Quell’estate in Grecia

La storia della vacanza con la mia prima moglie, l’anno prima di sposarci.
Non avrei mai pensato che avrebbe inciso così tanto sul mio futuro.


Quell’estate in Grecia

Sommario

Ad Atene si muore di caldo. 3

Zitta che ci sentono!. 5

Spiaggia o scoglio?. 8

Preparativi per la sera. 14

La cena in barca. 17

A casa, in terrazzo. 21

La spiaggia nudista 2: ci riproviamo. 25

Serata in terrazza – Parte 1. 32

Serata in terrazza – Parte 2. 41

Serata in terrazza – Parte 3. 52

Serata in terrazzo – Parte 4. 58

Non ne avevamo abbastanza?. 64

Epilogo. 66

Ad Atene si muore di caldo

Atene, agosto del 1986. Una delle estati più calde di sempre.
La mia futura prima moglie (che chiamerò Francesca) ed io eravamo in gruppo con altre due coppie di amici con le quali avremmo diviso un appartamento a Naxos.
L’unico modo per potervi arrivare senza spendere un patrimonio era l’aereo fino ad Atene e successivamente il traghetto fino a Paros e poi Naxos. Il traghetto partiva dal Pireo alle 8 della mattina, il nostro aereo atterrava ad Atene la sera del giorno prima alle 20. Avevamo quindi prenotato tre stanze in un alberghetto nella Plaka, un quartiere ai tempi non molto sviluppato turisticamente. Per risparmiare, avevamo scelto stanze senza aria condizionata. Purtroppo, in quei giorni si sarebbe verificata ad Atene una delle settimane più torride della storia, con il picco proprio la notte in cui eravamo arrivati.
Avevamo spiluccato qualcosa alla taverna all’angolo perché quando arrivammo in città erano quasi le dieci di sera ed era praticamente tutto chiuso. Inoltre, il nostro albergo era in un vicolo accessibile solo a piedi ed il dover trascinare la mia sacca ed il baule della mia fidanzata (vizio mai perso!) per un tratto in salita, a 42°C, non era il massimo.
Arrivammo quindi in albergo e prendemmo possesso della camera, chiedendo la sveglia per la mattina successiva alle 6:00.
Riuscimmo per miracolo a comprare una bottiglia d’acqua minerale perché non era saggio bere l’acqua del rubinetto, allora.
Ci spogliamo, facciamo una doccia per cercare di togliere calore e sudore e ci buttiamo sul letto.
Tempo 10 minuti, mi rialzo con la schiena letteralmente bagnata. Stillo acqua dal torace, dalla pancia, dalle gambe. Francesca è nelle stesse condizioni.
“Apriamo gli scuri della finestra, qui si muore” le dico.
“No perché se no mi vedono” risponde. In effetti, al palazzo di fronte c’era giusto un altro alberghetto le cui finestre distavano al massimo due metri dalle nostre, ed erano tutte aperte. Ogni tanto si accendeva una luce, qualcuno si alzava, andava in bagno a farsi la doccia e poi rientrava in camera. Era impossibile dormire.
Alle tre di notte, Francesca si affaccia alla finestra che aveva gli scuri socchiusi e da una sbirciatina fuori.
Indossava solo un magliettone lungo senza intimo, come era usa fare quando stavamo insieme. La raggiungo, nudo come un verme, e mi appoggio a lei per vedere, sperando in un filo d’aria.
“Levati che mi fai caldo!” mi dice scostandomi.
“E tu togliti la maglietta se ha caldo.”
“Ma mi vedono!”
“E che ti frega? Sono tutti così, che credi?”
In effetti, giusto alla finestra accanto a quella di fronte c’era una coppia di ragazzi, anch’essi in finestra, entrambi nudi, almeno nella parte di sopra.
“Ecco, lo vedi?” le dico.
Vado a fare un’altra doccia calda, sperando nel sollievo momentaneo e ritorno da lei che era ancora in finestra.
“Vatti a fare un’altra doccia con l’acqua calda, stavolta” le suggerisco.
Stranamente accetta il suggerimento, si toglie la maglietta e va in bagno. Io nel frattempo apro le persiane e mi sporgo sul davanzale per vedere la situazione quando, proprio alla finestra di fronte, si accende la luce del bagno da cui esce una figura femminile nuda. La luce si spegne e la ragazza si affaccia anche lei in finestra. La raggiunge il suo ragazzo che le dice qualcosa all’orecchio. Lei sorride e fa un cenno di assenso, dopodiché si capisce che iniziano a scopare, con lui che la prende da dietro.
Non chiudo gli scuri, ma sento Francesca che chiude l’acqua e dopo qualche secondo arriva in finestra e mi chiede “Che stai a fare? Perché hai aperto? Chiudi che mi vedono!”. “Shhh, zitta!” e le indico la finestra di fronte.
La faccio passare davanti e mi appoggio alla sua schiena. Ho subito un’erezione al contatto con il suo culo ancora bagnato. Si accorge quindi che ci sono due persone in finestra e solo dopo, che stanno facendo sesso davanti a lei.
Nel frattempo glielo appizzo e sono pronto ad entrare dentro di lei.
“Ma che sei matto? Ma che ti dice il cervello?” mi apostrofa.
“Ma non vedi che lo stanno facendo tutti?” e le indico anche le due finestre dirimpetto. Una è occupata da un’altra coppia che sta scopando a pecora, sull’altra c’è una lei che sta facendo un pompino al suo lui.
Accanto a noi, un’altra coppia si sta dando da fare “Dai, dai, dai!”. Sembra che ci si sia dati un appuntamento per una bella scopata collettiva.
Bisticciamo un po’, ma mentre discutiamo le accarezzo le grandi labbra ed il grilletto. Lei alla fine cede e si fa infilare.
Le piace e la sbatto forte, talmente forte che ha un grido di piacere. La coppia dirimpettaia è anch’essa al termine: mentre anche lei viene sbattuta, alza una mano e saluta! Francesca, in preda ad un bagnatissimo orgasmo, le urla “Si ciao cara grazie… VENGO!!!”.
E nel giro di qualche secondo, una, due, cinque, dieci luci che si accendono in altrettante camere, ad illuminare altrettante coppie nude in finestra.
Un’apoteosi di urla e fischi mentre da sotto parte “Ullellè, ullallà, fajela vedè, faielà toccà!” intonato da quel coglione del mio amico che aveva sentito tutto il nostro dialogo…
Fu una vacanza particolarmente movimentata, quella.
Forzai molto la mano a Francesca in quella occasione a fare cose che non aveva mai fatto prima. Poi ci saremmo sposati l’anno successivo.

Zitta che ci sentono!

Arrivammo all’appartamento nel tardo pomeriggio, stanchi da una lunga giornata in traghetto tra Atene e Naxos. A quei tempi i traghetti erano lenti, puzzolenti di nafta e olio e di locali igienici mal lavati.

L’appartamento era abbastanza alto in collina, appena fuori il centro abitato di Naxos, non troppo lontano a piedi dal centro storico e dalla zona turistica. Era con tre stanze da letto, due bagni ed un soggiorno spazioso con un grande divano letto. C’erano la cucina ed un enorme terrazzo con vista sul mare, beh, diciamo in direzione del mare, arredato con un tavolo da ping-pong che aveva visto tempi migliori e delle sedie in plastica economiche. Oggi sarebbe impensabile offrire una casa arredata in questo modo, ma quarant’anni fa diciamo che non ci si faceva troppo caso.
Facemmo l’estrazione a sorte assieme alle altre tre coppie per decidere quale sarebbe stata la stanza di ciascuno. Mettemmo in un vaso i bigliettini con le varie stanze e con “soggiorno” tutti piegati nello stesso modo. La prima ragazza, Federica, estrasse il bigliettino della stanza A, la più piccola; alla seconda, Domitilla, toccò la C, di fronte alla A, un po’ più grande, con la porta finestra che dava sul terrazzo, accanto al salone.
Rimanevano il salone e la stanza B, la più grande, accanto al bagno e anch’essa con accesso al terrazzo, ma con vista sul retro. Francesca era l’ultima.
La ragazza prima di lei, Patrizia estrasse il soggiorno e a noi toccò la stanza più grande.
Decidemmo di usare i bagni in coppia per far prima visto che dovevamo ritornare in paese per andare a cena e non c’era molto tempo.
Mentre gli altri erano in bagno, noi approfittammo per disfare i bagagli mettere un po’ di cose a posto. Francesca tirò fuori una decina di cose dal “baule”: “Che dici? Metto questo o questo? Oppure questo?” mostrandomi tre capi diversi.
“Io direi questo” indicando una tuta pantaloni a salopette blu elettrico abbottonata fino all’altezza del pube con grandi bottoni bianchi e taglio dello scollo quadrato, senza maniche.
“Ma non sarebbe meglio questo?” mostrando un vestito a fiori sopra il ginocchio, con gonna a piegoni molto ampi e corpetto con la schiena nuda e scollo all’americana.
Ovviamente, avevo puntato sul capo che non mi piaceva certo che avrebbe scelto quell’altro, per definizione.
Per fortuna, la pratica abito si risolse facilmente.
Andammo a fare la doccia, io dopo di lei visto che non era possibile farla assieme. Mi lavai mentre si truccava, ancora avvolta nel telo da bagno.
Uscimmo dal bagno proprio mentre la quarta coppia stava già discutendo con gli altri per la mancanza di spazio per mettere le loro cose.
“Allora facciamo così: nella nostra stanza c’è un armadio a quattro ante. Noi prendiamo due sole ante e le altre le prendete voi, va bene?” proposi. Non immaginavo che questa soluzione avrebbe generato motivi di attrito con la mia fidanzata.
“Come ti sei permesso? Io ho tutte le mie cose da sistemare!” mi urlò a bassa voce, come solo le fidanzate incazzate sanno fare.
“Scusa, ma hai quasi un metro e mezzo di armadio tutto per te. Hai quattro cassetti più il comò. Hai lo spazio sotto il comò per le scarpe: cosa altro ti serve?”
“E i miei trucchi?”
“Dentro al comodino”
“Non c’entrano, ci sono le creme per la notte”.
“Nel primo cassetto del comò, allora”
“Ci sono i costumi e la biancheria”
“Li sposti nel secondo”
“Ci sono le mie magliette”
“Senti, ti do uno dei miei”
“Ne hai solo uno per la biancheria” mi disse.
“E tutto il resto della mia roba?”
“È nell’altro armadio”
Iniziavo a spazientirmi.
“Allora, facciamo una cosa. Esci e ci penso io. Vai, Smamma!” con tono seccato.
“A me smamma non me lo dici, CHIARO!” inveì.
“E invece si!”
Manco arrivati, e già stavamo discutendo. Avrei dovuto capire già da allora quanto avrei dovuto faticare con lei…
Comunque, riuscii a convincerla a uscire e ad avviarsi con gli altri. Io l’avrei raggiunta da lì a poco.
Mi misi a spostare la mia roba dal secondo armadio nel primo armadio, facendo un po’ di spazio tra le cose di mia moglie, quando entrò Patrizia. la ragazza della coppia che dormiva in salone.
“Paolo, aspetta un attimo a togliere tutto: molte delle cose rimangono nelle sacche, tipo la biancheria, i costumi, sono tutte cose che mi possono servire a prescindere” mi disse.
“Beh, ma qui c’è spazio!” le risposi, facendole notare che avevo liberato i cassetti e quasi tutto il resto dell’armadio.
“Guarda che non mi serve: magari giusto lo spazio per i pantaloni lunghi e per il vestito che in valigia si sgualcisce, perché tutto il resto è roba jeans che non si stropiccia. E poi ci sono le camicie di Andrea (il suo ragazzo) e sì, quelle devono essere stese. E anche le sue polo, visto che ci sono” aggiunse.
L’unico problema era che effettivamente il numero delle stampelle rimaste era veramente poco e Francesca ne aveva usate un gran numero. Mi misi allora ad accorpare più di capi su un’unica stampella, così come le mie camicie. Alla fine, recuperai sei o sette stampelle delle venti e più che Francesca aveva occupato.
Patrizia era una ragazza mora, minuta, lunghi capelli neri. Laureata in Economia, master alla London Business School, era da poco rientrata a Roma e si era appena fidanzata con Andrea. Diciamo che la conoscevo meglio io che il suo ragazzo. Aveva talmente poco seno che non l’avevo mai vista con un reggiseno, nemmeno in spiaggia, e girava di solito con camicette aperte fino allo stomaco senza il rischio di mostrare nulla. In quel momento aveva indosso solo una canottiera lunga senza nulla sotto, dalla cui scollatura potevo chiaramente osservare la sua nudità.
“Posso darti una mano?” le chiesi. Tra l’altro, ero ancora con il telo da bagno chiuso in vita, non avevo avuto modo ancora di rivestirmi.
“Se proprio insisti, potresti cortesemente prendere la sacca nera che sta di là? Pesa molto e dovrei trascinarla” mi disse.
Andai in soggiorno e presi la sacca. In effetti, era molto pesante. Sentivo scarpe, borse, oggetti densi e duri al tatto. Entrai in camera mentre Patrizia sta appendendo due stampelle piene delle mie camicie dentro la nostra parte di armadio.
Proprio mentre sto per poggiare la sacca, si staccò uno dei manici ed il suo contenuto si rovesciò fuori. Erano prevalentemente scarpe, ma anche una busta piena di intimo femminile, una borsa con trucchi e spazzole e una scatola lunga una trentina di centimetri, larga una dozzina ed alta otto.
Cercai di ovviare al pasticcio prendendo le cose cadute e porgendole a Patrizia che man mano le stava riponendo nella parte di armadio a loro disposizione.
“Queste no, mi servono di là” disse prendendo la busta dell’intimo, la borsa dei trucchi e la scatola misteriosa. Ma era destino che quella scatola dovesse mostrare il suo contenuto perché cadde di mano anche a lei, rovinò per terra aprendosi e disvelando il suo contenuto: un vibromassaggiatore con vari accessori a forma di palla, sfera, siluro, supposta gigante… insomma, un bel godemichet dell’epoca.
Feci finta di nulla e dissi “Andrea ha dolori articolari, vedo” facendo finta di non sapere cosa effettivamente erano quegli oggetti. Patrizia, arrossita, cercò di chiudere immediatamente la scatola ma, nella fretta, le cadde di mano uno degli accessori che rotolò sotto il nostro letto. Lei si chinò ed esponendo in toto le sue grazie, cercò di recuperarlo.
La aiutai andando dall’altra parte per spingerlo con il piede verso di lei e, nel farlo, mi si slacciò l’asciugamano che avevo drappeggiato ai fianchi a mo’ di pareo, mostrandole tutto il mio membro, per fortuna ancora a riposo.
Ci facemmo due risate ed esclamammo entrambi: “Pensa se entrassero ora i nostri partner, cosa direbbero? Crederebbero ad una sola parola di quel che ci è successo?” ridendo sulla situazione.
Fortunatamente non successe nulla di più e ci ricomponemmo senza ulteriori problemi.
Alla fine, dopo esserci vestiti, raggiungemmo gli altri presso il ristorante che avevamo adocchiato venendo verso casa.
Fu una cena piacevole. Il ristorante era all’interno del paese, in una piazzetta al cui centro c’era una fontana (cosa strana per un’isola greca) e lungo il lato più largo affacciava una chiesa. Tutte le pareti delle case erano rigorosamente bianche con gli infissi in legno dipinti di blu chiaro.
Dopo cena, uno di noi dispiegò una mappa dell’isola e propose di andare in una spiaggia non troppo lontana dal paese, raggiungibile tramite un breve tratto in autobus e poi con una piccola discesa lungo un dirupo di un centinaio di metri, non troppo agevole ma nemmeno particolarmente faticoso.
Ci consigliò l’oste che, in un gesto di simpatia, portò una bottiglia di ouzo gelato assieme a dei biscotti secchi locali all’anice e brindò al nostro arrivo “µία ϕάτσα, µία ράτσα – mia faza, mia raza” ovvero “una sola faccia, una sola razza”, detto che spesso i greci esclamavano per asserire la comune provenienza mediterranea e la pesante commistione di geni tra i due popoli.
Prendemmo quindi la volta di casa ma visto il precario equilibrio di molti, decidemmo di chiamare due tassì.
Quando arrivammo, Francesca ed io facemmo un rapido salto in bagno per prepararci per la notte.
Quando uscimmo, c’erano Patrizia e Andrea che aspettavano con Patrizia seminuda appoggiata ad Andrea che la sosteneva.
“Vabbè, abbiamo esagerato tutti: buona notte” augurammo loro e ci chiudemmo in stanza.
Era abbastanza caldo e non avevo alcuna intenzione di mettermi nulla per cui mi tolsi le mutande e mi buttai a letto. Francesca invece si infilò il magliettone già usato ad Atene, si tolse la biancheria, spense la luce e si mise anche lei a letto.
Ero brillo, un po’ di mal di testa, ma non mi sentivo troppo male. Allungai la mano tra le gambe di Francesca e le chiesi “E qui come sta?”.
Lei allargò le gambe per favorirmi e nel contempo allungò la mano a prendere il mio cazzo che nel frattempo si era risvegliato.
Dopo un po’ di carezze da parte sua e mia, decisi di leccarla e mi misi in posizione 69 sopra di lei mentre le succhiavo il clitoride, le labbra e le infilavo una o due dita nella vagina. Lei ricambio succhiandomi il pisello e leccandomi l’asta. Ad un certo punto smise di leccarmi ed iniziò ad ansimare. Anche il sapore era diverso, più aspro ed acidulo. Una colata di umori densi le uscì dalla fica mentre la penetravo con le dita.
Mi girai e le infilai il mio cazzo al volo. Iniziò a emettere una serie di gemiti sommessi, ma via via sempre più rumorosi.
“Zitta che ci sentono!” le dissi prima di metterle la lingua in bocca di baciarla per farla tacere. Il tempo di una decina di pompate e lei proruppe in un urletto “SIIII!!!! VENGO!!!!” seguito da un copioso schizzo che bagnò maglietta, lenzuolo e materasso.
Sentimmo dopo un po’ bussare alla porta: “Francesca, Paolo, problemi?” chiesero da fuori.
“No, nulla, tutto a posto, Francesca ha sbattuto il piede contro il letto” mentii.

Aprimmo la serranda per far rinfrescare l’aria, ci adagiammo sul letto dalla mia parte e ci addormentammo abbracciati.

Spiaggia o scoglio?

