermò ansimando un po’.
Convinto, mi lasciai andare ed esplosi letteralmente dentro di lei. Nonostante il cappuccio, lei sentì lo schizzo (o almeno disse di averlo sentito). Mi sfilò quindi il preservativo, lo legò e lo mise nel cestino accanto al letto. Poi si dedicò a leccarmi ed a ripulirmi per bene.
“Mmm, hai uno sperma dolcissimo, non è che hai il diabete?” mi chiese.
“No, non credo” le risposi perplesso.
“Mmm, buonissimo, uno dei più buoni che abbia mai assaggiato” affermò.
“E te credo, è millesimato!” dissi ridendo.
Per poco non si strozzò dal ridere, proprio mentre lo ingoiava tutto fino in fondo ancora, ma senza preservativo.
“Da quanto tempo non scopavi, Paolo?” mi chiese.
“Forse da un paio di mesi, perché?” ribadii.
“Perché secondo me hai l’approccio di chi cerca di supplire alle carenze affettive familiari con il sesso occasionale. Il tuo cercare di farmi godere, le attenzioni che hai messo nel non farmi male e nel dare piacere rappresentano bene questa tua necessità di dare, questo tuo altruismo. Hai problemi con tua moglie, Paolo?” mi spiegò.
“Si, in effetti” ammisi.
“Se pure avessi giurato il contrario, non ti avrei creduto. Si vede lontano un miglio che non sei un puttaniere abituale. Tu rappresenti quella tipologia di uomini che sono la fortuna di una puttana. Sono educati, pagano senza fiatare, spesso sanno usare bene il loro uccello e non fanno storie. E talvolta mi fanno pure godere” spiegò.
“Puttana non mi piace” dissi io. “Preferisco professionista del sesso” aggiunsi.
“No no, chiamiamo le cose con il loro nome. Io sono una puttana, anzi, una signora puttana, e questo è un signor cazzo” disse prendendolo ancora in mano e baciandolo in punta.
“Tu meriti di più. Datti da fare e trovati l’amante. Vedrai che il resto verrà da sé” profetizzò.
Andammo un’altra volta in bagno ove si dedicò a farmi un altro bidet e mi asciugò prima con la bocca e poi con l’asciugamano. Poi mi spinse fuori del bagno dicendomi “Vai di là, devo fare una cosa” e si chiuse dietro la porta.
Ritornai in camera e mi stesi sul letto, coprendomi con il lenzuolo del letto sfatto.
Stavo pensando alle sue parole e a quanto fosse profonda e precisa la sua analisi. È proprio vero che le vere mignotte sono tutte vere psicologhe, perché conoscono il maschio in tutte le sfaccettature e devono saper gestire differenti personalità ed esigenze.
Poi, col tempo scoprii che Cosa in effetti era un’ex assistente sociale laureata in psicologia che esercitava entrambe le libere professioni.
Dopo una decina di minuti abbondanti rientrò in camera e si stese su un fianco accanto a me.
Continuammo a chiacchierare. Lei mi chiese di cosa mi occupassi, se avevo figli, cosa avevo studiato, insomma, fu un piacevole interrogatorio da parte di una persona che sapeva fare le domande e soprattutto, come porle. Le spiegai quel che facevo per lavoro, che aveva a che fare con l’informatica (“ah che figata, allora devi sistemarmi il PC la prossima volta, ho un sacco di problemi”), le descrissi i miei due figli ed il loro studi, il rapporto con la moglie, con la mia famiglia di origine, lo studio, la scelta dell’università, eccetera.
Nel frattempo, carezzava il mio pisello ed ogni tanto lo smanettava un po’ per farlo rizzare, salvo poi lasciarlo sgonfiare di nuovo, e così per svariati minuti.
Poi mi disse: “Ma dimmi un po’: ti piace il culo?”, così, a bruciapelo.
“E che sono domande da farsi?” le risposi.
“E allora, dai, fammi sentire come mi fai il culo! Dai, ho appena fatto una bella lavanda e sono tutta pulita.”
Capii perché ci aveva messo così tanto. Aveva fatto un clistere.
La cosa mi arrazzò non poco e mi fece diventare tosto come non mai.
Cosa prese in mano la situazione (nel vero senso della parola!): mi fece un pompino “che il bidone aspiratutto je spicciava casa”, come ebbe a dire. In effetti, la sua capacità aspirante era notevole, così come la sua abilità ad infilarselo in gola come se niente fosse.
Quando ottenne quella che considerava la giusta durezza, misurata secondo la scala “M-S-B-D-DD-DDC” (per chi non la conoscesse, È l’equivalente della scala di Mohr per il cazzo: Moscio, Semimoscio, Barzotto, Duro, Durissimo e Duro Da Culo), mi incappucciò, si mise a pecora e sempre guidandolo con la mano, se lo piantò nel culo in uno solo, fluido movimento.