Il mattino successivo il nostro arrivo a Naxos ci svegliammo tutti molto, molto tardi. Tra la stanchezza accumulata per il viaggio e per la notte caldissima di Atene, la giornata faticosa in traghetto e, soprattutto, la sbronza collettiva al ristorante, eravamo tutti abbastanza cotti e nessuno aveva messo sveglie.
Io fui il primo ad alzarmi verso le 10 del mattino. Con un bel alzabandiera mi infilai al volo un paio di pantaloncini e andai come prima cosa in bagno. Dopo i bisogni mattutini mi infilai al volo sotto la doccia. Dopo poco entrò in bagno Patrizia, anche lei ancora assonnata e con una maglietta tutta per traverso. Probabilmente non si era nemmeno accorta che c’ero io in bagno perché si sedette ad occhi chiusi sulla tazza ed iniziò a fare pipì. Solo quando fece per prendere la carta igienica per asciugarsi aprì gli occhi e quasi saltò per la sorpresa.
“Ma che stai facendo in bagno? Esci!!!” disse.
“Veramente in bagno c’ero già io, dentro la doccia” risposi.
“Perché non ti sei chiuso a chiave?”
“Semplicemente perché la chiave non c’è. E poi sei tu che non hai bussato!”.
“E poi, comunque, piantala … anzi, passami per favore il telo che non posso uscire così dalla doccia” aggiunsi.”
“Hai capito…tanto ti ho già visto nudo, pensi che mi scandalizzi?” ribattè un po’ piccata.
La presi in parola, aprii la porta della cabina doccia ed uscii nudo, gocciolante ed anche un po’ barzotto.
Patrizia mi squadrò da cima a fondo, soffermandosi sul mio pisello che, seppur non eretto, era pur sempre abbastanza grosso da meritarsi anche una seconda occhiata.
Presi dal gancio il telo e me lo avvolsi attorno alla vita, appena in tempo per non essere scoperto da Filippo, il ragazzo di Federica, che entrava anche egli stropicciandosi gli occhi e con una vistosa erezione sotto le mutande.
“E che cazzo… manco in bagno si può entrare?” fu il suo buongiorno quando mi vide.
Poi realizzò che c’era pure Patrizia. “Che cazzo ci fai tu qui?” chiese.
Scoprimmo che Filippo, di prima mattina e dopo una sbronza, è da turpiloquio facile ed ha la simpatia di un pastore abruzzese a cui hanno appena chiuso il passo al pascolo.
Stavo giusto per uscire ed avevo appena aperto la porta che mi ritrovai davanti alla porta Domitilla detta Dede, la ragazza di Adriano, che voleva entrare anch’essa in bagno.
C’era più traffico lì che alla stazione metro A di Termini di prima mattina di un giorno lavorativo.
Salutai Dede con un sorriso che mi fu ricambiato con un cenno della testa, un occhio aperto ed uno chiuso. Era evidente che l’ouzo e la recina della sera prima avevano lasciato vistose tracce.
Andai in soggiorno ove Andrea, il ragazzo di Patrizia, ancora dormiva a pancia in su ed a gambe larghe, il lenzuolo in mezzo alle gambe e con il cazzo bello dritto mezzo scoperto.
Feci finta di niente ed andai verso la cucina a preparare il caffè.
Presi la moka gigante da 8 e quella media da 4 e le preparai entrambe con l’acqua minerale, Avevamo trovato solo caffè greco, marca impronunciabile e aroma improponibile. Mi resi conto, leggendo l’etichetta, che chi l’aveva preso dallo scaffale non si era reso conto che era caffè d’orzo.
“Καφές Κριθάρι” non era Caffè marca Krithari, ma caffè d’orzo!!!
Tornai verso il bagno per affrontare Filippo e Dede che il giorno prima erano andati a fare la spesa.
“Ma vi siete resi conto che avete preso il caffè d’orzo? Ma non sapete leggere?”
“Ma è greco!” rispose Patrizia.
Dimenticavo che non tutti avevano fatto il classico, e che il greco era una lingua con il suo alfabeto molto diverso da quello latino.
“Ora però bisogna andare a comprarlo!” esclamai un po’ seccato. Se c’era una cosa che mi metteva di cattivo umore, era il non poter prendere il caffè appena alzato.
Decisi di scendere giù, fare circa duecento metri verso il paese, fermarmi al bar e chiedergli se poteva vendermi del caffè per preparare un paio di macchinette.
Mi infilai al volo una maglietta ed un paio di scarpe, presi il portafogli e, dopo aver tranquillizzato Francesca (“Amore vado a comprare il caffè per te!”) mi avviai verso il bar,
Era un locale molto differente dai nostri bar. Era più una mescita di bevande e di alcolici, ed il caffè che bevevano era il caffè alla turca, denso da tagliarsi con un coltello e pieno di fondi. Però dietro al bancone c’era una macchina espresso Gaggia nuova di zecca con il suo bel macinacaffè pieno di chicchi.
Salutai prima in italiano e poi in inglese il barista il quale mi rispose in un italiano un po’ stentato ma comprensibilissimo.
Per fortuna, la comunicazione sarebbe stata facile.
Gli chiesi subito un espresso per me al banco e gli spiegai il problema. Lui andò dietro al retrobottega, separato da una di quelle tende a strisce di plastica tutte colorate anni 70, e ne tornò fuori con un pacchetto di caffè macinato di una marca italiana allora a me sconosciuta, la Borbone di Napoli. Mi raccontò che glielo portava un paio di volte a stagione, assieme al caffè in grani, il fratello che faceva il marittimo su una nave di linea che faceva la spola tra Napoli e Atene.
Mi preparò quindi il caffè e dovetti riconoscere che era sicuramente migliore di tante ciofeche bevute in giro per l’Italia. Gli chiesi quindi se mi poteva preparare alcuni caffè a portar via; lui tirò fuori una bottiglia in vetro del latte che lavò e sgrassò al vapore prima di riempirla a metà di caffè espresso. Gli promisi di riportargli la bottiglia vuota.
Pagai una manciata di dracme, una frazione di quanto avrei speso a Roma, e tornai verso casa.
“Ho portato il caffè per tutti!” dissi ad alta voce. Andai in cucina, presi una tazzina e vi versai un po’ del caffè dalla bottiglia. Poi presi lo zucchero in zollette e ne misi una nella tazzina, girai il tutto e lo portai a Francesca.
Buongiorno amore!” le dissi poggiando la tazzina sul comodino e chinandomi su di lei per baciarla. Era coperta fino al collo con il lenzuolo; lo presi e lo aprii scoprendola e provocandole una reazione stizzita “E lasciami in pace! Sto dormendo!”, riprese il lenzuolo e tentò di ricoprirsi. Il magliettone era salito fino alla pancia scoprendole il culo ed una spallina era arrivata a metà braccio lasciando fuori la tetta.
Approfittai, la riscoprii di nuovo ed iniziai a carezzarla sui capelli e dietro al collo, Poi scesi sul seno, lo scoprii del tutto ed iniziai a baciarle e leccarle i capezzoli. Francesca si schernì un attimo per poi accettare quelle coccole. Con la mano percorsi le cosce fino alla fica che era calda ed umidiccia. “Nooo, fermati! Devo andare a fare la pipì!” mi disse e si alzò di scatto, si rassettò il magliettone, infilò le ciabatte e si diresse al bagno. Aprì la porta e la richiuse alle spalle. Dopo dieci secondi sentimmo due urla in bagno. Ci affacciammo e trovammo Francesca seduta sul water che si copriva al meglio con la maglietta e Adriano, il ragazzo di Dede che era anche andato a fare la doccia, che si copriva con la mano il pacco mentre con l’altra cercava di prendere un telo. Decisamente la mancanza della chiave della porta del bagno era un problema.
Adriano riuscì a coprirsi e Francesca si alzò dal water dopo che aveva ottenuto che Adriano uscisse.
La giornata non era iniziata nel modo migliore.
Per calmare un po’ le acque chiesi a tutti di uscire in balcone per prendere il caffè che avevo portato.
“Pare che abbiamo un problema con il bagno” dissi.
“Siamo otto con un solo bagno, e questo è già di per sé un problema. In più manca la chiave” continuai.
“Quindi ci dobbiamo organizzare. Propongo che per andare in bagno, lavarci e farci la doccia ci andiamo a coppie: uno si lava ed uno sta in bagno. I capelli li asciughiamo in balcone o in camera da letto. La doccia dopo il mare possiamo farla qui in balcone: c’è il tubo per innaffiare che va benissimo” proposi.
Era una proposta di buon senso e fu accettata da tutti.
Giusto Dede disse “Ma non potremmo chiedere al padrone di casa di darci la chiave?”
Mi chiesero di chiamarlo al telefono in giornata ed esporgli il problema.
Erano già quasi le undici e mezza e stavamo ancora a girare a vuoto, ed ancora non avevamo deciso dove andare.
“Vista l’ora” intervenne Filippo “non abbiamo molti posti dove andare. Possiamo muoverci a piedi o con i bus, ma non possiamo andare molto lontano. Propongo la spiaggia di Agios Georgios che è abbastanza vicina e ci si può andare a piedi da qui”.
“Oppure?” chiese Patrizia.
“Oppure possiamo arrivare ad Agios Prokopios, che però è più lontano e dovremmo prendere due tassì” dissi io.
“E che differenza c’è” chiesero in coro le ragazze,
Risposi io.
“Agios Georgios è la Fregene di Naxos, Agios Prokopios è un po’ come Passoscuro” facendo i dovuti paragoni con il litorale romano.
“Ovviamente, parliamo sempre di spiagge in un isola greca!” aggiunsi.
“E comunque, ad Agios Prokopios ci sono anche un po’ di scogli e calette di sabbia tra gli scogli per cui l’acqua dovrebbe essere più bella” conclusi.
Votammo tutti per San Procopio.
Ci mettemmo i costumi, prendemmo le sacche con i teli ed i costumi di ricambio, un po’ di bottiglie d’acqua, dei crackers e gli immancabili Walkman e partimmo.
Scendemmo in piazza e incrociammo il tassista della sera prima che ci salutò “Romani! Buono ghiorno!”. Gli spiegammo che volevamo andare ad Agios Prokopios, lui ci fece l’occhiolino e disse “Aspettate che lo dico all’amico” e si mise a parlare gesticolando con un collega. Alla fine sembravano entrambi soddisfatti e ci disse: “Vi portiamo noi, però dobbiamo metterci d’accordo per il ritorno perché lì non c’è un telefono per chiamarci. Va bene se vi riprendiamo alla 6 del pomeriggio?”
Era oramai passato mezzogiorno, cinque ore di mare potevano bastare, come primo giorno.
Accettammo e ci mettemmo d’accordo per 1.500 dracme a tassì andata a ritorno, circa 15.000 lire in quattro.
Salimmo quindi sulle macchine e ci recammo alla spiaggia di Agio Prokopios. Il tassista, Ioannidis, cercava di attaccare bottone con Francesca, la mia fidanzata, e con Dede, Francesca non era di buon umore e rispose un po’ seccata, mentre Dede sfoggiò un fantastico francese con il quale interloquì con il guidatore.
Io ero un po’ fuori gioco, il mio francese era elementare, ma capivo quello che si dicevano.
Ad un certo punto Ioannidis chiese a Dede se sapevamo che stavamo andando in una spiaggia nudista. Dedè si bloccò e mi rivolse uno sguardo indagatore.
Feci finta di non aver capito.
“Ioannidis mi sta spiegando che Agios Prokopios è una spiaggia per nudisti. Lo sapevi?” mi chiede.
Scambiai uno sguardo di intesa con Adriano, il suo ragazzo, e negai decisamente.
Anche Francesca si unì all’azione di reprimenda “Figuriamoci se non lo sapeva…”.
Ovvio: poteva la mia ragazza, in questa situazione, darmi ragione? Nooo, figuriamoci.
“Io non ne sapevo nulla, Ho letto la cartina che ci hanno dato all’Ufficio turistico e c’è scritto solo che è una splendida spiaggia isolata con sabbia e qualche caletta intima racchiusa tra gli scogli” dissi leggendo l’opuscolo che avevo in tasca. In realtà, avevo già preparato il giro delle spiagge hot raccogliendo informazioni da amici che ci erano già stati prima. Agios Prokopios era solo una delle tappe.
Convinsi in qualche modo Dede e Francesca che non ne sapevo nulla e che comunque, non era detto che ci fosse tanta gente lì, che la spiaggia era grande e che ci sarebbe stato spazio per tutti, bla bla bla…
Ioannidis faceva cenni di assenso con il capo capendo all’incirca di cosa stavo parlando.
Dopo circa un quarto d’ora arrivammo a destinazione.
Il posto era bellissimo, la spiaggia era molto ampia e si estendeva verso sud per oltre un kilometro mentre a nord terminava in un gruppo di calette, tutte sabbiose, protette da vari scogli e raggiungibili solo via mare camminando in acqua.
Effettivamente non c’era molta gente ma i pochi presenti erano tutti nudi o al massimo con le ragazze in topless.
Tutti peraltro concordarono che la cosa non era fastidiosa e che, anzi, avevamo avuto una splendida idea,
Decidemmo di andare in una delle calette.
Le prime due erano già occupate, la terza invece, la più grande, era libera.
Stendemmo i teli e ci mettemmo in costume,
Una dopo l’altra, Dede, Patrizia e Federica decisero di mettersi in topless. Francesca non era molto convinta, indossava un costume intero sgambatissimo e profondamente scollato al giro ascella tanto da lasciare esposto il lato delle tette. Le altre invece indossavano tutte bikini con la mutanda a tanga con laccetti molto ridotta.
Alla fine, dopo qualche mia insistenza, anche Francesca decise di arrotolare il costume intero e scoprire il seno.
Facemmo il bagno in un’acqua limpida e tersa, di un azzurro intenso, ma molto fredda. Non era così piacevole, almeno in quel periodo.
Dopo poco più di un’ora, erano quasi le due, ci venne fame. C’era una sorta di trattoria sulla spiaggia e decidemmo di recarci lì per mangiare un boccone. Dopo esserci asciugati c’eravamo buttati le magliette addosso senza rivestirci. Le ragazze erano tutte senza reggiseno sotto le t-shirt, per lo più bagnate dai capelli proprio all’altezza dei seni che mostravano capezzoli eretti.
Riprendemmo le nostre cose e ci recammo all’osteria. Era una tettoia coperta di frasche con quattro tavolini per una ventina di persone al massimo. Unimmo due tavoli e facemmo un’unica tavolata.
Il cameriere/proprietario/cuoco ci consegnò un foglio di carta pane con scritto a mano il menù in greco.
Toccò a me capire di cosa si trattava e con qualche sforzo, lessi i vari piatti. Alla fine chiedemmo aiuto ad una coppia tedesca che stava lì che ci spiegò i vari piatti.
Chiedemmo un paio di porzioni di moussaka, una specie di parmigiana di melanzane, dei souvlaki, spiedini di pesce spada, un sarago arrosto per almeno tre persone, quattro patatine fritte e quattro insalate di pomodori, il tutto accompagnato da vino locale fresco e frizzantino.
Attendemmo circa venti minuti mentre scolammo un paio di caraffe di vino ed un cestino di pane al formaggio.
I piatti arrivarono tutti insieme.
Avevamo fame, e in men che non si dica spazzolammo tutto.
L’oste ci portò una bottiglia di ouzo gelata. La mia testa era già leggera per la quantità di vino, Francesca e le ragazze invece decisero di fare una sorta di passatella a chi trangugiava più velocemente un bicchierino di quel liquore ad alta gradazione senza lacrimare né tossire. Se si tossiva, se ne doveva bere un altro.
Adriano, Filippo ed io ci rifiutammo. Francesca non voleva ma poi fu convinta anche lei.
Inutile dire che la bottiglia arrivata fortunatamente già smezzata, dopo un paio di giri era stata completamente vuotata.
Chiedemmo il caffè dimenticando che allora, l’unico caffè era quello alla turca, ma necessità fece virtù.
Pagammo una sciocchezza, l’equivalente di diecimila lire a testa d’allora, per del buon cibo in un posto bellissimo.
Ci alzammo barcollando e decidemmo di fermarci prima delle calette, direttamente in spiaggia.
Stendemmo i teli e ci mettemmo a riposare al sole. Dopo una mezz’ora eravamo quasi in coma, cotti dall’alcol e dal sole.
Non faceva troppo caldo, si era alzato il meltemio che iniziava a soffiare intensamente trasversalmente alla spiaggia. Per fortuna eravamo sottovento ad una sorta di duna che ci copriva dal vento fresco.
Le ragazze si erano tutte addormentate. Francesca si era appoggiata con la testa sulla mia pancia, senza reggiseno e con la mano sul mio uccello. Dede era a pancia in giù, anche lei senza reggiseno, a cosce larghe e con il pezzo di sotto del costume messo per sghembo che le scopriva parte della fica. Federica era a pancia in su a prendere il sole in topless mentre Patrizia, anche lei seminuda, si era fatta abbracciare dal suo Andrea che le stava dietro.
Eravamo cotti. Letteralmente. Dal vino, dall’ouzo e dal sole.
Arrivarono le quattro del pomeriggio.
Ci risvegliammo e prima uno e poi l’altro iniziammo ad andare in acqua per trovare refrigerio.
Dopo poco arrivarono un gruppo di ragazzi olandesi che si sistemarono accanto ai nostri asciugamano, si spogliarono nudi e si gettarono in acqua schiamazzando e giocando tra di loro ad una lotta simulata. Una coppia di loro iniziò però a fare sesso in acqua davanti a tutti. Lui era tatuato in gran parte del corpo con un pene di dimensioni enormi, lei aveva una lunga capigliatura rasta e i piercing ai capezzoli oltre ad essere totalmente depilata. Poi, anche gli altri si unirono a quella che sembrava essere un’orgia in tutto e per tutto.
Noi tutti, soprattutto le ragazze, tacemmo ed assistemmo stupiti osservando da un lato quella ragazza minutina in grado di far sparire dentro di sé un cazzo di quella portata, e poi commentando con i gesti il bordello che si era creato in pochi secondi.
Francesca era quasi atterrita osservando quel gigantesco cazzo, si strinse a me e mi sussurrò “Ma come fa? Non le fa male? È …enorme!”.
“A quanto pare no, E mi pare che le piaccia pure!” le risposi stringendola a me da dietro facendole sentire il turgore delle mie parti basse.
“Ma che ti eccita?” mi chiese un po’ seccata.
“È meglio di un porno, no?” le dissi, accentuando la pressione sul suo culo mentre le presi le tette tra le mani.
“Stai fermo, che ci vedono!” disse stizzita togliendo le mani dal seno.
Le spostai allora il costume di lato e le infilai al volo il mio pisello nella sua micia, nascosto dall’acqua che ci arrivava alla pancia. Francesca protestò un attimo poi iniziò a muoversi ritmicamente.
Ma furono solo pochi colpi prima che Francesca stizzita riguadagnasse il controllo e se lo sfilasse.
Si era accorta che sulla spiaggia c’erano due coppie che ci stavano osservando con malcelata curiosità.
“ECCO HAI VISTO?” urlò Francesca. “BELLA FIGURA DI MERDA!”
“E fattela una risata ogni tanto, Fra’!” le dissi mentre andavamo verso la spiaggia.
Quando arrivammo sulla spiaggia, la lei dell’altra coppia mi disse sorridendo “I’m quite sure she isn’t interested to swing with us, is it?”
I’m afraid she is not!” replicai nel mio migliore inglese e ci facemmo una risata. Era una rossa molto, molto carina per essere un inglese.
Iniziammo a conversare mentre ritornavamo verso riva.
Le chiesi da dove venissero. Mi rispose che erano irlandesi di Dublino, in vacanza in Grecia da un mese e che avevano fatto un bel giro delle Cicladi in barca.
 “Oh, molto interessante! E che barca è?”
“Abbiamo un motorsailer di 40 piedi. Giusto due cabine ed una toilette. Un camper marino” rispose.
Arrivai sulla spiaggia, raggiunsi la mia fidanzata e feci le presentazioni.
My name is Paolo and she’s Francesca, my fianceè. We will marry next february.” e poi, verso Francesca “Amore, loro sono?” e chiesi i loro nomi “what’s your name?” domandai.
“Oh, io sono Rebecca, lui è John” indicando il suo ragazzo, un omone alto almeno 1.90 che faceva sembrare Rebecca ancora più minuta di quanto non fosse.
“L’altra coppia sono Caitlin” e indicò la ragazza con lunghe trecce bionde piena di lentiggini “e Sean”, il suo ragazzo anch’egli ipervitaminizzato, con capelli rosso carota ed un collo taurino largo quanto la testa.
Ci stringemmo le mani facendo le presentazioni reciproche. Francesca aveva fatto scuola interpreti e parlava un ottimo inglese, io me la cavavo a sufficienza per intrattenere una conversazione di carattere generale.
Presto fummo raggiunti dagli altri amici.
Iniziai il giro delle presentazioni introducendo le varie coppie. Li invitammo a sederci con noi scusandoci se non avevamo nulla da offrire. Sean si alzò e si recò ai loro asciugamani poco distanti prendendo quello che sembrava un contenitore refrigerato.
Lo aprì di fronte a noi ed iniziò a distribuire bottiglie di birra irlandese a tutti noi.
Era bella ghiacciata ed era impossibile rifiutare, troppo invitante.
Iniziammo a chiacchierare e chiedemmo loro come mai in quella spiaggia.
Ci spiegarono che erano appena approdati da un giro per le Cicladi e avevano necessità di fermarsi per qualche giorno in attesa di poter riparare una pompa di bordo che si era rotta e non scaricava fuori l’acqua dalla sentina ed il motore elettrico dell’elica intubata. Era più di un mese che giravano per l’Egeo e avevano visitato almeno una quindicina di isole diverse, ma che ora volevano fermarsi un po’ e divertirsi a terra.
Anche i nostri amici romani non se la cavavano male con l’inglese e gli irlandesi, per cultura ed abitudine, non sono schizzinosi come gli inglesi che fanno finta di non capire chi parla male la loro lingua, per cui la conversazione scorreva tutto sommato liscia e piacevole in un misto di italiano ed inglese.
Si erano fatte quasi le sei ed era giunto il momento di andare al punto di incontro con Ioannidis ed il suo collega tassista.
Sean e John a quel punto ci proposero di andare tutti a cena da loro per una bella festa in barca.
Ci guardammo l’un con l’altro ed accettammo. Le ragazze, sempre un passo avanti a noi, dissero: “Possiamo portare qualcosa da mangiare? Possiamo preparare noi la pasta?”
Oh! Great! It would be so nice!” intervenne John. “E’ la volta buona che mangiamo la pasta come si deve. We really love pasta, honey, isnt’it?” disse abbracciando Rebecca da dietro.
Ci facemmo dare il nome della barca e dove era ormeggiata e ci demmo appuntamento per le otto e mezza di sera.
“A proposito, ricordatevi che poi ci divertiamo!” ci disse Caitlin. Ci guardammo con uno sguardo interrogativo, della serie: “In che senso?”.

Preparativi per la sera

Arrivarono Ioannidis il tassista ed il suo collega che ci caricarono sui loro tassì e ci portarono a casa.

Strada facendo Francesca e Federica si fermarono al minimarket e comprarono un po’ di barattoli di pelati, della cipolla e dell’aglio oltre a basilico e peperoncino. Poi comprarono un paio di chili di pasta.
Noi andammo invece a casa a fare la doccia e ad iniziare a prepararci.
Filippo e Andrea andarono a comprare del vino ed un paio di bottiglie di ouzo. A quanto pare, non erano sufficienti la sbronza a pranzo e quella a cena del giorno prima. Mi ripromisi che non avrei toccato alcol, quella sera.
Le due ragazze avevano occupato assieme il bagno per cui Adriano ed io decidemmo di lavarci in balcone. Ci spogliammo nudi e ci lavammo con il tubo dell’acqua per innaffiare fissato alla parete in qualche modo. Adriano sembrava decisamente mini dotato, un contrasto notevole rispetto alla sua stazza di un metro e ottanta per ottanta chili.
Ci lavammo di fretta e cercando di non farci vedere troppo dai vicini che abitavano le case circostanti.
Eravamo ancora nudi in balcone quando si affacciarono Patrizia e Dede, Patrizia era con una maglietta appena sotto il sedere, Dede invece aveva l’asciugamano avvolto attorno al corpo e stretto al seno, che però le scopriva gran parte delle cosce.
“Però potreste anche coprirvi!” ci disse Dede, senza distogliere però lo sguardo dal mio pacco, decisamente più in forma di quello del suo fidanzato.
“Amore, non è il caso che rientri, scusa?” la rimbrottò Adriano, con un tono seccato.
Le ragazze si scambiarono uno sguardo di intesa, fecero una risatina e poi rientrarono.
Sentii chiaramente Patrizia confessare a Dede “A Paolo gliel’ho visto già due o tre volte. È grosso!!!” e Dede che rispondeva “Si ma Adriano quando è duro è grosso anche lui… solo che da moscio sembra piccolo…”.
Chiacchere e confessioni tra ragazze.
Dopo un po’ tornarono Francesca e Federica con la spesa e, dopo poco, anche Filippo ed Andrea con le bottiglie.
Federica si fiondò in camera con Andrea. Sentimmo un bel po’ di movimento e, trascorsa una mezz’oretta, riapparirono trafelati.
“Avevamo sonno…” dissero, visibilmente rossi in viso.
Francesca invece approfittò per farsi la doccia e lavarsi i capelli poi, con il telo avvolto attorno al corpo, rientrò in camera, chiuse la porta e si denudò.
“Paolo, cosa mi metto stasera?”
Ne ero certo, ci stava pensando già dalla spiaggia.
Aprì l’armadio ed iniziò a scorrere i vari capi. Tirò fuori il vestitino del giorno prima, una tuta pantalone di cotone bianco, leggera e semi trasparente con degli inserti in tulle sul seno e sui fianchi ed un vestito lungo nero a canottiera con un lungo spacco sulla coscia.
“Io credo che il vestitino vada bene” le dissi, certo che l’avrebbe scartato.
“L’ho messo ieri, poi sembra che ho solo quello” rispose. Quod Erat Demonstrandum.
“Ok. Allora mettiti la tuta bianca” le dissi.
“Sono ancora troppo bianca per metterla!” esclamò.
Lo sapevo, avevo puntato il vestito nero dall’inizio, ma se le avessi detto subito quello, non l’avrebbe messo.
“Mi pare che allora non ci siano altre opzioni. Metti il vestito” dissi.
“Ma è scollata dietro, ho i segni del costume. A proposito, me lo metto il reggiseno?” chiese.
“Ma, ovvio che si, no?” ove l’obiettivo era esattamente il contrario.
“Ma si vedono i segni, non ti pare un po’ brutto?” Ovvio. Ovvio!
“Francè, fai un po’ come ti pare, allora!” sbottai.
“Ecco, mai che ti si possa chiedere qualcosa. Una ti chiede un consiglio, un parere e tu, nulla. Sei il solito!” rispose.
Che palle!!!!
Ad ogni modo, mi avvicinai a lei, la abbracciai da dietro e le diedi dei bacini sul collo e sul lobo dell’orecchio: sapevo che sarebbe impazzita, i capezzoli si sarebbero rizzati e le si sarebbero gonfiate le grandi labbra.
Feci quindi un rapido controllo: capezzoli ritti, grandi labbra gonfie, clitoride esposto.
Missione compiuta.
“Hai ragione amore, sarebbe brutto con il reggiseno sotto. Anzi, ti suggerisco di non mettere nemmeno le mutande, si vedrebbero troppo i segni. Metti il vestito così, senza niente” suggerii.
“Tanto sarà buio, chi vuoi che ti veda?”
“Ma si vede che non porto le mutande” nicchiò.
“Ma dai, siamo in Grecia, chi vuoi che ci faccia caso?” cercai di convincerla.
Si infilò l’abito così, senza slip e senza reggiseno.
Poi si spostò verso la finestra cercando di specchiarvisi visto che in camera non c’era uno specchio.
“Non riesco a vedere nulla. Si vede che sono senza intimo?” chiese.
“No, non si vede nulla”. Se avessi avuto il naso di Pinocchio, sarebbe cresciuto di almeno un metro. In compenso il mio cazzo era bello gonfio…
“Perché ti sei eccitato?” mi chiese vedendomi in quello stato.
“Colpa tua, mi fai eccitare. Ora devi fare qualcosa!” le dissi.
Lei si inginocchiò, prese il mio cazzo in mano, gli si avvicinò e disse “Ora tu fai il bravo e ti prometto che più tardi ti farò divertire con la tua amichetta. Ora ti do un bacino e tu fai la ninna” gli parlò come a un ragazzino, quindi lo prese in bocca, leccò tutta la cappella, mi fece un po’ di su e giù e quindi si staccò, lasciandomi peggio di prima.
“Così impari!” mi disse facendomi un occhiolino.
Che stronza!!!
Pure io mi rivestii senza indossare l’intimo, e glielo feci notare.
“Giarda che si vede tutto!” disse.
“Bene, farò felici le altre!” risposi.
“STRONZO!”

Uscimmo dalla stanza ed andammo fuori in balcone dove c’erano già Patrizia e Andrea e Federica e Filippo.
Mi accorsi che la tenuta di Francesca non era passata inosservata per le rapide occhiate che si erano scambiate le ragazze. Loro peraltro non erano da meno. Patrizia indossava un vestito bianco leggero e molto scollato, visibilmente senza reggiseno. Federica invece portava una tuta pantalone molto larga, a fantasia di colori a strisce, di un tessuto leggerissimo, quasi organza, stretta sopra il seno da un elastico e con due fessure sui fianchi che arrivavano in alto fino all’elastico ed in basso fino alla cintura. Anche lei non indossava reggiseno.
“Dovremmo iniziare a muoverci. Ci vogliono una decina di minuti buoni ad andare a piedi e poi dobbiamo cucinare. Se andiamo di questo passo, ceniamo alle undici” dissi loro.
Patrizia ne convenne.
“E se intanto andassimo avanti noi tre con la pasta ed i pelati?” disse Federica rivolta a Francesca e Patrizia.
“È un’idea!” risposi annuendo. Anche Andrea e Filippo erano d’accordo.
“Io credo che se scendiamo alla cabina del telefono potremmo chiamare Ioannidis e farci venire a prendere. In fin dei conti dobbiamo portare anche le bottiglie di vino” dissi.
Scesi quindi alla cabina all’angolo e chiamai il numero del parcheggio di Ioannidis. Mi rispose un altro taxi al quale detti l’indirizzo e gli dissi dove doveva portare le ragazze.
Dopo cinque minuti il taxi arrivò e facemmo salire le ragazze con la spesa ed il vino
“Iniziate, ora arriviamo”
“Ma non so come si arriva al porto”
“Lo sa il tassista.”
“E la barca, come si chiama?”
“Lo sa il tassista.”
“Perché non vieni anche tu?” mi chiesero.
“Paolo, vai anche tu. Così possiamo prendere solo un altro taxi noi quattro” disse Andrea. Era un suggerimento di buon senso che accettai di buon grado.
Mi misi seduto accanto al guidatore e cercai di fare conversazione ma purtroppo parlava pochissimo l’inglese e non conosceva l’italiano. L’unica cosa che capimmo era che era un profugo libanese scappato in Grecia.
Arrivammo alla barca.
Francesca mi sussurrò all’orecchio “Cerca di starmi vicino. Anche il tassista si è accorto che sono senza mutande!”.
“Bene, vuol dire che stasera si farà una sega pensando a te!” risposi.
“PORCO!”.

La cena in barca

La barca era un motorsailer in acciaio degli anni 70. Ormeggiata di poppa, aveva la passerella per salire a bordo piuttosto alta rispetto al pontile. Sullo specchio di poppa, c’era scritto il nome della barca, Áine, la dea irlandese dell’estate.

Hey people, requesting the permission to board!” urlai dal pontile.
Come on board, mate!” mi rispose la voce roboante di John.
“Dai, salite su. Avete bisogno di una mano?” ci chiese sporgendosi dalla battagliola.
“No, credo di no. Non so le ragazze” risposi. In effetti tutte e tre indossavano i tacchi: strano che nessuno avesse loro ricordato che a bordo si sta a piedi nudi, di solito. Comunque, né John né Sean obiettarono nulla quando le ragazze misero i piedi sul ponte, anzi, entrambi guardarono con ammirazione e malcelato interesse.

“E gli altri?” chiese Sean.
“Ora arrivano. Dede e Adriano erano un po’ in ritardo. Però ho portato il vino” dissi mostrando loro le bottiglie di vino e di ouzo che avevamo comprato nel tardo pomeriggio.
Dal boccaporto emerse la testa riccioluta di Caitlin.
Hey gals, I’m waiting for you! Come down and reach me in the galley!” disse, chiedendo alle ragazze di raggiungerle in cambusa.
Dopo qualche secondo uscì anche Rebecca, vestita con una gonnellina corta, una canottiera ed un grembiule da cucina.
“Voi ragazzi iniziate ad aprire il vino mentre noi cuciniamo!” disse.
Ci accomodammo nel quadrato a poppa, ove c’era un tavolo circondato da un po’ di sedie da regista ed un paio di divanetti.
Mentre preparavamo i beveraggi iniziammo a chiacchierare. Scoprimmo che Caitlin era la figlia del proprietario della barca, un piccolo imprenditore irlandese. Sean, il suo ragazzo, lavorava nell’impresa come impiegato da dopo il college e lì conobbe Caitlin. Ora era responsabile delle mostre e degli eventi in Irlanda.
John invece era invece da poco laureato in economia ed era uno sportivo, un velista con alle spalle la partecipazione a molti campionati di vela e, ovviamente, la patente nautica. Lavorava nell’azienda di famiglia da tempo ma si era preso un po’ di mesi di riposo sabbatico. Rebecca era la sua fidanzata fin dai tempi della scuola e lavorava anch’essa nell’azienda di John.
Dopo qualche minuto arrivarono Dede, anche lei stupenda con un abito di maglina lungo e molto attillato che ne evidenziava le forme (e le tette!), accompagnata dal suo Adriano e dagli altri amici. Anche Dede raggiunse subito le ragazze sotto coperta in cambusa.

Noi invece stappammo una delle bottiglie di vino bianco fresco del posto e facemmo il primo giro di brindisi, scambiandoci informazioni sulle nostre attività, lavoro, famiglie, studi, ecc.
Raggiungemmo poi le ragazze sotto coperta in cambusa, in realtà poco più di un angolo cottura, però c’era tutto: fornelli del gas a 4 fuochi, forno, frigo, ghiacciaia, insomma, tutto quanto si sarebbe trovato in un grosso camper.

Le ragazze erano tutte al lavoro, tutte con un grembiule. Chi preparava l’antipasto, chi stava cuocendo il sugo per la pasta (“Franci, amore, ricordati l’origano!”), chi tagliava a fette degli enormi pomodori locali che avevo già avuto il piacere di assaggiare in spiaggia la mattina.

“Ragazzi, salite su e portate a tavola l’antipasto e qualche bottiglia” disse Rebecca rivolta a noi.
Prendemmo un paio di vassoi e due bottiglie di bianco ghiacciato esattamente identiche a quelle che avevamo portato noi.
“Abbiamo scoperto anche noi questo vino locale, è molto buono ma deve essere mandato giù gelato!” disse John.
Dopo un po’ salirono le ragazze portando un altro vassoio di antipasti.

“L’acqua per la pasta è pronta. Visto che ci vogliono dodici minuti di cottura, iniziamo a mangiare qualcosa poi scendo in cucina a buttarla giù” disse Francesca che aveva preso il controllo delle operazioni di cottura della pasta. Era quasi maniaca e mi coinvolgeva sempre per controllare la giusta salatura e cottura.

Iniziammo a mangiare un antipasto a base di carpaccio di tonno e di pesce spada al limone, un po’ di insalata di mare e qualche alicetta marinata.
Il vino cominciava a scorrere a fiumi…
Francesca mi chiese di accompagnarla giù in cambusa, ma si unì a noi Rebecca “così mentre cuoce la pasta ne approfitto per andarmi a cambiare che così ho caldo”. In effetti indossava una sorta di felpa leggera, sicuramente utile per non sporcarsi ma probabilmente un po‘ troppo calda per stare davanti ai fornelli e poco elegante per una cena con le nostre ragazze. Si, perchè le donne amano mettersi in competizione. Se una si veste elegante e le altre hanno modo di cambiarsi, troveranno la scusa per allontanarsi ed andare a vestirsi differentemente. “Mi ero macchiata, avevo caldo, c’era un buchino, il colore attira le zanzare” ed altre balle del genere.

In effetti, riapparve dopo una decina di minuti giusto mentre Francesca stava per scolare la pasta. Indossava anche lei un abito di tessuto leggero color lilla allacciato al collo che le lasciava la schiena completamente nuda e che le fasciava i fianchi, arrivando poco sopra il ginocchio.
“Rebecca, per favore, prendi la pentola del sugo e versala dentro la ciotola” disse Francesca alla rossa, mentre scolava la pasta con il mio aiuto. Versai la pasta dentro la ciotola, Francesca aggiunse il sugo rimasto e poi un po’ d’olio d’oliva a crudo mentre Rebecca mescolava il tutto.

Mi dettero il compito di portare a tavola il piatto da portata mentre loro si toglievano i grembiuli.
Fummo accolti da un applauso innescato dai nostri ospiti. In effetti, nella sua semplicità quella conca piena di spaghetti fumanti così ricchi di sugo era uno spettacolo e stimolava l’appetito.

Lasciai a Francesca e Rebecca il compito di fare i piatti e mi misi a sedere accanto a Caitlin.
Mangiammo con voracità e di buon gusto tutta la pasta, non disdegnando di fare la scarpetta, imitati in questo anche dai nostri amici irlandesi, a digiuno di certe tradizioni forse poco diffuse nel bel mondo ma molto gradevoli e piacevoli.

La cena scorse leggera tra una chiacchera ed un brindisi, e svuotammo parecchie bottiglie.
Terminato di mangiare, le ragazze si alzarono per portare giù in cucina i piatti e per sparecchiare lasciando noi ragazzi a chiacchierare.

Sean da ottimo padrone di casa tirò fuori una delle bottiglie di ouzo che avevamo portato ed una bottiglia di whiskey irlandese.
Inutile dire che il suo liquore ebbe un successone mentre l’ouzo rimase lì in attesa che qualcuno lo aprisse. John invece fece girare una scatola di sigari cubani. Anche in questo caso, l’offerta fu apprezzata da tutti.

Arrivarono dopo un po’ le ragazze che si sedettero accanto a noi. Francesca si mise al mio fianco tirando le gambe sotto le cosce, mostrando peraltro il vistoso spacco che arrivava quasi alla vita. Non se ne fece una ragione e mi abbracciò stretto. Anche le altre si accoccolarono accanto ai propri partner.

Anche quella serata sembrava destinata a chiudersi per me e per gli altri con un alto tasso alcolemico, perchè le ragazze assaltarono la bottiglia di ouzo e la finirono in poco tempo.
Ma alto tasso alcolemico coniugato con ragazze e vacanza significa quasi sempre guai.
Guai piccoli, ma fastidiosi.

Iniziò Patrizia che era quella meno avvezza a bere e che sopportava meno di tutti l’alcol. Attanagliata dal mal di testa e dalla nausea, si sentì male e non fece in tempo a mettere la testa fuori bordo che dette fuori anche l’anima sporcando un po’ la murata e parte della coperta, ma soprattutto bagnò e sporcò tutto il suo vestito assieme ai pantaloni ed alla maglietta di Andrea che era andato in suo soccorso. Non contenta, subito dopo ebbe un attacco di risa isteriche da farsela letteralmente sotto. Dopodiché, in preda ad un attacco isterico, si sfilò il vestito rimanendo nuda. Si, nemmeno lei portava le mutande.

Andrea non si era accorto di nulla perché nel frattempo stava cercando di sfilarsi la polo tutta sporca cercando di non bagnarsi in viso, aiutato da Filippo e da Dede. Poi chiese la manichetta dell’acqua per sciacquarsi e per togliere i resti di vomito dalle gambe e dai pantaloni.
Nel frattempo Caitlin era scesa sotto coperta a prendere una felpa ed un paio di mutande per Patrizia oltre ad un telo per asciugarsi.

Noi “sobri” iniziammo cercammo invece di ripulire il macello della coperta e della murata.
Con una sorta di mocio ed un po’ di secchi d’acqua di mare ripulimmo dal vomito la zona imbrattata. Per fortuna, fu una cosa quasi agevole.
Più complicato da gestire fu il problema dei vestiti sporchi e bagnati.

Andrea era a torso nudo con la polo che era stata messa a bagno in un secchio d’acqua, ma i suoi pantaloni iniziavano a puzzare. Decise di toglierli, rimanendo anche lui in mutande che, essendo bianche, da bagnate erano totalmente trasparenti ed aderivano al suo “pacco”, e per questo fu oggetto di sguardi curiosi un po’ da tutte le ragazze presenti, compresa la mia Francesca che pizzicai a spizzare con lo sguardo lo spettacolo involontario.

Chiamammo dalla cabina telefonica antistante la barca un tassì per portarli a casa. Fu complicato convincere l’autista che i due non erano né esibizionisti né pervertiti, ma solo due che avevano bevuto troppo, ma alla fine con la promessa di 5.000 lire di mancia i due partirono.
Rimanemmo noi a chiacchierare cercando di smaltire l’eccesso di alcool.

Scoprimmo che Caitlin, pur vivendo a Dublino, era nata a Roma e vi era rimasta fino ai sei anni di età e che Sean, il suo fidanzato, non era irlandese ma americano di Boston e che aveva frequentato la John Cabot University a Roma prendendovi un Bachelor of Arts prima di andare a Dublino a trovare una vecchia zia. I due si incontrarono per caso, praticamente scontrandosi dietro un angolo e poi rincontrandosi dalla parte opposta della città. Quando si dice il destino.

Poi, purtroppo anche Federica si sentì male, ma fece in tempo ad andare a prua e buttare la testa fuori bordo senza sporcare nulla.
Filippo, cercando di tenerle la testa per aiutarla, sbattè con un piede su una galloccia e si fece male.
John, andando ad aiutarli, inciampò in una scotta che si era staccata dall’albero e urtò a sua volta la testa contro una sartia bassa. Mi alzai a mia volta per andare a vedere la situazione ma nel fare ciò feci cadere Francesca a cui si aprì del tutto la gonna mostrando ai presenti che non portava slip, e provocando la sua incazzatura nei miei confronti, ovviamente perché le avevo detto che non si vedeva nulla.
Insomma, in pochi minuti ci fu un’ecatombe.

John disse “So io come farvi passare la sbronza: vado a preparare una caraffa di caffè!” e scese in cambusa seguito al volo da Rebecca.

Sentimmo un po’ di strepiti venire da sotto, poi tutto tacque fino a che ci fu un po’ di rumore di cose che cadono e di cocci che si rompono.

Mi affacciai con circospezione al boccaporto cercando di capire cosa fosse successo e mi accorsi che Rebecca stava a pecorina con le mani appoggiate alla macchina del gas mentre John la trombava a ritmo sostenuto.

What’s up?” chiese Sean tornando da pruna con Caitlin

Uh, nothing, I suppose somehing broke down and Rebecca is collecting the pieces…” barai.

BIG PIECES!” aggiunse Francesca ridacchiando, visto che si era accorta anch’essa di quanto stava succedendo.

“COME!” Rebecca urlò da sotto.

Do you need some help Reb?” chiese Caitlin

Noooo… I said DON’T COME, it’s a plenty of broken glass! I’m fixing the mess” rispose Rebecca ansimando.

“Vabbè… crediamoci” pensammo tutti.

Continuammo a chiacchierare un po’ ma eravamo un po ‘ a disagio.

Se ne accorsero Caitlin e Sean i quali cercarono di scusarsi per la figuraccia.

“Ma quale figuraccia? Ma beati loto che scopano!” aggiunse con voce impastata Federica. “A me da un po ‘ non capita più, HAI CAPITO FILIPPO?” proruppe nei confronti del suo ragazzo.

“Ma dai, lascialo in pace!” le rispose Francesca.

“E tu fatti i cazzi tuoi” ribattè Federica. “A te sta bene perché Paolo fa pure gli straordinari con te. E’ da Atene che state a scopare dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina!” concluse.

“C’è qualcuna che è invidiosa, qui?” si intromise Dede.

“Parla quella che si lamenta che il ragazzo ce l’ha piccolo!” rispose piccata l’altra.

Sean e Caitlin non riuscivano a seguire le battute, non conoscendo l’italiano.

Provai a tradurre ma poi, visto che si rischiava di esagerare, Adriano, Filippo ed io decidemmo di prendere le nostre ragazze per le mani e portarle via.

We promised ourself to not drink anymore this night!” gli spiegai.

Someone did not comply to that promise, and this is the result!” aggiunsi.

Promesse da marinaio greco.


Alla fine ci salutammo e ci demmo appuntamento al mattino successivo giurando che sarebbe stato un giorno senz’alcool.

A casa, in terrazzo

Francesca, Dede, Adriano ed io iniziammo a camminare verso la piazza mentre Filippo e Federica attendevano il tassì visto che Filippo zoppicava e Federica sbandava.
Convenimmo che avevamo proprio esagerato e che forse sarebbe stato meglio evitare l’alcool per qualche giorno.
Dede però ad un certo punto iniziò a lamentarsi che le scappava la pipì. Cercammo un ristorante aperto, un bar, un qualcosa con la toilette accessibile ma era tutto chiuso. Eravamo ancora vicini al lungoporto e proposi a Dede di tornare verso il mare per accucciarsi dietro uno dei gozzi da pesca tirati in secca.
Era l’unica cosa da fare e la mia proposta venne accettata.
Accompagnammo Dede verso la spiaggia e anche Francesca ne approfittò.
Dede si chinò, si alzò il vestito e si sfilò gli slip davanti a noi porgendoli ad Adriano “Tienimeli se no li bagno”. Poi disse a Francesca “Tu è inutile che te li togli, già li hai tolti!” provocando un’occhiataccia di Francesca nei miei riguardi.
Dopo aver visto la mia fidanzata barcollare e caracollare, decisi di accompagnarla.
Nonostante il suo evidente cattivo umore, mi dette la mano e poi mi affidò la sua borsa.
Poi, dietro il gozzo accanto a quello dove si era accomodata Dede, si accucciò e si liberò con una lunga ed intensa deiezione che si concluse con un “Ah” di liberatorio piacere. Quindi mi chiese un fazzolettino di carta che aveva in borsa per asciugarsi.
“Franci, hai un fazzoletto di carta per me?” chiese cantalenando Dede.
“Si, ora te lo passa Paolo” le rispose, porgendomi il pacchetto dei fazzoletti.
Mi appropinquai verso il gozzo e, dalla parte opposta a quella dietro cui si era accosciata, chiamai “Dede! Eccolo. Prendi!” tendendole il pacchetto aperto.
“Non ci arrivo, me li porti qui?”
“Per favore” aggiunse piagnucolando.
Feci il giro dall’altra parte e mi trovai Dede con il vestito tutto arrotolato fino alla vita, senza slip e con la patata quasi del tutto depilata in bella mostra.
“Che c’è? Non ne hai mai vista una? Ti piace la mia? Non è più bella di quella di Francesca?”
Era decisamente ed indecorosamente ubriaca.
Chiamai a gran voce Adriano intimandogli di raggiungermi subito.
In quel momento Francesca, finito di fare i suoi bisogni, ci raggiunse dall’altro lato e vide la scena.
Mi prese per mano e mi trascinò via “Hai chiamato Adriano? Bene, che sia lui a gestirla. Gliel’hai vista per bene? Gliela vuoi asciugare tu, magari?” sibilò con una voce così tagliente che mi si gelò il sangue. Per fortuna che era alticcia: se fosse stata sobria, probabilmente mi avrebbe ucciso lì sui due piedi ed avrebbe nascosto il mio cadavere sotto al gozzo.