Poi iniziò a muoversi e ad incitarmi: “Dai Paolo, mica posso fare tutto da sola! Fammi sentire questo bel cazzo nel culo… muoviti, pompami bello!” ed altri pittoreschi inviti a darmi da fare (“dai su bello, metti la percussione in quel cazzo di trapano!” oppure “Se continui così mi tocca scende e spigne!”, e così via).
Durai un’altra mezz’ora prima di annunciarle che stavo per venire.
“Fermati! Te l’ho detto che c’hai la sborra dolce: fammela assaggiare per bene”. Si liberò immediatamente dalla mia stretta, sfilò il preservativo dal mio cazzo e mi fece un pompino così profondo, variato e partecipato che venni prepotentemente e copiosamente un’altra volta in poco tempo.
Cosa leccò tutto per bene, senza tralasciare nemmeno una goccia.
Mi sentivo svuotato e, soprattutto, stanco.
Mi stesi un po’ sul letto per riprendere fiato ma Cosa, implacabile, mi disse: “No, prima andiamo in bagno a lavarci. È una questione di igiene!” e mi prese per mano portandomi alla toilette. Approfittai per fare un goccio di pipì nel water prima di mettermi su bidet per lavarmi, ma anche questa volta volle fare lei.
“Devi essere stanco, tesoro, lascia stare, faccio io” e mi lavò anche questa volta con la massima diligenza ed attenzione. Poi, pretese ancora di asciugarmi con la bocca “sai, È più morbida e delicata della salvietta, non credi?”. Anche questa volta, provocò un’immediata reazione ed erezione, anche se meno pronunciata.
“Vai avanti, ora stenditi un po’” mi disse.
Credevo che la cosa fosse finita lì, erano quasi due ore da quando avevamo iniziato e sapevo che il trattamento speciale che mi aveva offerto era grosso modo di quella durata.
La attesi sul letto. Mi ero nel frattempo infilato le mutande e la camicia, ma non volevo apparire come volessi fuggire per cui mi fermai e smisi di rivestirmi.
Anche questa volta dovetti aspettare una decina di minuti prima che Cosa tornasse in camera.
Quando mi vide mezzo vestito, si accigliò e mi disse “Allora non ti ho soddisfatto se già vuoi andare via. Guarda che sono passate solo due ore e to ho detto che ti voglio qui almeno per un’altra ora. Ti voglio far uscire da qui con le gambe piegate!”
“È una minaccia o una promessa?” le chiesi.
“Entrambe. E ora togliamo queste mutande, carino lui!” disse mentre mi sfilava gli slip e mi slacciava la camicia.
“Mettiti a pancia in giù, ora ti faccio un massaggio rilassante”.
Ubbidii e mi stesi sul letto a 4 di bastoni, braccia e gambe divaricate.
Prese il flacone di Nivea e ne spruzzò un bel po’ sulla schiena e sulle chiappe, poi si mise a cavalcioni ed iniziò a spalmare la crema con le mani e gli avanbracci.
Poi, sentii che si dava da fare anche con i seni che aveva tirato fuori dal baby doll.
Non era un massaggio professionale, ma era molto, molto piacevole e rilassante, almeno fino a che lo fece alla schiena.
Poi però passò ai glutei e, vuoi la mia particolare sensibilità in quella zona, vuoi per la sua attrazione verso la medesima zona, sta di fatto che il massaggio smise di essere rilassante per divenire molto eccitante.
Le sue mani scorrevano attorno alle mie chiappe, poi entravano nel solco ove un paio di dita birichine andavano a sfrucugliare il mio pertugio. Quindi scendevano ad accarezzare le palle, si infilavano sotto la pancia ad acchiappare il pisello e scappellarlo un po’, e poi ancora da capo sulle chiappe.
Ad un certo punto infilò entrambe le mani e liberò il mio cazzo da sotto la pancia portandolo indietro in mezzo alle gambe, ed iniziò a masturbarlo con dolcezza sempre a due mani.
Mi sollevai con il bacino e mi misi a pecorina. Cosa approfittò e si produsse in un rimming spettacolare, intenso e profondo, concentrato soprattutto sullo e nello sfintere che era riuscito a dilatare un po’ solo a forza di lingua mentre con le mani mungeva letteralmente il mio pisello.
Riuscì ad infilare tutta la punta della lingua, poi infilò un dito almeno per metà lunghezza. Non seppi però resistere perché mi svincolai e le tolsi delicatamente il dito. Per contraccambiare mi dedicai con la bocca alla sua vagina (depilata sotto, ma con un boschetto curato sul pube che scendeva fino al clitoride) e al bocciòlo. Cosa apprezzò molto, poi mi prese la mano e se la portò all’altezza della vagina premendovela contro.
Iniziai quindi ad infilarle prima uno, poi due dita contemporaneamente.
“Si, dai, mettine un altro!” mi disse mugolando. Infilai anche il terzo e dopo qualche penetrazione, arrivai a metterle dentro in pratica mezza mano. Credevo che mi avrebbe fermato e invece non accennò alcuna protesta, anzi, mugolò di piacere e si agitò.