“Adriano, noi ci incamminiamo” gli dissi non appena arrivò a sorreggere la sua ragazza.
Presi sotto braccio Francesca e tornammo lentamente verso casa.
Impiegammo circa venti minuti per arrivare a casa. Salimmo, aprimmo la porta e ci recammo direttamente in camera per finirci di spogliare e per andare in bagno.
“Vado a fumarmi una sigaretta in balcone” dissi a Francesca dopo essermi infilato un paio di pantaloncini molto larghi e comodi.
“Ti raggiungo quando ho finito” mi rispose seccamente.
Uscii passando dalla finestra e mi recai nella parte anteriore del balcone dove c’erano le sdraio, il tavolo da ping pong ed quella sorta di doccia fatta con il tubo per innaffiare.
Mi stesi sulla sedia sdraio con il portacenere accanto ed accesi la sigaretta. Solo allora mi accorsi che le finestre del salone erano spalancate e che Patrizia ed Andrea erano sul letto completamente nudi.
Mi alzai per spostarmi ed evitare di farmi vedere e di vedere e proprio in quel momento arrivò Francesca, praticamente nuda, con un pareo bianco trasparente indossato a pelle senza nulla sotto.
Al buio sembrava ancor più trasparente.
“Perché ti sei alzato? Dove vai” mi chiese?
Le indicai la finestra aperta ed il divano letto.
“Patrizia e Andrea dormono” le dissi.
“Mica tanto” rispose.
“In che senso?”
“Guarda” e mi indicò di nuovo la finestra. Ero di spalle e non avevo visto il movimento.
Mi girai e vidi Patrizia che si inchinava su Andrea e gli faceva un pompino.
“Vabbè, affari loro, no?” le dissi.
Per tutta risposta, mi calò i pantaloncini, si inginocchiò e mi iniziò a massaggiare la cappella con le mani mentre con la lingua mi leccò il frenulo.
“Tanto io sono più brava di lei” disse e iniziò a succhiare.
Tempo trenta secondi ed ero già in piena erezione, godendomi la sua bocca.
Ricambiai le attenzioni puntando al suo clitoride e massaggiandolo. Poi iniziai ad infilarle prima una e poi due dita nella sua vagina che aveva iniziato ad essere bagnata ed accogliente.
Francesca aumentò il ritmo aiutandosi con le mani.
“Ferma, non voglio venire ora!” sussurrai.
“Voglio sentirti in bocca” rispose.
“E io voglio mettertelo dentro!” la girai, la feci piegare a 90 gradi e la penetrai senza fatica per quanto era bagnata.
“Sii… dai… sbattimi!” disse mostrando tutto il suo piacere e la sua eccitazione.
Nonostante l’alcool e l’eccitazione, non volevo saperne di venire. Mi sentivo duro e lontano dall’orgasmo, e avevo voglia di scopare duro Francesca. Chissà, forse una forma di rivalsa per avermi trattato male prima. Sta di fatto che la fottei a lungo. Francesca aveva già avuto un orgasmo, avevo sentito bene le contrazioni della sua fica sul mio cazzo, ma avevo continuato a entrare ed uscire ora lentamente, ora freneticamente.
Poi le chiesi di mettersi sopra di me.
Mi stesi di nuovo sulla sdraio e la feci montare sul mio cazzo da dietro, spalle a me.
Francesca sussultò un momento, poi si distese ed iniziò lei a fare su e giù. Allungai le mani verso il suo clitoride ma lo trovai già occupato dalle sue. Mi dedicai allora a strizzarle i capezzoli quasi con cattiveria.
“Ahi, mi hai fatto male!” disse ad alta voce. Ed in quel momento sentimmo dei rumori.
“SII, DAI; ANCORA, VENGO!!!” sentimmo Patrizia urlare in salone. Ma il rumore che avevamo sentito non era quello.
Sentimmo due voci sussurrare indistintamente dei versi, poi dei mugolii accompagnati dal caratteristico rumore delle palle o di un pube che sbatte sulle chiappe di una donna.
Veniva da lì, praticamente dietro a noi. Francesca girò la testa e li vide.
Erano Dede e Adriano. Dede era a pecorina e si masturbava mentre Adriano la montava da dietro.
Credevo che Francesca avrebbe cacciato un urlo, si sarebbe levata di scatto e scappata via coprendosi alla bell’e meglio, e invece si sollevò e mi disse con voce abbastanza chiara, in modo da farsi sentire: “Voglio che me lo metti nel culo. Ora!”.
Rimasi basito. Avevamo provato più volte a fare sesso anale, una volta c’eravamo quasi riusciti ma Francesca dopo qualche pompata si era serrata dolorosamente per lei e per me, e non ci avevamo più riprovato da allora.
“Amore, sei sicura?” le chiesi.
“Si, lo voglio. Ma se a te non va…” mi rispose con tono sarcastico, della serie “Se non ti va, magari va a qualcun altro!”.
Bagnai la mano con la saliva e inumidii la cappella. Francesca se ne accorse e disse “Ci penso io”. Lo prese e lo infilò in bocca, lo bagnò per bene e poi ci sputò un po’ di saliva. Quindi si mise a pecorina, prese il mio cazzo e lo guidò verso il buco mentre le allargavo con le mani le chiappe.
“Fai piano, per favore” mi chiese.
“Ma non volevi farlo tuo?” le chiesi mentre appoggiavo la cappella sul suo sfintere ancora chiuso.
“Si, ma lui ancora non l’ha capito” rivolto al suo buchetto.
“Aspetta amore, che ti aiuto” le sussurrai.
Mi avvicinai con la lingua e le leccai il buco, poi iniziai a massaggiarla lentamente con un dito che introdussi piano piano fino alla seconda falange. Francesca trasalì un momento, poi si dimenò un poco cercando di accoglierlo al meglio. Lo tirai fuori e provai a divaricare meglio il buco inserendovi due dita. Era ancora un po’ duro, ma dopo qualche movimento circolare e qualche su e giù Francesca si rilassò. Presi la cappella, un altro sputacchio sul buco e piano piano lo appoggiai. Francesca a quel punto tolse la mia mano, lo prese con la sua, lo indirizzò per bene e ZAC!, lo infilò.
Sentii io dolore per lei. In effetti sussultò e si bloccò. I muscoli del suo sfintere mi stavano stritolando la cappella.
“Ahi, mi fai male, esco!” dissi.
“NO! Rimani dentro, ti prego, adesso passa” mi disse con la voce rotta dal dolore.
Rimasi fermo per qualche secondo ed in effetti sentii la morsa venire meno un po’ alla volta.
“Ora entra di più, ma PIANO!” mi disse.
Provai ad applicare una pressione continua ed in effetti lo sfintere e le pareti si allargarono un po’ alla volta. Sentivo tutte le sue rugosità interne, sensazioni molto diverse da quelle a cui ero abituato con lei.
Lentamente entrai fino per sei o sette centimetri, poi mi fermai, tornai indietro e mi fermai. Poi di nuovo dentro per un pezzetto in più, e poi ancora fuori. Francesca nel frattempo si rilassava e si scaldava. Si girò alla sua destra e vide Dede che stava guardandoci, anche lei presa a pecorina. In quel momento Francesca disse “Ora dagli dentro, fammelo sentire tutto nel culo” a voce sufficientemente alta da farsi sentire dai due vicino a noi, ma credo anche da Patrizia e Andrea.
Io non potevo vedere quel che stava succedendo, ero di spalle e la visione laterale era ostruita dalla pianta dietro cui c’era la doccia di fortuna, però sentii dei mugolii e capii che Andrea ci stava dando dentro.
La cosa mi fece arrapare ancora di più. Iniziai a pompare dentro il culo di Francesca con foga. La mia fidanzata, dopo un iniziale momento di fastidio, iniziò a godere e ad accompagnare i miei movimenti spingendo il culo indietro nel momento in cui la penetravo. Ero arrivato a fine corsa in tutti i sensi, il cazzo era dentro fino alla base, ed ero molto vicino alla conclusione.
“France’, sto per venire!” le dissi spingendo forte.
“Voglio sentirti!” rispose. “Dai, sfondami e sborrami dentro!”
MA CHE CAZZO S’ERA BEVUTA?
Non si era mai, ribadisco, mai comportata così. Mai, in due anni che stavamo assieme, aveva detto nulla, nemmeno all’apice dell’orgasmo e dell’eccitazione.
Comunque, quella frase ebbe il suo effetto. Iniziai ad accelerare il ritmo e a sbatterla duramente con le palle che rimbalzavano sulla sua fica. Portai una mano alla vagina per stimolarla e sentii che era completamente bagnata.
“Sii, dai… vengo anch’io… dai…”
Le inflissi gli ultimi colpi cercando quasi di arrivarle in gola da dietro e poi proruppi in una sborrata così lunga ed intensa che sembrava che non finisse mai. Anzi, mi sembrava di averla riempita perché sentii scendere del liquido caldo lungo le mie cosce e per le gambe.
“DAI, NON FERMARTI TI PREGO!” mi supplicò.
Detti gli ultimi colpi e allungai la mano di nuovo cercando di entrare nella sua fica con due dita quando sentii un’esplosione di liquido, uno schizzo intenso che rimbalzò per terra per quanto era forte.
Francesca fu squassata dall’orgasmo e iniziò a tremare talmente forte da non riuscire a stare in piedi.
Uscii dal suo culo grondante e la presi al volo per poggiarla delicatamente a terra, seduta in mezzo alla pozza del suo squirt. Non era una novità, era venuta più volte in quel modo, ma non pensavo che avrebbe goduto col culo in quella maniera.
Subito dopo toccò ai nostri amici accanto a noi. Anche Dede strillò dal piacere mentre Adriano quasi la sollevava da terra ad ogni colpo. Lei venne più volte, senza bagnare per terra, chiedendo al suo ragazzo di fermarsi ma Adriano non ne volle sapere e continuò fino a che non ebbe anche lui l’orgasmo.
La cosa strana fu che Francesca ed io guardammo lo spettacolo come se fosse una cosa normale, ed al termine ci venne spontaneo dire “Siete venuti anche voi…Bella scopata, vero?”
Proprio in quel momento si accese una luce in salone: erano Federica e Filippo, anche loro seminudi e coperti con i soli teli da doccia che, sentendo il casino, erano venuti a vedere di cosa si trattasse.
E rimasero sorpresi a vedere che eravamo tutti nudi, affaticati, sfranti, sudati ed appiccicaticci ma decisamente soddisfatti.
“Qualcuno ha scopato di brutto, stasera, eh?” disse Filippo.
“Loro si, noi no!” rispose Federica, generando una risata generale.
Devo dire che Francesca quella sera mi stupì. Fino ad allora non si era mai manifestata una tigre del materasso, tutt’altro. Si vede che la competizione le faceva bene…
Ma quella vacanza aveva altre sorprese da svelarmi.

La spiaggia nudista 2: ci riproviamo

Il mattino dopo ci svegliamo ancor più tardi, troppo tardi per andare dove avevamo deciso, ovvero in una spiaggia molto isolata al sud dell’isola.

Vista l’ora, decidemmo di andare al mare il più vicino possibile.

Andammo quindi a piedi fino alla spiaggia di Agios Georgios, visto che era mezzogiorno passato.

“Ecco, guardate che carnaio di gente! Io non ci voglio stare in mezzo al casino!” proruppe Federica.

“Beh, se continuiamo a svegliarci alle 11 e ad uscire a mezzogiorno, sarà difficile che troviamo qualcosa di libero, no?” le rispose Andrea, ancora incazzato per la figuraccia fatta la sera prima da Patrizia. Sembrava che non si fossero parlati da quando si erano svegliati, ed in effetti Patrizia era di pessimo umore, gli occhi celati da un gran paio di occhiali da sole ed un cappello di paglia ad ampie tese che le nascondevano parte del viso.
Parlottammo un po’ discutendo se andare da un’altra parte o rimanere lì cercando uno spazio dove stenderci visto che di ombrelloni e lettini non se ne parlava proprio, dato l’affollamento.

Timidamente proposi di ritornare ad Agios Prokopios, visto che c’eravamo già stati, c’era la trattoria a mare per mangiare qualcosa e non c’era molta gente.

“Si però come ci arriviamo?” dissero quasi all’unisono Francesca e Dede.
“Col tassì. Il parcheggio è qui dietro” risposi.
“Ma dobbiamo prenderne due!” interloquirono Federica e Filippo.
“Ho capito: allora andiamo a piedi? Lo sapevamo che qui in Grecia è tutto più complicato negli spostamenti!” ribattei.
“Sentite, facciamo un tentativo, vediamo cosa troviamo al parcheggio. Se c’è Joannidis, chiediamo un parere a lui. Che ne pensate? Tanto è qui a due passi. A quest’ora avremmo già concluso, invece di stare a perdere tempo in chiacchere” e mi incamminai verso il parcheggio poco distante.

Proprio in quel momento, mentre attraversavo la strada senza guardare, giunse un pulmino Volkswagen Bulli anni ’60 che sicuramente aveva visto tempi migliori. Per fortuna aveva i freni revisionati perché evitò per poco di investirmi.

Il guidatore si sporse dal finestrino ed inveì in un profluvio di imprecazioni gesticolando con le mani e ponendole nel chiaro gesto caratteristico dei romani “An vedi questo!”.
“Oh, scusa! Però, pure tu, annà più piano no, eh?” dissi ad alta voce.
“E poi, sai che c’è? Stai carmino bel bambino!” aggiunsi, sempre da alta voce.
“NOOO! A regà! Siete de Roma? Nun ce posso crede!” rispose con un sorriso a 32 denti, in perfetto romanesco.
Si fermò con il pulmino in mezzo alla strada, scese e mi venne incontro con le braccia aperte “Oh, uno de’ Roma, nun ce posso crede! A regà!” poi, rivolto agli altri “Ma che siete tutti de Roma?” aggiunse.
“Si…” rispondemmo perplessi.
“Io so’ Gregorio Panakulis, so’ nato a Roma e so vissuto fino a du’ anni fa a casa mia a Trastevere: SO DE’ ROMA! FORZA MAGGICA!” mostrando la sciarpa giallorossa.
Sorridemmo tutti. Era assurdo ma è proprio vero: ci facciamo riconoscere sempre e comunque per la nostra espansività.
Chiacchierammo cinque minuti, lui ovviamente molto interessato alle ragazze più che a noi.
Ci raccontò di avere 32 anni e di essere tornato a Naxos insieme alla sorella di quattro anni più giovane per rilevare la casa e la taverna che avevano ereditato dalla nonna. Avevano provato ad aprire una attività turistica ed ebbero fortuna grazie al boom di interesse verso le isole egee soprattutto in Italia, Germania e Austria.
Gli chiesi con la massima nonchalance: “Hai idea come potremmo arrivare a Agios Prokopios? C’è un mezzo che non sia il tassì per arrivare lì?”
“Agios Prokopios? No, solo il tassì. Ma che dovete andare a fare a Agios Prokopios? Mare? sole/spiaggia/mangiare?” chiese.
“Beh, si, ovvio” rispose Patrizia che nel frattempo sembrava appena svegliata.
“Sentite, io vi propongo invece la spiaggia di Kastraki, che è molto più bella” continuò Gregorio.
“Si però è più lontana: dobbiamo comunque andarci in tassì, visto che non esistono mezzi” dissi.
“In realtà avete altre due possibilità: il bus, che comunque arriva a Kastraki, ma poi vi lascia in mezzo alla strada e poi dovete fare circa un paio di km a piedi fino alla spiaggia, oppure vi ci porto io” propose Gregorio.
“Ascoltate, facciamo un patto. Io vi porto lì alla spiaggia diciamo tra dieci minuti, poi vi riporto indietro stasera. Voi in cambio mangiate al mio ristorante in spiaggia. Va bene?”
“Direi che ci possiamo stare, vero ragazzi?” chiesi pro forma, ma convinto della bontà della proposta.

Non ci furono obbiezioni di alcun genere.

“Allora, salite. Devo andare a prendere qualche cassa d’acqua e di vino e poi torniamo indietro. Dai, salite”
“Ma …tutti? C’entriamo? Siamo in otto!”
“Se è per questo, siamo in nove con me. Dai, stringetevi un po’ che devo caricare pure le casse, qualcuno ci si siederà sopra!” sorrise.
Salimmo e ci stringemmo un po’ ma alla fine, non era nemmeno tanto scomodo.
Dopo averlo aiutato a caricare acqua e vino, partimmo alla volta di Kastraki.
“Kastraki è una spiaggia bellissima, vedrete che vi piacerà. E oggi avete pure fortuna, non c’è il solito vento per cui starete benissimo, forse un po’ più caldo del solito ma l’acqua del mare è meravigliosa. E poi, non so se lo sapete, è una spiaggia rigorosamente nudista, tranne il tratto di fronte al parcheggio ed alla mia taverna.
Basta fare cinquanta metri a nord o a sud, si superano due dune ed è il paradiso dei naturisti. Nessuno dà fastidio, nessuno disturba, tutti si fanno i cazzi loro” disse facendoci l’occhiolino.
Dopo un quarto d’ora di strada in gran parte bianca, arrivammo alla spiaggia.
Scendemmo dal Bulli e ci rendemmo conto che erano le due passate.
“Ma se venissimo al volo a mangiare?” buttai lì.
“E certo, e che state ad aspettà? ‘Nnamo!” disse.
Gli demmo una mano a scaricare acqua e vino e a portarlo dietro alla cucina.
“Metteteve seduti” e ci indicò un paio di tavoli vuoti sotto gli alberi.
“Mo’ ve manno quarcuno ad apparecchià. Poi vengo io.”

Seguimmo le indicazioni. In effetti tempo due o tre minuti venne al tavolo una ragazza circa nostra coetanea, mora, lunghi capelli e con il caratteristico naso greco importante. “Ciao, io sono Irene e sono la sorella di Gregorio: siete tutti di Roma, quindi?” chiese rivolgendosi a noi in perfetto italiano/romano
“Si, ma non tutti siamo romanisti. C’è un lazialaccio tra noi!” dissi indicando Adriano.
“Allora lui non mangia” rispose sorridendo Irene.
“Ragazzi, io sono romana come voi e so’ che la cucina greca non piace a tutti. Quindi, visto che siete voi, vi propongo una pasta semplice semplice e del pesce alla griglia. La pasta è Barilla e viene tutte le settimane, il pesce è pescato oggi, sono delle aguglie e dei saraghi. Poi vi porto delle patate fritte oppure una insalatona di pomodori freschi tagliati a pezzi e conditi con l’olio nostro che, fatevelo dire, è meglio della maggior parte degli oli della Sabina, Umbria e Toscana che trovate in Italia. Per chi vuole aggiungo della cipolla tagliata a fette e dei cetrioli, ma se preferite, solo pomodori col basilico. Vi va bene?”
“E chi ti manda?!!!” rispose Filippo inginocchiandosi e levando le mani al cielo.
“Per me va bene insalata solo pomodori.”
“Anche a me!”
“Pure a me!”
“Pure io!”
“Io pure, senza cipolla e senza cetrioli!”
“Potremmo aggiungere due patatine fritte?” chiesero Dede e Patrizia.
“Irene, direi che siamo a posto. Pasta e pesce per tutti, fai una bella cofana di pomodori e poi un vassoio di patatine fritte, diciamo tre porzioni, va bene?”
“Facciamo quattro!” aggiunse Andrea.
“Aggiudicato!” concluse Irene. “Allora, piace a tutti l’origano? Perché nella salsa di pomodoro ce ne mettiamo un po’” spiegò
“PERFETTO!” fu il comune commento.

Dopo qualche minuto tornò Gregorio che ci portò del pane ed una brocca di vino bianco gelato assieme ad un paio di bottiglie d’acqua. Facemmo le presentazioni “ufficiali” e ci raccontò la storia sua e della sorella.

“Siamo nati a Roma da genitori greci che si erano trasferiti in Italia nel 1960 quando c’era il boom economico. I nostri genitori si erano appena sposati ed in Grecia, in quei tempi, non c’erano tante opportunità di lavoro quanto oggi. Papà era un ingegnere e mamma era laureata in lettere classiche ed aveva studiato greco antico e latino. Loro parlavano già italiano perché la loro nonna materna era di Rodi ed era di antica origine veneta e l’avevano imparato durante le vacanze. Poi papà morì di infarto e mamma, insegnante di lettere al liceo classico Vittoria Colonna, si trovò a scegliere di tornare in Grecia, nel frattempo oggetto di un colpo di stato militare, o di rimanere in Italia.
Tornare era impossibile, per cui decise di rimanere a Roma.
Poi, due anni fa morì la nonna paterna, che era originaria di Naxos, e tra le varie cose ci toccò in eredità la proprietà di due case, di cui una sul mare proprio di fronte al porto, e di questa taverna che è stata ricostruita prima della guerra.
Noi venimmo qui con mamma per le vacanze cinque anni fa e vedemmo che c’era già un interesse al turismo. Decidemmo di vendere la casa di Roma e di trasferirci qui e tentare la sorte.
Oggi abbiamo una specie di pensioncina con quattro camere sul porto e questa taverna. Lavoriamo duro per quattro mesi all’anno per guadagnare quel che ci serve per campare negli altri mesi, pagare i costi di manutenzione e le varie tasse, e mettere qualcosa da parte. Però qui basta poco per campare dignitosamente. E di inverno, c’è veramente poco da fare. Infatti io vivo in un paesino vicino ad Atene dove c’è la famiglia della mia fidanzata durante l’inverno mentre Irene sta qui con il suo fidanzato e la mamma.”

“Però il resto se volete ve lo racconto dopo, vado a prendere la pasta che mi sa che è pronta” concluse.

Ed in effetti dopo poco arrivò con le prime scodelle piene e fumanti di spaghetti al sugo.