“Dai, ancora!” sussurrò.
“Ma posso infilare tutto? Non ti faccio male?” chiesi sorpreso ed un po’ preoccupato-
“Tu procedi, se mi fai male te lo dico e ti fermo” rispose un po’ ansimando.
Sul comodino c’era una boccetta di olio Johnson, ne presi qualche goccia e mi unsi per bene la mano e la sua fica.
Poi ricominciai ad infilarle prima due, poi tre, poi direttamente mezza mano, piano piano, cercando di allargarla lentamente senza forzare.
Mi ritrovai di fatto a praticarle il fisting con la mano che era entrata fino al polso. Avevo paura di farle male ed ero rimasto con le dita chiuse a cuneo, facendo lentamente dentro e fuori.
“Ecco, bravo, ora muoviti, avanti. Entra ed esci più velocemente, non ti fermare!” mi disse, ed eseguii i suoi ordini.
“Ora gira la mano dentro, senti come sono!” mi chiese. Ero restio, non sapevo veramente cosa fare, avevo visto qualche porno ma non avevo idea di come muovermi. Mi limitai pertanto a masturbarla con la mano mentre con il dito le massaggiai il clitoride.
“Oh, si, così, continua, dai!” urlò.
Era vicino all’orgasmo che effettivamente arrivò violento e la scosse tutta. Sentii la mano che stava dentro la sua vagina quasi stritolata, con contrazioni ritmiche che la stringevano.
Smisi di fistarla e tolsi la mano: era grondante di umori densi e lattiginosi e di odore non del tutto gradevole.
Rimasi con la mano sollevata cercando con gli occhi uno scottex o un fazzoletto di carta per pulirmi. Cosa comprese e mi passò il rotolo che stava per terra accanto al letto. Strappai un abbondante pezzo di carta e mi pulii la mano. Stavo per alzarmi ed andare in bagno a lavarmi la mano ma mi fermò trattenendomi.
“E no, ora mi devi scopare!” disse.
Mi infilò quindi l’ennesimo preservativo.
Pensavo che dopo quel trattamento il mio pisello, per quanto di calibro non indifferente e bello duro, in quella situazione le avrebbe fatto si e no il solletico e non avrebbe da par suo sentito nulla vista la dilatazione che aveva subito la sua fica.
Invece, con mia somma sospesa, la trovai di nuovo aderente ed accogliente.
Mi detti quindi da fare ma la posizione alla missionaria, vista la dimensione del suo addome, non era la migliore per scoparla seriamente. A questo ovviò Cosa stessa che mi montò sopra a smorza candela.
Si dette da fare parecchio fino a quando non l’avvisai che stavo per venire.
“E allora vieni qui, fammelo ciucciare un po’ che voglio berne ancora!” mi disse. Si alzò a fatica, sfilò il preservativo e iniziò a succhiare ancora masturbandomi contemporaneamente con la mano fino a quando non le schizzai per la terza volta direttamente in bocca.
“Ma che buono! Hai la sborra più buona che abbia mai bevuto. Peccato che ora ne sia rimasta poca!” mi provocò.
“E te credo… e sono tre in tre ore, manco fossi un ragazzetto!” le risposi.
“In effetti, te lo concedo. Sei stata una piacevole sorpresa. Tra tutti i vecchietti che ho scopato, tu sei il più prestante. Non per dimensioni, ma per qualità della scopata. La prossima volta vieni, mi sistemi il computer e scopiamo tutto il pomeriggio, va bene?” mi disse.
La mattinata terminò lì.
Dovevo tornare in ufficio dove mi aspettava una riunione importante, ma dovetti chiamare ed inventare una scusa per rimandare tutto. Ero a pezzi.
Presi la macchina e andai a casa ove mi misi a letto adducendo un gran mal di pancia e mal di testa.
Mia moglie cercò di interrogarmi e di capire cosa mi fosse successo, visto che ero visibilmente distrutto, ma non le diedi spago e mi limitai a dirle “Non mi sento bene, lasciami tranquillo per favore”.
Mi addormentai subito e dormii fino alle cinque del pomeriggio.
Andai in bagno a fare pipì e sentii immediatamente un forte bruciore ed un indolenzimento al pisello: gli avevo fatto fare gli straordinari come non succedeva da anni, ed ora reclamava per il troppo sforzo.
Lo accontentai mettendolo a riposo per una settimana, tanto, chi ce l’avrebbe fatta con quella indigestione?
Non rividi più Cosa. Cercai di organizzare un altro incontro ma lei dopo l’estate si fece operare di bypass gastrico per dimagrire e si ritirò dall’attività. Alcuni dissero che aveva attaccato il perizoma al chiodo, altri che il suo marito l’aveva scoperta e l’aveva pestata, sta di fatto che sparì letteralmente dal panorama scopereccio romano.
Peccato. Era stata la mia prima volta con una professionista, e mi sarebbe piaciuto fare il bis.
Comments Disbaled!