Erano delle porzioni enormi, tipo due etti a piatto, ed il profumo era inebriante.
Ci gettammo con voracità sulla pasta gustando il sapore pieno della salsa di pomodoro.
“Ma chi l’ha fatto?” chiesi.
“Lo fa mamma. E lo fa con i pomodori del nostro orto, a ottobre. Mettiamo quintali di pomodori a bollire, li tritiamo, li passiamo e poi li imbottigliamo. Poi, quando fa la salsa aggiunge i suoi segreti. So che c’è del pepe, del peperoncino, l’origano, il sale, l’olio di oliva, l’aglio, ma non so in che proporzioni e in che ordine” rispose.
Era talmente buona che la finimmo più o meno tutti in pochissimo.
“Chi vuole un ripassino?” venne Irene con la pentola in mano. “Ce n’è rimasta un po’, forse un paio di porzioni abbondanti” disse.
“Io!” disse Filippo
“Io!” si aggiunse Andrea
“Io!” disse Adriano
“IO!” urlai.
“Vabbè, dividetela in quattro!” disse Irene
“E noi no?” chiesero le ragazze.
Dividemmo quelle due porzioni in otto, giusto una forchettata a testa. Ma ne avremmo mangiata tutti due volte tanto, se ce ne fosse stata la possibilità.
Dopo qualche minuto Gregorio e Irene arrivarono con i piatti del pesce.
Dietro di loro una signora sulla settantina, con i capelli raccolti in un fazzoletto, un lungo grembiule sopra un camicione da lavoro portava una ciotola enorme piena di pomodori.
“Complimenti signora per la salsa di pomodoro! Era eccezionale. Buonissima!” mi alzai in piedi per salutare e complimentarmi.
“Si, vero, buonissima, bravissima, complimenti!” dissero un po’ tutti.
Anche il pesce fu spazzolato in men che non si dica, di sapore delicato, tenerissimo e cotto alla perfezione. Le patatine scomparirono in un attimo mentre Francesca, Filippo ed io ci concentrammo sulla cofana di pomodori. “Chi ne vuole?” chiedemmo.
“Dammene un paio!” disse Federica a Filippo.
“Anche a noi, daccene una cucchiaiata” si aggiunsero Adriano e Dede.
Serviti gli amici, presi la ciotola e la misi davanti a me.
Come passò Irene, le chiesi del pane.
“Per favore, non tagliarlo a fette. Se me ne porti mezza pagnottina, la uso per fare la scarpetta” spiegai.
Non avete idea di quanto buono potesse essere quel piatto. I pomodori erano dolci, succosi, maturi al punto giusto. Il condimento – olio, sale, pepe e origano – era abbondante e perfetto.
Credo di averne mangiati almeno un chilo, quella volta.
Come arrivò il pane, feci la scarpetta con pezzi enormi. Dovetti cederne uno a Francesca che voleva a tutti i costi attingere anche lei alla ciotola.

Quel giorno non esagerammo con il vino. Anzi, la caraffa da un litro bastò per tutto il pasto, nonostante fossimo in otto.

Ci portarono il caffè fatto con la moka (un trattamento di lusso) e pagammo il conto, circa 1.000 dracme a testa, 11.000 lire a persona.

“Allora noi andiamo in spiaggia a prendere un po’ di sole” dissero gli amici.
“Vi raggiungiamo subito” rispondemmo Francesca ed io.
Chiedemmo di andare un momento in bagno prima di andare in spiaggia.
“Allora io devo tornare indietro in paese verso le sette, non più tardi, perché devo ricaricare acqua e vino per stasera” ci disse Gregorio. “Vi aspetto qui facciamo alle sei e mezza, d’accordo?” proseguì.
“Direi di si, perfetto” risposi.
Salutammo e ci incamminammo.

Non avevo notato che nel frattempo Francesca si era spogliata, rimanendo solo con lo slip del costume a tanga ed una canottierina aderente senza reggiseno.
“Come mai questa scelta?” le chiesi
“Non mi andava di cambiarmi in spiaggia davanti a tutti” mi rispose.
“Stiamo andando alla spiaggia nudista, lo sai” le dissi
“Si, ma non mi interessa. Semmai mi tolgo il pezzo di sopra, ma lo slip lo tengo. Mi vergogno davanti a tutti!” replicò.
“Ma ieri, non hai avuto scrupoli a farti vedere da tutti” obiettai.
“A parte che ieri sera era buio e che eravamo in altre condizioni” rispose “poi non erano poi tutti e comunque oggi non mi va.”
La conoscevo, so che se avessi insistito ora, non avrei ottenuto nulla se non il suo muso ed i suoi rimbrotti. E non ne avevo voglia.
Superammo la duna naturale che separava la caletta della taverna da quella subito a fianco.
C’erano solo altre due coppie verso il fondo della spiaggia, al confine opposto, probabilmente nude, ma troppo lontane per esserne certi.

“Beh, è una ficata questo posto” disse Filippo.
“L’acqua è stupenda. Peccato aver mangiato tardi. Aspetto un paio d’ore prima di farmi il bagno” aggiunse Federica tenendo sotto braccio Filippo.
“Se lo fai subito, non hai ancora iniziato la digestione” teorizzò Andrea.
“Ma dai, abbiamo finito alle tre passate, sono quasi le quattro. E’ pericoloso” ci ammonì Adriano.
“Bah, prenderemo il sole” conclusero le ragazze.
Stendemmo i nostri teli a coppie, non troppo appiccicati visto che c’era spazio in abbondanza.

La costa formava tante calette di dimensioni tra i cento e i duecento metri di lunghezza con una profondità di una decina di metri dal bagnasciuga alla pinetina che stava alle nostre spalle.
Avevo proposto a Francesca di stenderci all’ombra di uno di quei pinetti bassi per evitare di cuocerci. A tale scopo, presi i nostri teli e li misi proprio sotto l’ombra del pino più vicino alla spiaggia. Il sole era quasi parallelo alla costa e le ombre si allungavano un po’ per cui c’erano venti metri abbondanti tra noi ed il bagnasciuga e almeno altrettanti dagli altri amici.

“Io però vorrei prendere comunque un po’ di sole. Ora mi metto qui, poi semmai vado in riva al mare” mi disse.
Quindi si sfilò la canottiera rimanendo in topless e si sdraiò sulla pancia, a schiena in sù.
Indossava uno slip a tanga bianco con i triangoli anteriore e posteriore molto ridotti e legati da laccetti. Glielo avevo comprato in occasione di questo viaggio ma mi aveva detto che lo aveva lasciato a Roma perché era troppo piccolo e diventava trasparente una volta bagnato.
E invece lo aveva messo in valigia ed indossato.

Si era appena distesa “Amore, mi spalmi la crema solare per favore?” mi chiese.
Presi il flacone, versai un’abbondante dose di liquido sulle mani e sulla schiena ed iniziai a stenderlo praticandole un massaggio sulle spalle, sulle braccia e sulla schiena.
Poi ne versai altro sulle gambe e sulle cosce e continuai a spalmarlo salendo dai polpacci alle cosce.
Arrivato ai glutei, presi ulteriore liquido in mano e lo applicai sulla parte scoperta del sedere, prima a sinistra e poi a destra.
Francesca si agitò un po’ come per facilitare l’operazione e per comunicarmi il suo piacere.
“Io credo che dovrei spostare un po’ il costume, non vorrei sporcarlo ed ungerlo, non trovi?” le sussurrai.
Francesca annuì senza rispondere, un sorrisino beffardo sulle labbra e sulle guance.
Presi quindi delicatamente con le dita il lembo del costume “Ma hai le mani sporche di crema!” mi redarguì.
“E allora, come te lo abbasso?” le chiesi.
“Con la bocca” rispose.
“Con la bocca?” ripetei per esser certo di aver capito.
“Si, con la bocca. Slacci i lacci e mi abbassi il costume” mi rispose, come se fosse una cosa ovvia e naturale.
“Non me lo feci ripetere due volte.
Senza toccarla con mani, che rimanevano appoggiate alle sue chiappe, mi sporsi prima da un lato e poi dall’altro e sciolsi le tirelle che tenevano i due triangoli uniti.
“Ecco, fatto” dissi.
“Ecco, bravo, ora sposta il dietro del costume sempre con la bocca, non usare le mani che me lo sporchi!” sussurrò.
“Sposto dove? Così?” e tirai verso le cosce il triangolo posteriore scoprendole tutta la riga del sedere e parte delle grandi labbra.
“Si, un po’ di più, non vorrei che si sporcasse lo stesso” replicò.
“Così?” e le tirai via tutto lo slip lasciandolo cadere in mezzo alle cosce che nel frattempo aveva divaricato.
“Si, ora prendilo delicatamente e mettilo nella sacca” ordinò, ed io ubbidii.
“Allora ora ti metto la crema anche sulle chiappe, giusto?” sussurrai. Avevo il cuore a mille ed il cazzo che faceva capolino dall’elastico del PortCros azzurrino.
“E certo, se no perché lo abbiamo tolto, scusa?”
Giusto.
Presi altra crema e la passai sulle chiappe, spalmando per bene su tutta la superficie.
“Vuoi che te la passi anche interno coscia?” chiesi
“Ovvio. Vuoi che rimanga la striscia bianca?” ribattè. Francesca non era mai stata particolarmente attenta ai segni del costume, almeno nelle due precedenti vacanze passate assieme.
Le avevo regalato alcuni perizoma da intimo ma era contraria ad indossarli perché diceva che le davano fastidio e che le tiravano troppo i peli. Analogamente, le avevo fatto realizzare apposta su misura anche un perizoma da mare in tessuto metallizzato color bronzo che non aveva mai messo, a suo dire perché si vergognava.
Però quel giorno…
Mi girai verso la spiaggia per dare una rapida occhiata alla situazione.
Gli amici erano tutti in coppia, stesi a pancia in su.
Tutte le ragazze erano in topless.
Patrizia era oggetto di attenzioni e carezze da parte di Andrea il quale, visibilmente eccitato, le stava carezzando la pancia sfiorandole ogni tanto il seno.
Federica e Filippo erano distesi a pancia in giù e si scambiavano baci abbastanza pudichi.
Dede ed Adriano erano a pancia in su. Adriano la toccava da qualche parte all’altezza del pube e lei ricambiava carezzandogli il pisello, entrambi da fuori il costume. Credo che presto sarebbero entrati in acqua comunque.
Mi girai di nuovo verso Francesca ed iniziai a spalmare la crema nell’interno coscia approfittando bellamente della situazione per carezzarle le grandi labbra che erano belle gonfie per l’eccitazione.
“Stai buono, non mi toccare lì che poi è un casino” mi disse.
“Sono curioso di capire qual è il casino che dici” le risposi.
“Poi mi tocca fare un discorso con lui” disse allungando la mano e prendendo il mio pisello che era già bello dritto.
“Uh! Già sta così?” disse facendo finta di essere sorpresa.
“No. È tutta un’illusione” feci la battuta mentre infilai a tradimento due dita dentro la sua fica che era già bella bagnata, come ebbi modo di constatare.
Francesca trasalì un momento, allargò ulteriormente le cosce per accogliere meglio la mia mano e poi mugolò qualcosa del tipo “e no! poi mi viene voglia!”.
Non le diedi modo di replicare ulteriormente perché mi misi a cavalcioni e, facendo finta di spalmarle ancora la crema sulla schiena, le inserii ritmicamente le due dita nella vagina. Poi mi concentrai sul clitoride infilando la mano tra vulva e telo e stimolando con il dito il bottoncino.
Lei sollevò ancora di più il bacino mostrando il suo sesso gonfio e pieno di desiderio mentre mugolava di piacere.
Dopo qualche decina di secondi durante i quali Francesca iniziò ad ansimare e a muoversi con tutto il corpo strusciandosi sulla mia mano, proruppe in un orgasmo bagnato molto intenso che fradiciò letteralmente il telo con i suoi umori. Ero abituato ai suoi orgasmi: la prima volta credevo che se la fosse fatta sotto (e così credeva anche lei, e solo dopo aver consultato la sua ginecologa si tranquillizzò) ma poi in qualche modo godevo anch’io di questa manifestazione di piacere estremo.
Le prime volte ci fermavamo ed interrompevamo il sesso, ora invece era un momento sì importante, ma uno dei numerosi attimi di godimento durante la nostra attività sessuale.
Pur avendo una vistosa erezione e nonostante fossi con metà cazzo fuori del costume non potevo metterglielo dentro così, davanti a tutti.
Mi spostai invece davanti a lei, facendole poggiare la sua testa sulle mie gambe incrociate, con la bocca e le mani alla portata del mio pisello.
Da quella posizione riuscivo peraltro ad osservare la situazione ed a controllare cosa stesse succedendo intorno a noi.
Negli ultimi minuti, le cose si erano fatte calde.
Vidi partire Dede e Adriano, nudi, mano nella mano, andare a passeggiare lungo la spiaggia allontandosi da noi.
Patrizia e Andrea, invece, erano entrati in acqua e si erano messi a fare sesso senza alcuna inibizione.
Federica e Filippo erano invece in riva al mare, entrambi seduti sul bagnasciuga, apparentemente senza fare nulla se non prendere il sole.
Tranne Patrizia ed Andrea, che potevano effettivamente guardarci, gli altri erano di spalle e troppo impegnati nelle loro attività per cui presi il coraggio, aprii la clip metallica del mio costume e lo sfilaii rimanendo nudo con il cazzo libero di ergersi fino all’ombelico.
Poi lo avvicinai alla bocca di Francesca che lo prese in mano ed iniziò a leccarlo. Stavamo scomodi e comunque la mia fidanzata era molto eccitata.
“Amore, mettiti sopra di me, metti le gambe attorno al mio corpo ed infilati il cazzo dentro” le dissi.
Quasi infoiata, ubbidì. Poggiò la sua fica ancora grondante sulla cappella, poi fece scivolare il mio membro dentro di lei e sistemò le gambe attorno a me, abbracciandomi e baciandomi mentre iniziava a muoversi. Io assecondai i suoi movimenti ed iniziai a mia volta a pompare dentro di lei.
Stimolato anche da quanto ci circondava, mi misi a spingere forte dando colpi profondi. Francesca da parte sua si era attaccata con le braccia al mio collo e si sollevava ritmicamente. Durò poco, squassata dal secondo orgasmo in pochi minuti, proprio mentre venivo a fiotti dentro di lei.
“Amore sono venuto” le dissi.
“Anch’io, ma continua a muovermi, mi piace da morire, potrei venire ancora” mi disse continuando a strusciarsi e a saltare sul mio pisello che, in verità, era ancora bello tosto.
Nel frattempo, sentimmo chiaramente Dede gridare “Dai! Si! Ancora” accompagnata dai grugniti di Adriano. Avevano scavallato l’altra duna e si erano messi a far sesso nascosti da noi, ma evidentemente non si erano resi conto che li sentivamo.
Dopo un po’ la mia erezione venne meno, con grande insoddisfazione di Francesca che avrebbe gradito un supplemento.
Ci staccammo e ci alzammo.
“Andiamo a fare il bagno e a lavarci” le dissi alzandomi in piedi senza coprirmi.
“Così, nudi?” disse Francesca.
“E che te lo metti a fare il costume? Non dobbiamo sciaquarci” osservai.
“Si ma io mi vergogno” replicò.
“Scusa, ma abbiamo fatto sesso in pubblico e non te n’è fregato nulla e ora ti vergogni ad entrare in acqua nuda?”
Forse le dava fastidio l’appiccicume dei nostri liquidi che le scolavano, forse l’avevo convinta, sta di fatto che si alzò pure lei e ci recammo, mano nella mano, verso il bagnasciuga. Passammo quasi accanto a Federica e Filippo che nel frattempo erano diventati un po’ più intraprendenti: Federica aveva preso in mano il pisello del suo ragazzo da fuori il costume e lo stava masturbando mentre Filippo le metteva una mano in mezzo alle gambe.
Entrammo in acqua quasi non visti e ci mettemmo in ginocchio per lavarci.
Ci affiancarono Patrizia e Andrea che stavano rientrando.
“Ci avete dato dentro anche voi” ci disse Andrea.
“Pure voi non avete scherzato!” ribattei.
“Dede e Adriano si stanno divertendo di là” disse indicando la duna dietro cui si erano appartati i due.
“E anche oggi, qualcuno NON SCOPA!” disse ad alta voce Andrea rivolto a Filippo e Federica.
“Si, sono d’accordo. Per loro vale il detto «e anche per oggi si scopa domani»!” ridacchiai.
Anche le ragazze sbottarono a ridere.
Iniziai a cantare “Ollelè, ollallà, fajela vedè, fajela toccà” subito seguito in coro dagli altri.

Mi ero appena vendicato di Atene.

Serata in terrazza – Parte 1

Avevamo deciso di ricambiare l’invito a cena in barca ricevuto da Caitlin, Sean, Rebecca e John organizzando una cena in terrazza da noi.

Avere quel grande terrazzo ci permetteva di stare fuori, di organizzare il tavolo da ping pong come tavola da pranzo e di cuocere qualcosa sul barbecue.
Inoltre, essendo un po’ all’interno ed in alto, il terrazzo era abbastanza fresco la sera.
Tranne quella sera.
L’alta pressione si era spostata sull’Egeo medio centrale provocando campi livellati.
Ah Paolo, parla come magni!
Ecco, il tempo era bellissimo ma non si muoveva una foglia. Bonaccia piatta.
E faceva un caldo pazzesco.
Il nostro terrazzo era ancora infuocato, tant’è che avevamo deciso di rinfrescarlo bagnandolo con l’acqua, ma dopo qualche minuto l’effetto dell’evaporazione finiva e si creava invece una spiacevole cappa di aria calda e umida a peggiorare la situazione.
Speravamo però che la sera avrebbe rinfrescato un po’.

Comunque, decidemmo di preparare gli spaghetti alla carbonara e di cuocere alla brace una spigola di un paio di chili che Sean e John avevano comprato direttamente dai pescatori al porto.
Le ragazze avevano inoltre deciso di cuocere delle patate al forno. Nonostante il caldo, Patrizia e Federica si sacrificarono e si misero in cucina a rosolare le patate in tegame prima di metterle in forno.
Non le invidiavo: in cucina faceva un caldo incredibile con il forno acceso, tant’è che cuocere la pasta sarebbe stato problematico.
Per fortuna, le ragazze avevano deciso di rientrare un po’ prima dal mare per preparare per tempo il tutto.
Nel tardo pomeriggio Sean aveva portato da noi il pesce, già preparato in modo da poterlo cuocere senza problemi.
Filippo, campione mondiale di accensione di barbecue con un solo cerino, era già quasi un’ora che soffiava, sventolava, spruzzava alcol su quelle palle di polvere di carbone pressata che qui spacciavano per carbonella. Per fortuna, dietro casa c’era una pinetina da cui fu facile ricavare un buon numero di pignette, più piccole di quelle dei pini nostrani, ma molto resinose e facilmente accendibili, che aiutarono a raggiungere la temperatura giusta di accensione di quei blocchi altrimenti inaccendibili.
Lo aiutavano a turno Andrea e Adriano, ma alla fine rimase da solo.
Io nel frattempo mi ero messo a pulire le sedie e a lavare un po’ il terrazzo che dall’incontro di due notti prima non era stato mai risistemato: per terra c’erano ancora le macchie delle deiezioni di Francesca da un lato e di quelle di Dede dall’altro. Rimediai rovesciando una bottiglia di candeggina e un secchio d’acqua, pulendo poi il tutto con lo straccio.
Sentii parlottare e singhiozzare dalla finestra della cucina che era proprio dietro l’angolo del terrazzo dove stavo lavando per terra.
Mi fermai ad ascoltare: era Federica che piangeva e singhiozzava mentre Dede e Francesca la stavano consolando.
“Ma non capite? Da quando siamo qui non mi ha mai toccato o quasi. Io avevo voglia, ma lui «No, non mi va. Tu pensi solo a quello!». Giuro, mi sembrava di sentir parlare la mia fidanzata quando, prima di queste vacanze, mi rispondeva così.
“Ma tu prendi l’iniziativa!” le disse Francesca
“E cosa pensi che abbia fatto? L’altra notte ero tornata a casa ubriaca, ok, ma dopo che vi abbiamo tanato, ero del tutto sobria. Volevo fare l’amore, lo avevo iniziato a carezzare, era bello gonfio e duro e, quando gli ho chiesto di scoparmi mi ha risposto che aveva lui mal di testa!”
“Eppure mi hai detto che è da tanto che state insieme e che convivete da due anni, non dovrebbe essere un problema!” spiegò Dede che conosceva Federica da molto più tempo di noi.
“Si, dovrebbe essere così, infatti” rispose la poveretta.
“Ad Atene mi sono chinata a fargli un pompino, pensavo che avrebbe ricambiato il favore, mi ero messa su di lui e stavo per mettermelo dentro quando lui si è sfilato ed è andato in bagno!” e riprese a singhiozzare.
“Stasera lo facciamo morire. Lo facciamo ingelosire. Anzi, stasera lo facciamo impazzire. D’accordo Francesca?” disse Dede.
“In che senso, Dede, scusa?” chiese Francesca.
“Allora. L’idea è questa, ma dobbiamo parlarne con Patrizia prima e poi con gli altri.”
“Stasera ci vestiamo seminude, o meglio, ci copriamo alla meno peggio, in modo che lui sia sempre distratto da noi. Dobbiamo farlo eccitare. Ogni occasione deve essere quella buona per mostrargli le tette, il culo, la patatina. Mi raccomando, tutte senza mutande. Anzi, io stasera mi depilo pure così l’attizzo di più” disse Dede. “E dovreste farlo pure voi. Soprattutto tu, Fede” continuò.
“Vabbè, a questo poi ci pensiamo” disse Francesca con un tono non troppo conciliante.
“Tu Fede devi essere da infarto. Hai qualcosa di trasparente come quella veste di Francesca dell’altra sera?”
“Avrei un caftano nero leggerissimo, ma è talmente trasparente che è come se non portassi nulla” disse Federica con tono perplesso.
“Va benissimo. Ricordati che è sera e che possiamo spegnere qualche luce, in ogni caso”
“Noi faremo eccitare Filippo in tutti i modi, e so come fare. Franci, te ed io siamo le più grandi e dobbiamo aiutare questa povera ragazza. Anche se non ti piace, stasera ad un certo momento ci baceremo e ci toccheremo il seno reciprocamente. Ovviamente è per finta!” proseguì.
Ora ero io ad essere perplesso. Avevo parlato una volta di omosessualità femminile e Francesca mi aveva confessato di averci provato una volta a Cambridge ove era stata a studiare per più di un anno assieme alla figlia della sua landlady che le aveva fatto la corte per più di sei mesi. Una sera si era intrufolata in camera sua dopo essere rientrate assieme dal pub praticamente ubriache, dopodichè iniziarono a baciarsi ed a toccarsi ma poi, quando fu il suo turno di leccare, non ce la fece e finì tutto lì. Ma mi aveva confessato che la cosa l’aveva turbata. [Per inciso, avrei dovuto far mente locale alla cosa – il criptolesbismo della mia futura moglie – già in Grecia, prima di sposarmi.]
“Uhm” sentii la voce non del tutto convinta di Francesca.
“Se no lo diciamo a Patrizia, anche se già so che lei preferibbe farsi scopare da due uomini contemporaneamente piuttosto che dover baciare una donna e, detto fra noi, piacerebbe anche a me” disse, praticamente pensando ad alta voce.
“E i ragazzi che c’entrano?” chiese Francesca. “Vuoi forse che facciano ingelosire Filippo provandoci con Federica?”
“Questo è più complicato. Non accetterebbero mai, poi loro si conoscono tutti benissimo tranne Paolo tuo che è meno intimo” obiettò Dede mentre Federica annuiva.
“E allora dovrai essere tu a darti da fare. Diciamo che ti aiuteremo con il gioco della bottiglia. Ti faremo bere per finta – tranquilla, so cosa fare – e ti faremo fare delle punizioni con tutti i ragazzi, pure con Sean e John!” disse Dede.
“Con John meglio, avete visto che proboscide che ha? Secondo me ce l’ha di almeno 20 centimetri. La scorsa sera, quando sono tornati lui e Caitlin da sotto coperta, lei camminava a gambe larghe…E poi l’ho visto pure in costume!” disse Federica un po’ eccitata.
“Ma non dovevamo farti fare del sesso con Filippo?” chiese sorniona Francesca.
“E poi, non mi pare tanto piccolino. Non mi sembra superdotato, ma ragazze, il suo coso è assolutamente apprezzabile!” spiegò poi con molta diplomazia.
“No no, non mi lamento. Poi, io sono un po’ piccolina e stretta lì sotto. Mi bagno poco e dopo un po’ mi fa male. Per cui, se è troppo grosso avrei problemi. Il mio primo ragazzo era molto grosso, corto ma molto largo, e mi faceva molto male. Un giorno urlai dal dolore quando tentò di entrare a freddo senza bagnarmi. Poi ci lasciammo, e mi misi con uno che ce l’aveva piccolo, lungo e sottile. Troppo. Non sentivo piacere, solo dolore quando andava giù.”
Non lungo che tocchi, non grosso che tappi, ma duro che duri!” recitò a memoria Francesca, sorridendo e generando una risata generale.
“E’ vero! Troppo lungo ti fa male al collo dell’utero. Lo sentivo fino in pancia anch’io quando usavo l’uomo nero! E mi faceva male!” disse Dede.
“COSA!? UN NEGRO???” dissero Francesca e Federica ad alta voce.
“Ma cosa avete capito? Il dildo! Mi regalarono un dildo nero, una replica di Mandingo, lungo lungo e non troppo grosso. Una volta me lo infilai tutto dentro per capire cosa si provava con un cazzo lunghissimo, e sentii dolore. Ed era solo 22 centimetri!”
Solo???” altro urletto in contemporanea da parte delle due.
“Beh, quando sono stata ad Amsterdam con Adriano siamo capitati in un locale hard dove facevano lo spettacolo dal vivo, e sul palco c’era una coppia con lui negro e lei bianca quasi microscopica. Beh, lui aveva una mazza da 28 centimetri, così diceva la pubblicità, ed era vero. Impressionante! E pensare che la ragazza lo prese tutto dentro, ma tutto tutto!” raccontò Dede.
“Vabbè. Torniamo a noi. Allora facciamo così, siete d’accordo?” ricapitolò.
“D’accordo per cosa?” chiese Patrizia entrando in cucina. “Ciao ragazze, scusate il ritardo, ma sono riuscita ad andare dall’estetista: è stata un’impresa spiegarmi, ma ho capito che non hanno capito. MI HANNO TOLTO TUTTO!!! Sembro una bambina! Guardate!” disse.
“Ma è esattamente quel che dobbiamo fare anche noi stasera. Solo che io lo faccio con il rasoio!” disse Federica.
“Beh, io pure” disse Francesca.
“Io avrei le strisce depilatorie se vuoi, Franci” disse Dede. “Te la faccio io, sono molto brava. E casomai, poi dai una mano a me dove non arrivo da sola, ti va?”
“Perché no? Con il rasoio mi crescono sempre sottopelle, ma con le strisce non ho mai provato. Proviamo, così stasera facciamo una sorpresa a Paolo!” aggiunse.
“Vabbè, ma di cosa stavate parlando quando non c’ero, ragazze?” chiese Patrizia.
“Federica ci stava raccontando che Filippo da quando stiamo qui non l’ha mai cercata. Non hanno mai fatto sesso!” raccontò in breve Dede.
“Ma hai le tue cose?” chiese Patrizia con candore.
“Noo, che dici? Tutto a posto, prendo la pillola e sono a circa metà ciclo” rispose Federica.
“E’ che proprio … non gli va” concluse con un sospiro di tristezza.
“In che senso non gli va?” ribattè Patrizia.
“A’ Patrì: ha detto che nun je va. Nun je s’arza co’ llei” spiegò con forte accento romano Dede.
“Ah… capito” disse. “E cosa pensate di fare. Cioè, cosa pensate che faremo?”
“Lo facciamo morire. Stasera hai anche tu un qualcosa di molto trasparente? O un qualcosa di molto, molto scollato e molto, molto corto? Devi stare senza intimo e ogni volta che si avvicina, devi fargli vedere una tetta, il culetto, la patatina, accarezzarlo per sbaglio, insomma, devi troieggiare con lui. Noi faremo lo stesso, e nel frattempo i ragazzi lo faranno ingelosire” spiegò di nuovo.
“Ah, ragazze, è ovvio che se capita qualcosa a noi con la bottiglia, dobbiamo starci. Non possiamo fare le zoccole a metà. Però avvisiamo i nostri ragazzi, eh?” concluse.
“Dede, non so se l’hai capito, io e Paolo ci sposiamo a febbraio, chiaro? E non ho intenzione di mandare all’aria tutto!” disse Francesca.
“Ma che dici? Ma stai tranquilla. Al massimo faremo in modo che se ci capita qualcosa, lo facciamo davanti a tutti e se è con il nostro… ESAGERIAMO!” scandì bene.
“Stasera voglio essere ricordata come un puttanone e voglio che Adriano mi scopi come non fa da una vita!” proruppe.
“Beh, quello lo voglio anch’io!” disse Patrizia.
“Adriano non te lo mollo, al massimo ti fai trombare da Paolo!” rispose ghignando Dede.
“Comunque, io a Paolo glielo spiego. Voglio il suo aiuto” disse Francesca.

“AHEM!” mi schiarii la gola facendo finta di arrivare in quel momento.

“Franci, il balcone è lavato. Se ti va andiamo a fare la doccia assieme così occupiamo di meno il bagno, eh amore?” dissi con voce melliflua mentre mi affacciavo alla finestra della cucina.

“Ciao amore mio!” disse Francesca venendomi incontro per baciarmi sulle labbra.

Ciao amore mio!” le rifece il verso Federica “Ecco, lui c’è sempre! Lo vedete?” disse piagnucolosa.
“Dacci un taglio, Fede, e pensa a quel che abbiamo detto” dissero Dede e Francesca.
“Detto cosa?” chiesi.
“Nulla, te lo spiego dopo” tagliò corto Francesca.
Feci finta di disinteressarmi della cosa.
“Però no amore, vai tu a farti la doccia. Io devo fare una cosa con Dede in camera sua. Tu aspettami in camera che poi ti raggiungo” mi disse.
“Cosa devi fare?” chiesi.
“Roba da donne” rispose Dede prendendo sotto braccio Francesca mentre usciva dalla cucina.
“Aspettate, vengo anch’io!” disse Federica seguendole a ruota. “Posso provare anch’io le strisce?” chiese.
“Dipende da quanti peli hai. Se ne hai troppi, meglio che li tagli con le forbici corti corti e poi li togliamo con le strisce. Ma se li fai troppo corti, le strisce non li acchiappano” disse Dede.
“Posso farteli vedere?” chiese Federica abbassandosi lo slip davanti a tutti.
“Vediamo!” disse Dede inginocchiandosi per vedere meglio.
“Secondo me, non ce la faremo mai con le strisce, troppo duri. Serve la cera. Meglio se la fai con il rasoio!” dichiarò.
“Ma ho paura di farmi male, non l’ho mai fatto lì!” disse.
“E si vede!” fece Dede ridacchiando.
“In che senso, scusa?”
“Nel senso che ne hai molti, duri ed ispidi. Immagino che non ti sia mai depilata lì e le poche volte che l’estetista ti ha fatto la ceretta attorno all’inguine, tu ti sei limitata alla zona bikini togliendo il resto con il rasoio, giusto?”
“In effetti è così!” confermò Federica.
“Va bene, dai, ti daremo una mano. Magari Patrizia può aiutarti, eh Patty, che ne pensi?” chiese Dede a Patrizia.
“Si, va bene. Ti do una mano anch’io” disse Patrizia.
Mi spostai in camera con Francesca mentre si metteva comoda sfilandosi i pantaloncini ed il costume ed infilandosi una gonnellina corta senza mutande.
“Mmm” mugulai mentre le toccavo la fica.
“Stai buono e non toccare. Adesso non è il momento!” e mi scansò la mano.
“Ecco, guarda che hai fatto!” le dissi mostrandole la mia erezione totale. “E ora come faccio?” chiesi implorante.
“Fatti aiutare da Ludovica!”
“Ludovica chi?”
“La mano amica!”
“Fanculo!”.
Erano quasi le sette, e serviva muoversi. Andai a farmi la doccia.
Assalito dalla libidine e dall’idea di una serata pazza, decisi di fare anch’io qualcosa di strano. Stando sotto la doccia decisi di radermi inguine, pube, palle e pisello. Insomma, tutta la zona genitale, culo compreso.
Mi insaponai per bene (sapevo che la schiuma da barba era tabù su quelle parti) e iniziai a radermi. Non sono mai stato irsuto, ma di certo i peli erano troppo lunghi per il rasoio bic bilama. Presi allora dalla trousse da bagno le forbicine ed iniziai con molta attenzione a tagliare a ciuffi i peli sul pube, sulle palle, sullo scroto, attorno al buco del culo. Dopo aver letteralmente riempito il bidet di peli tagliati, pulii il tutto, insaponai di nuovo le parti e ricominciai a tagliare. Ora si che funzionava.
Con grande delicatezza passai a radere le zone delicate. Riuscii a farmi solo un paio di taglietti attorno al culo ed altrettanti sulle palle, ma il risultato era entusiasmante. A parte la sericità della pelle a cui non ero abituato, anche la visione era notevole: sembrava avessi il pisello più lungo e più grosso. E fu tanta l’eccitazione che mi venne una furiosa erezione che sedai con una gustosissima sega sotto la doccia. Era tempo che non incontravo Ludovica, ma devo dire che mi riempì di soddisfazione. Terminata doccia e sega, presi la nivea e la spalmai abbondantemente sulla parte, provocando un’ulteriore erezione, ma questa volta evitai di segarmi.
Uscii dal bagno con il telo gettato negligentemente sulla spalla, il culo completamente scoperto, ed andai dritto in camera aprendo la porta senza bussare.
“MA CHI È? CHE FAI? CHE VUOI? ESCI!!!” urlarono contemporaneamente Francesca, Dede e Federica.
Federica era nuda sul letto, sdraiata a gambe aperte e tirate su mentre Dede le strappava i peli dall’inguine con le strisce e Francesca aiutava a tenere la pelle tesa. Anche Francesca era praticamente nuda: difatti, indossava il suo magliettone con il giromanica che arrivava al fianco ma completamente tirata su alla vita per stare comoda. E non indossava nulla sotto.
Non capivo perché anche Dede fosse nuda, ma evitai di approfondire.
Fu comunque tanta la sorpresa che non mi accorsi che il telo non copriva nulla e che ero completamente esposto. Ad ogni modo, decisi che me dovevo fregare ed rimasi ugualmente in stanza.
“Devo prendere qualcosa da mettermi addosso” dissi
“Non puoi metterti quello che avevi prima?” domandò Francesca mentre Federica si copriva alla bell’e meglio.
“Ho lavato tutto sotto la doccia” risposi.
“Beh allora sbrigati che qui abbiamo da fare e Federica non vuole che tu stia qui” mi disse.
“Ok ok” risposi con voce conciliante. Andai all’armadio e recuperai un caftano egiziano, di tessuto di cotone bianco a larghe strisce azzurre, che mi infilai senza coprirmi ma voltato di spalle. Volevo che nessuno si accorgesse della mia novità.
“Ecco, ora vattene” mi disse Federica con un po’ di acrimonia.
“Siamo sull’incazzatuccio, vedo” la sfottei.
“NON SONO INCAZZATA! ESCI!!!” mi urlò.
Avrei voluto risponderle che era la mia stanza, ma evitai. Avevo sentito tutto dalla finestra e sapevo cosa stavano organizzando le pazze. Uscii pertanto dalla stanza lasciando apposta la porta aperta.
“CHIUDI QUELLA CAZZO DI PORTA!” gridarono tutte e tre all’unisono.
Mi girai e chiusi la porta non prima di aver fatto una smorfia di scherno alla mia fidanzata, la quale mi rispose con un “vaffanculo” sillabato labialmente.
Però non demorsi. Volevo capire come si sarebbero evoluti i piani per cui passai fuori in balcone e raggiunsi la finestra della mia camera da letto. Mi chinai a terra per evitare di farmi vedere e mi avvicinai allo stipite. Sentivo chiaramente gli strappi delle strisce e gli strilletti di dolore di Federica.
“Dai, girati e allarga le chiappe” disse ad un certo punto Dede. “Francesca, aiutala. Tienile divaricate per bene, ecco, così” aggiunse.
Altri rumori di strappo, altri urletti di dolore.
“Ecco, fatto. Metti un po’ d’olio, anche quello d’oliva va bene, anzi, fa molto bene alla pelle. Mi raccomando, parecchio olio” disse.
Sentii la porta della camera che si apriva e passi in uscita, dopodichè la porta fu richiusa all’interno.
“Dai Francesca, tocca a te. Mettiti giù” le disse Dede.
“Ma sei sicura?”
“Ma si, dai. Mica ti faccio male. Hai visto con Fede. Però prima fatti tagliare un po’ di peli con le forbici, sono troppo lunghi”. Era vero, Francesca aveva l’inguine molto curato, il triangolo era ben definito ma sotto i peli erano decisamente lunghi e sovente uscivano dal costume. La brasiliana non era ancora molto diffusa tra le ragazze, a quei tempi.
“Non mi tagliare, eh!” le disse.
“Ma ti pare?” rispose.
Per qualche tempo non udii nessuna parola. Poi, Dede disse: “Ok, fatto. Già così è molto, molto meglio. Ti ho tagliato tutti i peli corti corti, ma non ti davano fastidio, scusa?”
“Si, da morire. Ma ho sempre avuto paura a toglierli, anche perché ho la pelle molto sensibile lì” rispose Francesca.
“Beh, come tutte. Comunque dai, passiamo le strisce. Non ne ho molte, per cui dobbiamo lavorare al meglio. Prima di tutto puliamo per bene dai peli tagliati e mettiamo un po’ lozione.”
“Lozione?”
“Si, una lozione preparatoria che ho preso in Brasile lo scorso anno. È lì che ho imparato a fare la ceretta. Solo che qui non ho portato altro che le strisce, che comunque si trovano da per tutto, e questa lozione. Ora te la passo, così”.
Immagino la scena: Dede si bagna la mano di lozione e la passa sull’inguine e sulle grandi labbra di Francesca. Francesca che trasalisce ma si morde le labbra pur di non parlare. Peccato non poter guardare.
“Strap: ahi!”
“Strap: ahi!”
“Strap: ahi!”
È una sequenza di rumori e di piccoli strilli, ripetuta più volte.
“Dai, manca solo qui dietro al culo. Ti faccio anche le natiche, non solo il solco. Le gambe come stanno?” chiese Dede a Francesca.
“Le gambe stanno bene. Le ho fatte prima di partire dall’estetista” rispose.
“E perché non hai approfittato pure per l’inguine?”
“Ma perché…non ci ho proprio pensato!”
“Ok.”
Strap!
“Ahi! Piano lì. Sono un po’ infiammata!”, Probabilmente si riferiva al fatto che due giorni prima aveva subito una serie di affondi e di sollecitazioni in quel buchetto e nella zona circostante.
“E ti credo! Guarda che ti ho sentita mentre chiedevi a Paolo di incularti! E ho visto che hai pure goduto. Beata te! Paolo deve essere molto bravo con quel bel cazzo che si ritrova!” disse Dede.
“Adriano si da’ da fare ma non è dotato come lui!” aggiunse.
“Alcune amiche di Paolo, o meglio, le ragazze di alcuni amici di Paolo dicono sempre: «Non è importante quanto è grosso, ma come lo si usa!»”.
“Ed hanno ragione. Ti racconto una cosa che nemmeno Adriano sa” disse abbassando il tono.
“Aspetta che prendo la lozione dopocera e te la passo” aggiunse.
“Allora, devi sapere che lo scorso anno sono stata quasi tre mesi per uno stage in Brasile, a San Paolo. Siamo andati giù assieme Adriano ed io, ma lui è tornato a Roma dopo dieci giorni. Io vivevo in una sorta di pensionato per ragazze, per lo più brasiliane, ma c’erano anche portoghesi, francesi, tedesche ed io, l’unica italiana. Io dividevo la stanza con una francese un po’ stronza con una portoghese simpaticissima che mi ha aiutato un sacco con la lingua.
Tecnicamente era proibito l’ingresso agli uomini nel pensionato, figuriamoci nelle stanze!
Però era normale che le ragazze ricevessero i loro fidanzati e amici in camera. L’importante era che non rimanessero dopo mezzanotte perché chiudevano le porte e non si poteva più uscire dall’edificio.
Sta di fatto che le mie compagne di stanza si portano una sera entrambe un amico in stanza. Io stavo studiando e mi chiesero di uscire e di lasciare la stanza, il che mi sembrava naturale.
Però alle undici e mezza tornai verso la camera e li trovai che stavano ancora scopando, anzi, si era aggiunto un terzo ragazzo che stava scopandosi la francese assieme all’altro. Erano entrambi mulatti con un bel pisello grosso e lungo, più grosso di quello di Paolo, per capirci. Non enorme, ma veramente notevole. La portoghese invece stava con il suo ragazzo, una cosa normale.
Chantal, si chiamava così, mi disse se volevo favorire ed io, in maniera assolutamente naturale, risposi «Si, certo!».
Al che, mi sono spogliata, mi sono avvicinata a loro, ho scelto quello che mi sembrava il più dotato e gli ho fatto un pompino, per quel che riuscii. Poi mi misi a pecorina e mi feci scopare.
Mi credi? Fu la scopata peggiore della mia vita. Quel ragazzo aveva un attrezzo bellissimo, grosso e lungo, ma non sapeva usarlo. Non era sesso, era ginnastica. Ed io la ginnastica la faccio in palestra. Oppure la faccio da sola, COSÌ!”.
Probabilmente infilò un dito da qualche parte in Francesca perché la sentii trasalire, ma poi ci fu il silenzio, interrotto solo da sciacquettii e da qualche “muggito”.
Stavo per alzarmi e intervenire quando bussarono alla porta.
“Francesca, Dede, posso?”. Era Federica.
Immagino che si ricomposero in un certo senso, perché Federica aprì la porta e non disse nulla se non “Ho fatto come mi hai detto tu, Dede. In effetti con l’olio d’oliva non fa più male!”.
Tornai rapidamente verso la porta finestra del salone per rientrare in casa, ma mi accorsi che Patrizia si stava vestendo.
Era completamente nuda e si vedeva chiaramente che si era depilata il pube, perché non aveva un pelo.
Attesi un po’ ed assistetti alla vestizione. Come d’accordo con le altre, si infilò un camicione lungo abbottonato davanti e molto trasparente, senza nulla sotto. Poi, si chinò e si infilò un paio di sandali con tacco non troppo alto, ma sufficiente da slanciare la gamba che compariva dall’allacciatura del vestito lasciata aperta fino ad oltre metà coscia. Era decisamente un bellissimo spettacolo.
Quando ebbe terminato, feci un rumore per farmi notare.
“E tu dove stavi, scusa?” mi chiese.
“Ero qui, sdraiato, non mi hai visto?” risposi
“No, non ti ho visto per niente. Non è che mi hai guardato mentre mi vestivo?” chiese con aria inquisitoria.
“Anche fosse? Mi pare che oramai conosco quasi tutto di te!” le risposi.
“Come io di te, in effetti!” ribattè ridendo.
“Magari stasera ti sorprendo” le dissi, ma poi mi resi conto che io non dovevo sapere nulla di quel che si erano dette le ragazze, per cui intervenni per correggere il tiro.
“Ti svelerò alcuni aspetti di me che non conosci e che non immagini” affermai. “Posso passare? Vorrei andare in camera un momento” conclusi.
“Certo. Passa pure. Ma non ti vesti?” mi chiese.
“Sono vestito. Non ti piace?” risposi.
Mi guardò in tralice storcendo la bocca. “Veramente non troppo, ma contento tu…”.
Entrai dalla finestra ed uscii dalla porta. Dovevo parlare con Andrea.
Bussai alla porta della camera di Dede e mi aprì Andrea, ancora in mutande.
“Andrea, ascolta. Ti devo parlare e non abbiamo tempo. Stasera le ragazze si sono messe in testa che devono far scopare Filippo e Federica perché lei si è lamentata che da quando sono qui non hanno fatto nulla ed è disperata” raccontai sintetizzando.
“Ma…” mi interruppe.
“Lasciami finire. Il problema è che si sono messe in testa, soprattutto Dede, che devono far ingrifare Filippo puttaneggiando tutta la sera e ci chiederanno di fare cose con Federica al gioco della bottiglia per far ingelosire Filippo. Poi ho capito che vogliono spingerli a far sesso davanti a tutti o quasi” spiegai.
“Quindi, evitiamo di fare i cazzoni e stiamo al gioco, ma assolutamente non tocchiamo Federica altrimenti Filippo si incazza e la nostra vacanza finisce qui” conclusi aprendo le braccia.
In quel momento sentimmo chiamare da sotto “Paul! Adrian! Andrew! Come out! I must tell you a thing now! It’s important!”. Era John che ci stava chiamando. Ci affacciamo al balconcino della stanza di Andrea e risposi “Wait a minute! We are coming down. Wait!” e scesi giù accompagnato da Andrea.
“Ciao John! Che succede? Vuoi salire?” gli chiesi.
“No, no, ho fretta. Per stasera non se ne fa nulla. Abbiamo un grosso problema. Ti avevo detto che si è rotta la pompa di sentina? Bene, si è rotta anche una valvola per cui stiamo imbarcando acqua. Abbiamo chiamato un meccanico navale che è arrivato e sta lavorando per chiudere la falla e riparare la pompa al volo. Per ora hanno messo una pompa elettrica esterna che sta funzionando bene, ma la situazione è complicata. Mi spiace per stasera, ci faceva piacere ma non è il caso di allontanarci. Abbiamo detto alle ragazze di venire almeno loro, ma hanno deciso di rimanere con noi. Speriamo che riescano a riparare tutto. Passate domani prima di andare via, ok?” spiegò.
Mi offrii di aiutarli : “John, se vuoi vengo a darvi una mano!”
“No Paul, no, non serve. Però se magari avessimo bisogno di un letto per stanotte, possiamo disturbarvi?” mi chiese ripensandoci.
“Ma stai scherzando? Certamente! Non fatevi problemi. Se non vi dovessimo sentire, bussate forte!” risposi.
Ci salutammo e noi tornammo su ad avvisare gli altri.
“Ok gente” dissi ad alta voce.
“Fra, Fede, Dede, Patty!!” chiamai ad alta voce.
“Filippo, Adriano!” aggiunsi alla lista.
Uno ad uno uscirono chi dalle stanze, chi dal bagno.
Andammo in terrazzo.
“Allora, è appena venuto John che ci ha avvisato che a causa di un guasto grave alla barca stasera non possono venire a cena. Poiché la barca sta mezzo affondando, potrebbe essere che stasera debbano lasciarla e hanno chiesto se possono eventualmente venire qui” spiegai.
“Io ho ovviamente detto loro di si!” aggiunsi.
“Ma se vengono, dove si mettono a dormire?” chiese Federica
“Boh, faremo in qualche modo. Qui in terrazzo ci sono quattro sdraio e due lettini, se vogliono due persone possono dormire in terrazzo oppure portiamo dentro i lettini e li mettiamo in salone.”
“Poi possiamo organizzarci in tre per letto sui letti più grandi”.
“Oh, e poi vediamo come fare. Mica è detto che succeda, e comunque, vedremo” dissi.
“Giusto, non fa una piega” mi appoggiò Adriano.
“Io posso dormire in terrazzo sulla sdraio. Il mio posto lo cedo ad una ragazza che può dormire con Federica” disse Filippo.
“Ah Fili’: abbiamo appena detto che al momento non serve e se servisse, vedremo. Stai tranquillo e rilassati. Vatti a cambiare che la festa la facciamo lo stesso!” gli risposi.
Federica mi guardò, mi sorrise e mi fece il gesto dell’OK.
Alle nove circa ci mettemmo a tavola, non prima di aver sgranato un po’ tutti gli occhi alla vista delle ragazze che si erano chiuse in camera mia a vestirsi.
Personalmente sapevo che cosa si erano dette, ma non mi sarei mai aspettato che si sarebbero prese in parola.
Le luci erano fioche ma erano sufficienti ad illuminare ed a mostrare in un intrigante gioco di vedo e non vedo le nudità delle ragazze. Devo dire che il mio caftano, pur essendo molto ampio, in quel momento si appoggiava un po’ sul mio cazzo che si stava svegliando. Ed anche gli altri apparivano barzotti.
Filippo ed io scolammo la pasta e la condimmo. Filippo mi chiese: “Ma le ragazze si sono impazzite? Non che mi faccia schifo ma..”
“Ma? Non ti piace? Hai visto Fede come è carina?” gli dissi.
“Si, è molto carina. Anche se è un po’ troppo … osè” rispose.
“Dai, è da quando siamo arrivati che giochiamo con questa storia della nudità!” sbottai.
“In spiaggia stiamo nudi e loro sono praticamente sempre nude o quasi. Qui in casa, con la scusa del bagno singolo, ci siamo visti nudi tutti. Ieri abbiamo fatto sesso in spiaggia davanti agli altri – beh, voi no, ma è uguale – insomma, mi pare che sia un po’ tardi per fare il perbenista.”
“Ma che ti dà fastidio, forse? Ti vergogni?” gli chiesi.
“Vergognarmi io? Figurati! No, nessun fastidio. È che…boh!” rispose senza dire alcunché riguardo ai motivi della sua ostilità alla questione.
Portammo la pasta a tavola ed iniziammo a mangiare ed a bere.
Per essere stata fatta da me, era venuta molto bene, più che dignitosa.
Avevo per fortuna limitato la quantità di pasta che avevo messo per cui non ne avanzò che un paio di forchettate che nessuno ebbe il coraggio di finire.
Passammo al pesce. Patrizia si fece aiutare da Federica per porzionarlo e spinarlo. Man mano passavamo loro i piatti che venivano riempiti di tranci di pesce e di patate al forno.
Era venuto molto bene, ma le patate erano un po’ poco cotte e di sapore non molto gradevole. Probabilmente erano patate vecchie.
Comunque, terminammo relativamente presto di cenare e avendo mangiato con piatti e posate di plastica, sparecchiare e riordinare fu questione di poco.

Serata in terrazza – Parte 2

Mentre le ragazze erano in cucina a rigovernare, noi maschietti ci mettemmo seduti in terrazzo. Aprimmo la bottiglia di whiskey irlandese che Sean e John ci avevano mandato assieme al pesce.
Nel pomeriggio ero andato a cercare una bottiglia di limoncello ed una di amaro in giro per il paese, ma avevo trovato solo un amaro Jaeger Meister ed una bottiglia di Johnny Walker Black Label.
Le ragazze si sarebbero dovute accontentare di quelle o dell’immancabile, ennesima bottiglia di ouzo, a detta del negoziante che me lo aveva venduto un po’ più dolce degli altri e un po’ più simile alla sambuca.
Esse poi arrivarono e si misero accanto a ciascuno di noi. Francesca si mise sul lettino accanto a me e altrettanto fece Dede con Adriano sul lettino di fronte a noi. Poi tutti gli altri si misero in circolo con le sdraio e le sedie. Portammo fuori anche un materassino gonfiabile che avevamo comprato la mattina per andare in una spiaggia scogliosa e sassosa appena fuori dell’abitato, verso il tempio di Apollo.
Feci girare una confezione di toscanelli, Adriano ed Andrea ne presero uno mentre Filippo tirò fuori la sua pipa che non gli avevo ancora mai visto fumare. Le ragazze fumavano invece sigarette.
“Facciamo un gioco” propose Dede.
“Siii! Dai!!” si unirono battendo le mani Patrizia e Federica. Francesca non si mosse, ma mi borbottò all’orecchio qualcosa del tipo “Si, basta che ci muoviamo perché ho sonno”.
“Qualcuno vuole il caffè?” mi alzai e chiesi. Volevo che Francesca fosse bella sveglia.
“Io! Io! Io!” e così tutti.
Andai in cucina a mettere sul fuoco la macchinetta grande e quella media. Volevo che tutti fossero belli svegli.
Tornai in balcone per partecipare alla votazione sul gioco.
“Io propongo un poker strip a coppie” disse Patrizia.
“Ma siamo quasi nudi tutti, che vuoi che ci togliamo?” disse Dede. In effetti, c’era ben poco da scoprirsi.
“Facciamo qualcosa di diverso. Vi ricordate il Decamerone? Ebbene, ogni coppia a turno ci racconta la volta che l’hanno fatto più strano in assoluto, e gli altri danno il voto” proposi.
“La coppia che perde è costretta a rifare la scena davanti a tutti noi. Ci state?”
Non so perchè mi venne in mente quell’idea bislacca, ma era l’unica maniera che mi sembrava accettabile per costringere Filippo e Federica a fare sesso. Man mano che la esponevo, mi rendevo conto che sarebbe stata rifiutata, ma ormai avevo fatto la proposta e dovevo tenere la parte.
Devo dire che rimasi sorpreso quanto ottenni l’approvazione di tutti.
“Per dare un po’ di pepe al gioco, propongo di spogliarci tutti nudi. E, prima che facciate obiezioni stupide, ricordatevi che sono quattro giorni che giriamo nudi in spiaggia e per casa, che facciamo sesso con i nostri rispettivi partner quasi pubblicamente e che siamo praticamente perennemente ubriachi. Piuttosto, dov’è il whisky di Sean?” dissi.
Fu il plenum di consensi. Tutti annuirono mentre parlavo, segno che anche loro avevano notato la cosa. Francesca si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio “Sei un mago. Abbiamo trovato il modo di incastrare Filippo. Però lo sai che mi piacerebbe perdere e fare l’amore con te davanti a tutti?” al che sentii una fitta al basso ventre ed ebbi una improvvisa erezione, per fortuna coperta dal caftano.
Dede andò in cucina a prendere il caffè e lo versò nelle tazzine. Poi si tolse il suo abito rimanendo nuda ed andò prima togliere la maglietta e poi a slacciare i pantaloni ad Adriano che le disse: “Amore ti amo, ma sono capace di fare da solo!”
“Non credo” e si chinò ad abbassargli in un sol colpo pantaloncini e mutande inginocchiandosi mentre lo faceva. Poi, rialzandosi, passò la mano sul pisello di Adriano che si era già drizzato, si chino con la testa sulla sua cappella e gliela baciò.
“Speriamo di vincere noi, cioè, di perdere noi! Così gli facciamo vedere come si fa sesso tra veri amanti, eh amore?” e gli diede un’altra ciucciata.
Dede sapeva impersonare il ruolo della zoccola come poche. O forse era veramente una zoccola inside?
Patrizia si gettò su Andrea e gli strappò letteralmente i pantaloni ma, a differenza di Adriano, egli non portava mutande. Anche lei si dedicò un momento al membro del suo fidanzato, giusto per far vedere che non era seconda a nessuna.
Io da par mio mi ero già tolto il caftano e stavo aiutando Francesca a togliere il suo. Anche lei volle omaggiarmi di una rapida toccata che però si interruppe quasi istantaneamente per poi trassformarsi in una accurata ispezione. “Ma ti sei rasato? Non hai più peli qui” e nel contempo fece scivolare la mano su tutta la zona. Risalì, seguendo la zona liscia, fino al buco del culo. “Ma sei depilato pure qui? Sei liscissimo… che bello! Ti prego, andiamo di là, fammi vedere bene!” mi disse.
“Dai, dopo. Ora stai buona. Pure tu sei bella liscia, qui!” e le passai la mano sulla sua figa. “Dai, ci guardano!” e mi tolse la mano. Stavo per sbottare in una risata quando fui interrotto da Federica che, nuda, cercava di spogliare Filippo.
“Paolo, diglielo tu!” supplicò.
“Dai Filippo. Te lo abbiamo visto tutti, non hai nulla da nascondere. Anche se è solo come quello di un bambino, sii uomo e tiralo fuori!” arringarono Andrea ed Adriano ridacchiando.
Daje, Filì. Nun fa’ er pupo” gli dissi un po’ seccamente.
Non so se fui io o la pressione congiunta di tutti, ma alla fine si convinse e si spogliò anche lui, coprendosi però con le mani.
“Allora, chi inizia?” dissi.
“Dai Paolo, iniziate tu e Francesca” suggerì Patrizia.
“Beh, non è che abbiamo molte esperienze, perché poi Francesca ed io stiamo insieme solo da un paio d’anni” spiegai.
“Però qualche cosa l’abbiamo fatto anche noi” aggiunsi.
“Ti ricordi Fra, quella volta a Punta Ala?” dissi rivolgendomi alla mia fidanzata.
“Ah, dici quella volta che mio padre per poco non ci beccava?” rispose Francesca.
“Si, esatto, quella!” ribadii.
“Era estate, forse luglio o agosto. Io ero in ferie per una decina di giorni e non avevamo pianificato nulla. Francesca era in vacanza con i suoi a Punta Ala, io invece stavo con i miei a Port’Ercole” iniziai a raccontare.
“Eravamo andati a ballare in una discoteca a forma di piramide, come si chiamava?” chiesi a Francesca.
“Black Sun” rispose.
“Esatto. Mi ricordo che tu indossavi una minigonna bianca ed un top bianco all’americana, vero?”
“Si amore, esatto!” confermò.
“Avevamo bevuto tutti e due, erano le due di notte e decidemmo di tornare a casa. Io dormivo da lei” spiegai agli altri.
“Francesca abitava in un residence che si chiamava Lo Scoglietto, al primo piano. C’era un lungo vialetto che costeggiava gli appartamenti del piano terra e che aveva una sorta di muretto lungo tutto il percorso.”
“Visto che io dormivo in stanza con quel rompicazzo del fratello, decidemmo di rimanere un po’ da soli giù. Erano quasi le due e mezza, ormai la maggior parte delle gente era a dormire. Iniziammo perciò a baciarci ed a paccare. Poi, la situazione si scaldò e Francesca passò all’attacco” dissi.
“Ma che dici? Ma non è vero! Non dire cazzate! Sei stato tu che mi sei zompato addosso!” ribattè Francesca che aveva imboccato alla mia provocazione.
“Ma dobbiamo raccontare anche i particolari?” chiesi all’uditorio.
“SIIII!”
“Ovvio!”
Francesca si mise la mano davanti al viso quasi vergognandosi. Gesto ridicolo, in quel contesto, visto che era nuda come tutti.
“Insomma, iniziammo a giocare tra di noi. Prima mi chinai e le tolsi le mutande – che lasciai in bella vista sul prato accanto al muretto – poi iniziai a leccarla. Inutile dire che le piaceva da morire. Ti ricordi, Fra?”
“Beh, si, vagamente” minimizzò.
“Poi dopo un po’ le chiesi di ricambiare. Mi aprii i pantaloncini e calai le mutande e lei me lo tirò fuori e me lo succhiò. Non è che fosse molto brava, ai tempi!” dissi. Al che, Francesca si girò e mi mollò un pugno sulla spalla.
“Non è vero, bugiardo!” mi accusò di mentire.
“Vabbè, casomai dopo darai la prova che sei diventata brava!” dissi, e beccai uno schiaffetto in testa.
“Comunque, mi misi a sedere sul muretto e tirai su i pantaloncini perché l’erba ed il muretto erano bagnati di rugiada. Poi presi Francesca da dietro, le infilai il cazzo nella sua figa e la iniziai a scopare da dietro, ma non a pecorina, così” e presi Francesca, la portai davanti a me, infilai il mio pisello che nel frattempo si era rizzato in mezzo alle sue gambe ed iniziai a fare su e giù. Sorpresa, non fece nulla per qualche secondo, poi si scosse e si sfilò.
“Penso che agli altri interessi poco questo dettaglio!” disse sempre con tono vergognoso.
“No, anzi, tutt’altro. Com’era esattamente che gliel’hai messo dentro?” chiese Adriano facendomi l’occhiolino.
“Così” ed infilai al volo Francesca che era già parecchio bagnata. Le detti due o tre colpi prima di sfilarmi e di essere preso a schiaffoni dalla mia dolce compagna. Risata generale.
“Comunque, sta di fatto che stavamo scopando, ma non si vedeva nulla, lei era ferma ed io mi muovevo poco perché avevo paura che scappasse fuori. Però la titillavo qui” e le toccai il clitoride ottenendo un ulteriore schiaffo sulla mano e provocando altra risata generale “ed in poco tempo la feci venire” continuai a raccontare.
“Ora dovete sapere che Francesca ha talvolta l’orgasmo facile, viene in pochissimo tempo bagnandosi da morire che sembra che se la faccia sotto” dissi. Ed anche questa volta provocai un gesto di stizza nei miei confronti.
“Amore, ma è una cosa bellissima la tua, sai?” le dissi.
“Franci, ma allora tu squirti?” le disse Dede.
“Squirti? Che vuol dire?” disse Francesca.
“Quando vieni, hai notato se è un liquido trasparente tipo pipì? Che ti esce a getto e non riesci a frenare?” chiese Dede.
“Beh, sì, ho sempre pensato che fosse pipì, ma non è pipì. Ne sono certa!” disse.
“Infatti, non lo è” affermò Dede.
“Comunque, voglio finire di raccontare la storia. Insomma, venne bagnando tutto per terra, le gambe e i sandali. Io però non ero venuto e continuavo a scoparla con lei che si agitava e godeva.”
“Il fatto è che ci siamo accorti che erano arrivati i suoi genitori solo quando erano a pochi metri da noi. «Ragazzi, ma state ancora qui? Perché non andate a letto?»
«Beh, si, adesso andiamo, stavamo un attimo qui a chiacchierare, sa, in discoteca c’è troppo rumore…» risposi con una faccia da culo mentre avevo ancora il pisello appizzato dentro!” raccontai.
“Io sono quasi svenuta! E mi domando come abbiano fatto a non accorgersi che c’erano le mie mutande sul pratino accanto a noi? E che ero fradicia. E che avevo una tetta di fuori!” aggiunse Francesca.
“«Beh, non fate tardi, venite su, dai!”» ci disse la madre cercando di capire cosa c’era che non quadrava” dissi.
“Comunque, tornammo su dopo qualche minuto, il tempo di venire anch’io. E si, perché mentre Francesca diceva «Mamma, vai!!! Vengo! Veniamo!”» io ricominciai a muovermi piano, poi come la madre si girò, detti le ultime pompate violente facendo inclinare Francesca in avanti e venimmo tutti e due. E la madre si girò subito dopo!!!” conclusi.
Francesca scosse la testa con la mano davanti al viso. “Se non mi ha preso un colpo quella sera, non mi prende più” disse.
Chi più chi meno apprezzarono tutti la storia.
“Chi si fa sotto?” chiesi.
Patrizia e Andrea alzarono la mano.
“A noi è capitato di essere beccati sul fatto” iniziò a raccontare Andrea. “Era un sabato mattina ed avevo preso con mio zio che aveva avuto dei problemi tecnici ed aveva perso tutta la prima nota l’impegno di caricargli un migliaio di movimenti e di stampare il tabulato ufficiale bollato da consegnare al Fisco. Però avevamo bisogno di un certo tipo di computer per far girare il programma e di una stampante uguale a quella che aveva in Sardegna”.
“Mio padre aveva un carissimo amico che aveva lo stesso sistema, un PDP11/23, ed una stampante a margherita, in un ufficio che faceva la produzione di manualistica per un’azienda elettronica. Il sabato non lavoravano e quindi mi dette le chiavi. Conoscevo bene quel computer perché avevo sviluppato un sacco di software e ne avevo installato e configurato un paio almeno. In più, conoscevo bene quell’ufficio perché uno dei miei programmi era installato proprio lì, in quell’azienda.”
“Sta di fatto che Patrizia ed io dovevamo andare al mare, quel giorno, ma poi abbiamo avuto quell’imprevisto. Ricordi?” chiese a Patrizia, la quale assentì.
“E quindi venne con me a farmi compagnia e a dettarmi i numeri.”
“In quell’ufficio faceva molto, molto caldo perché l’aria condizionata era spenta, e ad un certo punto Patrizia si tolse i pantaloni e rimase in costume. Chissà perché, ma le sue gambe nude, il posto inusuale, sta di fatto che ci spostammo nell’ufficio del capo dove c’era un bel divano di pelle nera, quattro posti senza braccioli. Ci mettemmo lì e facemmo del bel sesso, sai, quello che ti dà soddisfazione. Mi ricordo che fu molto, molto eccitante, ricordi Patti? Eri anche tu bagnata come non mai. Per fortuna non ci spogliammo del tutto perché dopo qualche minuto sentimmo il rumore del portoncino di ingresso che si apriva. L’ufficio non era grande, ci sbrigammo a rivestirci di corsa ma era evidente che eravamo stati beccati sul fatto.”
“Si, anche perché io avevo lasciato i miei pantaloni nella stanza accanto dove stavamo lavorando!” disse Patrizia.
“Insomma, una figura di merda colossale” concluse Andrea.
“Il proprietario entrò nella sua stanza, chiuse la porta e mi chiamò all’interfono”
“«Andrea, vieni qui immediatamente!» mi disse”.
“Iniziai a sudare freddo, l’avevo combinata grossa. Era vero che avevo del credito nei suoi confronti, in fin dei conti gli avevo sviluppato un programma che non mi aveva ancora pagato e che comunque valeva un sacco di soldi, però lui mi aveva beccato col culo di fuori, a tutti gli effetti” continuò.
“Mi chiese «Andrea, cosa stavate facendo qui nel mio ufficio?»”
“Io risposi «Ma niente, Patrizia si era sentita male e l’ho fatta distendere qui sul divano»”.
“Lui mi ribatté che mi aveva visto con i pantaloni e le mutande calate, e che a casa sua quello si chiamava scopare. E non ammetteva che qualcuno facesse quelle cose a casa sua, visto che quella era casa sua a tutti gli effetti. E mi cacciò in malo modo dall’ufficio dicendomi «Prendi le tue cose, la tua squinzia ed esci da qui immediatamente, e non farti vedere mai più!»”
Se non fosse stato che avevo preso quell’impegno con mio zio, non me ne sarebbe fregato molto, ma mi seccava non riuscire a portare a termine il compito che mi ero preso e lo pregai di soprassedere, visto il problema enorme che avrei provocato. Mi scusai, ero veramente pentito, e gli dissi che avrei fatto di tutto per farmi perdonare” continuò.
“Lui allora mi disse gelidamente «Potevi pensarci prima!» e girò i tacchi per rientrare nella sua stanza. Lo fermai, lui si girò e gli dissi a brutto muso: «Ok, Patrizia ed io abbiamo sbagliato. Ma la colpa è solo mia. Ora, che io paghi è giusto. Patrizia era con me e la sua punizione è quella di sentirsi di merda come me per aver fatto una figuraccia epocale. Però mio zio, che lei conosce bene, ci andrebbe di mezzo e lei sa tutto quello che abbiamo fatto per aiutarlo. E lei ha promesso di aiutarlo, davanti a me e a mio padre, ricorda?» gli dissi sfoderando una faccia da culo che non immaginavo di avere. Forse lo punsi sul vivo, forse fu convinto della mia bontà e debolezza, sta di fatto che accettò che finissimo di caricare i dati. Al termine, andai in stanza sua, lo ringraziai, mi scusai ancora e lo salutai. Lui rispose molto freddamente.”
“Ecco, credo che quella sia stata l’esperienza di sesso più stramba, e forse più brutta, che ho mai avuto” concluse.
“Però poi, dopo un paio di settimane, a lavoro concluso, mi fece pervenire un assegno con quanto mi doveva ed un libro per Patrizia – ti ricordi, Patti? – «100 modi per dirgli di no». Ci siamo fatti una risata, vero amore?” aggiunse a chiosa.
Come uditorio non fummo molto soddisfatti.
Quel che riuscimmo a dire fu “Che figura di merda!”.
“Fosse capitato a me, mi sarei nascosta sotto terra” disse Dede.
“In effetti, una situazione di merda” rimarcò Patrizia. “E poi, non sono nemmeno venuta!” disse ridendo. In effetti, ridemmo tutti di quella battuta.
“Oh, ora tocca a Federica e Filippo” disse Francesca.

Federica: “Dai, inizia tu.”
“No, inizia tu, racconta tu. Lo sai che quando parlo faccio casino” disse Filippo.

“La volta che abbiamo fatto sesso nel modo più strano è stata lo scorso anno” iniziò Federica.
“Filippo ed io c’eravamo messi insieme, boh, non saprei ancora dire se stavamo insieme o meno, sapete quando c’è quella situazione per cui se stai insieme ti batte il cuore, se state lontani soffrite, avete voglia di fare sesso ma avete paura di fare il primo passo? Ecco, questa era la nostra situazione.”
“Io lavoravo in un’azienda IRI a quei tempi, vabbè, ci lavoro ancora ma ora si chiama in un altro modo” disse impelagandosi nei suoi ragionamenti.
“Filippo era stato inviato dalla sua azienda a fare un certo lavoro di analisi per un programma ed io dovevo assisterlo e spiegargli un po’ come funzionava la procedura che doveva essere automatizzata” si riprese con sicurezza, parlando evidentemente di cose che ben conosceva.
“Un giorno mi chiama il mio capo che mi chiede se posso andare da lui subito. Io ero un po’ preoccupata e quando entro nella sua stanza c’era Filippo, immaginatelo in giacca e cravatta, si alza in piedi e mi stringe la mano «Molto piacere sono Filippo, il suo capo mi ha detto che lei è la numero uno nel suo campo, spero che avrà la pazienza di sopportare e perdonare le mie pignolerie e le mie incomprensioni»”
“Cioè, capite, mi ha dato del lei! Mi ha detto che ero vecchia!” quasi urlò.
In effetti, avevo da poco scoperto che Federica era di ben tre anni più grande di Filippo.
“Era bello da morire (e dicendo ciò gli si strinse al braccio), con i capelli così curati, il vestito taglio inglese, le Church, la stilo Montblanc con cui prendeva gli appunti.”
“Ed io quel giorno ero pure vestita malissimo! Mi ricordo perfettamente che avevo un maglioncino di cachemire grigio a V portato a pelle, un paio di jeans e le Clark grigie! Mi sarei voluta sotterrare!”
“Mi credete che sono andata dal capo, mi sono messa a protestare che lui avrebbe dovuto avvisarmi il giorno prima e che comunque quel giorno me ne sarei andata via prima perché avevo da fare delle commissioni urgenti?”
“Ecco, il mio capo mi ha guardato con gli occhi sgranati come per dire «ma che le ha preso a questa pazza?». Sono andata di là nella mia stanza, ho preso le mie cose e ho detto a Filippo: «Mi scusi dottore, ma devo scappare. Spero ci vedremo domattina verso le dieci, non prima, mi raccomando!» gli dissi porgendogli la mano, girai i tacchi e me ne andai. Poverino, l’ho lasciato di merda!” disse guardando il suo fidanzato
“In effetti” continuò Filippo “mi hai lasciato come un coglione. Non sapevo cosa fosse successo, credevo ti fossi incazzata per qualche motivo interno tant’è che chiamai il mio capo per chiedergli cosa dovevo fare e come mi sarei dovuto comportare. Poi andai dal tuo capo a dirgli che se aveva qualche documento da farmi leggere sarei rimasto, altrimenti sarei andato via anche io”.
“Per fortuna che tu avevi un’ottima reputazione in ufficio, perché altrimenti t’avrebbero licenziata sui due piedi!” disse Filippo rivolto a Federica.
“Il mio capo mi adorava, anzi, mi adora ancora, anche se sa che stiamo insieme!” replicò Federica.
“Comunque, la prima cosa che ho fatto appena uscita dall’ufficio è stato andare dal parrucchiere.”
“Entrai nel parrucchiere solito come una furia, quasi urlando tant’è che Claudia, la ragazza, si spaventò e fece cadere un bicchiere che aveva in mano!”.
“Spiegai loro cosa era successo, ero eccitata come una matta, gesticolavo, saltavo in piedi, poi mi sedevo, veramente una pazza. Mi fecero sedere e mi iniziarono subito. «Voglio che domani sia la più fica di tutto l’ufficio!» dissi. «Mi dovete fare il miracolo! Oggi è venuto un ragazzo bellissimo, con degli occhi meravigliosi, un bel fisico, sai, non quelli palestrati, alto ma non troppo muscoloso, capelli ordinati, mascella dura, mani curate, senza un filo di pancia, un bel culo, aveva delle scarpe inglesi bellissime lucide come specchi, un vestito di sartoria inglese, sai, quelli che hanno la giacca con la doppia tasca, credo sia anche ben messo lì sotto, peserà settantacinque chili e sarà alto almeno uno e ottanta! ED È SINGLE!!!»”
“E la parrucchiera mi rispose «Scusa Fede, ma da quanto lo conosci? Da un mese?»”.
“«Ma no, da un’ora circa! Ed è BELLISSIMO!»”
“«Ohi, gli hai fatto la radiografia! E come fai a sapere che è single, scusa?» mi disse Claudia «semplice, ho visto che mi ha guardato prima le tette e poi il culo. Se fosse stato fidanzato non lo avrebbe fatto!»”
Ci fu una risata generale, al che chiesi a Filippo “Ma è tutto vero? Cioè, le misure le vediamo, sul bello non mi pronuncio. Ma eri davvero single? Davvero le hai guardato tette e culo e ti sei fatto beccare?”
“Mi credete?” rispose Filippo “È una strega. Sono stato attentissimo a non guardare mai sotto il viso e quando è uscita ho solo girato un istante uno lo sguardo per guardarle il culo, anche perché stavo con il suo capo e non era carino! Il brutto è che era tutto vero!”.
Federica gli dette un pugno sul fianco “Non è vero che sono una strega, è che voi maschi siete così prevedibili!”
“Vabbè Fede, dacci un taglio, continua o la racconto io!” disse Filippo.
“Ok, sono andata dal parrucchiere, dall’estetista e poi sono andata anche alla Rinascente a comprare un completino intimo e un vestitino nuovo per l’indomani!”
“Completino intimo? E che ci dovevi fare, scusa?” chiese Dede.
“E che ne sai? Metti che il giorno dopo mi chiedeva di andare a cena fuori e poi a casa sua?” disse Federica.
“E tu ci saresti andata?” le chiese Dede.
“L’ha fatto!” intervenì Filippo.
“Ma allora è stato un colpo di fulmine!” dissero in coro Francesca e Patrizia.
“Si, direi di sì” confermò Filippo mentre abbracciava Federica.
“Ma allora, questa esperienza strana? Non è certo che lo avete fatto al primo incontro: a me è successo spesso, vero amo?” disse Dede rivolgendosi ad Adriano.
“No, no. Dopo che siamo stati assieme a casa sua, però dovrei raccontarvi un po’ di cose perché se non si capisce la situazione.”
“Allora, noi siamo stati assieme a pranzo e lui ha voluto portarmi fuori in un ristorante dove vanno solo i capi, di solito” raccontò Federica. “Prima, mi aveva portato dei cioccolatini, un sacchettino di gianduiotti Caffarel che mi piacevano da morire”.
“Scusa Filippo, ma come facevi a saperlo? I gianduiotti sono un po’ speciali, i Caffarel poi!” chiese Adriano.
“Semplice: quando entrai nella sua stanza, il giorno prima, aveva un portacenere pieno di cartine di gianduiotti. Ho pensato che le piacessero, e quanto ai Caffarel, qui attorno avevano solo quelli o i Perugina, e non c’è confronto!” rispose.
“Vabbè, comunque, andammo a pranzo e ci raccontammo un po’. Devo dire che è stato un vero signore, quando mi sono alzata per andare al bagno si è alzato e mi ha dato la mano, poi quando sono tornata si è alzato di nuovo e mi ha fatto accomodare avvicinando la sedia mentre mi sedevo, mi ha fatto passare prima entrando ed uscendo, mi ha aperto la porta, insomma, tutti quei gesti da gentleman di altri tempi. Poi la sera siamo riusciti per andare a cena, stessa cosa. Non ha mai parlato di se e mi ha trattata come se fossi l’unica donna sulla terra!” raccontò Federica.
“Beh, e che c’è da lamentarsi?” disse Patrizia.
“Nulla. L’uomo perfetto. Tant’è che la sera dopo cena lo invitai a salire a casa mia e … vabbè, fu molto delicato ed attento, fin troppo” rispose.
“Come fin troppo?” chiesero assieme Dede e Francesca.
“Si, non dico smancerie, ma che cavolo, c’hai quel bel pisellone? Usalo, datti da fare, fammi urlare! E invece no, bacetto, leccatina, «Godi? Ti piace? Preferisci qui o li? Faccio piano? Posso entrare? Permesso?»” disse Federica rifacendo il verso a Filippo il quale però non era molto contento.
“Si, però quando sono andato giù, eri tu a dire «Basta, basta, sono venuta!» e volevi che smettessi, e poi , quando ho ricominciato, non ti bastava mai!” rispose un po’ seccato.
“Comunque, quello che successe fu un’altra cosa.” Continuò Federica.
“No, ora racconto io” si intromise Filippo.
“Decidemmo di andare al mare. A quei tempi mi piaceva girare per le spiagge laziali che non conoscevo e decisi di andare alla spiaggia delle Sabbie Nere, vicino Santa Severa. C’era da fare un bel pezzetto a piedi per raggiungere questa spiaggia praticamente isolata passando accanto all’aeroporto militare di Furbara da una parte e vicino alla stazione radio della Marina. C’era da percorrere circa un kilometro lungo una interpoderale dopo aver parcheggiato la macchina lungo l’Aurelia e scavalcato una rete e poi fare altri due-trecento metri lungo la spiaggia.”
“Il posto era particolare perché c’era una sabbia nera finissima, sofficissima, che ti faceva abbronzare in una maniera pazzesca però diventava bollente e dovevi alzarti ed entrare in acqua a bagnarti spesso.”
“Avvisai Federica che proprio perché c’erano così poche persone, era possibile imbattersi in naturisti che prendevano il sole nudi e camminavano senza costume lungo la spiaggia. I locali li chiamavano i passeggiatori perché facevano su e giù alla ricerca di qualcuno da vedere.”
“Si, tant’è che gli chiesi che aveva intenzione di fare, che io il costume non me lo sarei tolto!” disse Federica.
“Si, ma non ti ci portai per quello. Mi avevi detto che volevi andare a farti un po’ di lampade perché avevi il matrimonio della tua amica e volevi andarci bella abbronzata, e io ti dissi che era meglio abbronzarsi con il sole che con le lampade, e tu mi rispondesti che al mare vengono i segni del costume e con le lampade no perché prendi il sole nuda! … E daje, no!” disse Filippo ribattendo punto per punto e tacitando la propria ragazza.
“Comunque, arrivammo a questa spiaggia, stendemmo i teli a terra abbastanza vicino al mare e iniziammo a prendere il sole. Non c’era anima viva se non un ombrellone che sarà stato lontano cinquecento metri almeno al punto di non riuscire a capire se c’era qualcuno o no. E Federica si tolse il reggiseno rimanendo in topless.”
“Poi mi chiese se mi andava di metterle la crema sulle spalle, e allora io mi misi inginocchiato dietro di lei e le spalmai la crema sulle spalle e sulla schiena. Poi le dissi di alzarsi che gliela avrei messa anche sulle cosce, sulle gambe e sulle chiappe.”
”Mi ricordo che portavi un costume nero a tanga molto piccolo, molto sgambato e con i laccetti, tipo quello che avevi ieri, ma più piccolo e molto, molto sottile”
“Si, è vero. E tu avevi quel ridicolo Portcros che portate tu e Paolo – scusa Francesca, Paolo ci sta bene perché lo riempie …di tutto però è troppo osè – e ad un certo punto hai slacciato la chiusura metallica dicendo che ti stava scottando”
“È vero!” interruppi io “quella chiusura al sole si infuoca. Guarda qui!” e mostrai una cicatrice a forma di tondo un po’ più chiara del resto della pelle. “Questa mi è venuta proprio lo scorso anno in una situazione analoga, stavamo alla spiaggia della Feniglia”.
“Vabbè, insomma, le passo la crema e lei si mette a pancia in giù. Allora le chiedo se vuole che le metta la crema tra le cosce e se vuole scostare un po’ il costume ma lei mi dice di no. Io mi metto a mia volta a pancia in giù ma decido di togliermi il costume e di stare a prendere il sole nudo. Le chiedo allora di mettermi lei la crema sulla schiena, sul sedere e sulle cosce. Federica si alza e mi passa per bene la crema sulle spalle e sulla schiena, poi salta le chiappe e si dedica alle gambe e alle cosce. Poi decide di salire e mettermela sui glutei e per farlo mi accarezza anche in mezzo alle gambe” raccontò Filippo.
“Era quello che volevi, no? E poi ti eri messo il pisello in mezzo alle gambe ed io volevo capire come avresti fatto se ti si fosse rizzato!” interruppe Federica.
Se non fossero stati appiccicati uno all’altro, sarebbe stata una bella partita di ping-pong.
Filippo: “Vabbè. Poi dopo un po’ ti sei tolta anche tu il pezzo di sotto”
Federica: “Ti credo, faceva un caldo da morire e mi si stava cuocendo il sedere e la patata.”
Filippo: “Si, e poi siamo andati a fare il bagno e ci siamo baciati e toccati, ricordi?”
Federica: “Si, e tu volevi entrarmi dentro già in acqua e mi hai infilato due dita dentro”
“Ma non eri delusa della sua troppa delicatezza?” le fece notare Francesca
Federica: “Ma questo era all’inizio! Poi è diventato molto intraprendente, almeno fino ad un po’ di tempo fa!”
Filippo si storse un po’ all’affermazione, si allontanò da Federica dicendo “Ho sete!” e si alzò entrando in cucina.
“Filippo, dai, torna, devi finire il racconto!” gli dicemmo.
C’era qualcosa che non andava, altrimenti non si sarebbe comportato così.
Dede si alzò e lo andò a prendere con la scusa di andare a prendere qualcosa da bere per tutti.
Alla fine, Filippo riuscì e si rimise a sedere accanto a Federica.
“Dai, continua! non ci lasciare senza il finale!” disse Francesca.
“Vabbè. Tornammo a riva e ci mettemmo a prendere il sole a pancia in su, tanto non c’era nessuno” riprese il suo racconto.
“Comunque eri sempre eccitato, avevi il pisello bello dritto, e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso” interloquì Federica.
“Amore, mica sono di legno! Se ti vedo nuda, a cosce aperte, per forza che mi si rizza!” ribattè Filippo.
“Come ora?” disse Federica aprendo le cosce e mostrando la sua fighetta tutta liscia senza nemmeno un pelo né sul pube né in mezzo alle gambe. La provocazione di Federica ebbe successo, perché anche Filippo mostrò un certo turgore dalle sue parti basse. Dico “anche Filippo” perché la fichetta di Federica era comunque uno spettacolo da ammirare e, sinceramente, osservarla così da vicino mi aveva eccitato e con me, anche gli altri maschietti.
“Si, come ora!” rispose imbarazzato Filippo. “Ti ricordì, mi sono alzato e sono venuto in mezzo alle tue gambe e ti ho leccato ed accarezzato fino a che non sei venuta. Poi mi ha fatto mettere in ginocchio, tu a pancia in sotto me lo ha succhiato e segato poi, quando stavo quasi per venire, hai voluto che entrassi dentro di te. Mi hai buttato a terra e sei salita su di me, ed hai fatto tutto da sola. Ricordi?”
Federica: “Come posso dimenticare? Mi avevi fatto venire due volte in un quarto d’ora, avevo le gambe che tremavano e la fica bollente, ma ti volevo ancora. Però poi mi hai messo a pecora e sei entrato da dietro”.
Filippo: “E nessuno di noi si è accorto, visto che stavamo di spalle, che c’erano gli spettatori. Quando siamo venuti assieme, ricordi, ci hanno battuto le mani due, un signore di 60/70 anni e sua moglie, anche loro nudi”.
Federica: “Ed io ho urlato e sono scappata in acqua, mentre tu cercavi qualcosa per coprirti”
Filippo: “E quei signori si misero seduti e attesero che ci calmassimo. Poi ci chiesero scusa se ci avevano spaventato, e ci dissero che eravamo una coppia molto carina e che IO ero molto dolce a preoccuparmi così della mia partner e che TU avresti dovuto pensare un po’ più a me.”
“E comunque dissero che secondo loro ci saremmo sposati presto” aggiunse con un tono malinconico Federica.
Ora capivo il motivo della discussione: Federica voleva sposarsi, Filippo nicchiava ed avevano discusso.
Ma non era quello il momento di affrontare quel problema. Avrei incontrato Filippo da solo più tardi e gli avrei parlato.
“Ora tocca a Dede e Adriano!” disse Francesca.

Dede: “Racconto io. Adriano ed io stiamo insieme da cinque anni, lo sapete, e all’inizio era un rapporto molto complesso e controverso, ma una cosa era perfetta: il sesso. Adriano ed io abbiamo un’intesa sessuale perfetta. Lui sa esattamente cosa voglio e quando lo voglio, ed io altrettanto. Oramai ci leggiamo a vicenda, nel senso che nel momento dell’intimità non dobbiamo chiedere, dobbiamo solo essere attenti all’altro.”
“Ciò non significa che non ci piaccia variare: Adriano sa che una delle mie idee è di fare sesso con due uomini insieme, e anche con un’altra donna assieme a lui. Sa che mi piacerebbe andare in un privè assieme a lui, ma son tutte cose che ci riserviamo per quando saremo più grandi e maturi. Per adesso, ci limitiamo a giocare tra noi o, come è successo qui, con voi, ma senza forzature e sempre con il massimo rispetto reciproco.”
“Uno dei nostri giochi più belli, che ha portato alla botta di sesso più strana di tutte, è stato quando Adriano mi ha regalato un dildo nero, da vero mandingo. È una bestia di 25 centimetri, di almeno 7 centimetri di diametro. Lui me lo ha regalato per scherzo, pensando che non lo avrei mai usato. Avete presente 25 cm per sette di diametro?” disse rivolta a noi.
Francesca stava misurandosi a spanne il suo braccio e cercava di capire il diametro del suo polso.
“Ecco Franci, sì. Prendi il tuo avanbraccio dal polso in su, e quelli sono circa 25 cm per 7 di diametro. E’ come se uno ti infilasse il tuo braccio, o il mio, dentro.”
Vidi le ragazze basite. Anche Patrizia, alla quale avevo involontariamente scoperto la scatola del suo vibratore, era rimasta sorpresa.
“Scusa Adriano, ma dove lo hai trovato?” gli chiesi.
“Comprato per corrispondenza. C’era una pubblicità su una rivista porno, mi pare fosse Le Ore, e l’ho comprato. Pagamento contrassegno, inviato in una confezione discreta ed anonima” recitò l’annuncio a memoria!
“Vabbè, e che c’avete fatto? Non mi dirai che hai fatto finta che fosse l’altro?” chiesi con tono incredulo.
“Ma no, io non ho fatto nulla! Ha fatto tutto lei da sola!”
“Shh, zitti. Fatemi continuare a raccontare” riprese Dede.
“Allora, la sera che portò l’oggettino a casa avevo appena comprato per me al sexy shop vicino un vibratore con la forma di cazzo, ben fatto. Volevo provarlo assieme a lui, volevo che lui lo infilasse e mi torturasse fino a farmi venire. Mi ero preparata tutta carina, tolti i peli, profumata, lavata, niente intimo, solo una vestaglia nera trasparente.”
“Gli apro la porta di casa e lui ha come un colpo. Non si aspettava che lo accogliessi così vestita.”
“Beh, no! A momenti mi veniva un colpo!” disse Adriano.
Dede: “Beh, il colpo comunque te l’ho dato dopo. Quando ho tirato fuori il mio giocattolo nuovo”
Adriano: “Eh già! Sei andata in camera e sei ritornata in soggiorno con la vestaglietta aperta, camminando a cosce larghe con quel coso mezzo infilato, e ti sei buttata sul divano e mi hai detto: «Aiutami!»”.
Dede: “E tu mi hai aiutato col cazzo. Si, col tuo cazzo. Ti sei spogliato al volo, hai tolto il vibratore e hai infilato il tuo pisello dentro di me”
Adriano: “Dì che non ti è piaciuto!”
Dede: “Che c’entra, mi è piaciuto tanto, solo che volevo fare in un altro modo!”
Adriano: “Però il Negroni lo hai preso e lo hai provato!”
“Il Negroni???” disse Patrizia seguita da Federica e da Francesca che, incredule, non avevano capito che lo aveva provato.
“Intendi dire che ti ha violentato con il magadildo?” chiese Francesca
“Ma quale violenza! Dopo che avevamo fatto la prima, mi ha mostrato il suo “pensierino” ed io, che avevo ancora voglia, ho provato a usarlo. Anzi, abbiamo scommesso che se fossi riuscita a mettermelo dentro, averi infilato il mio vibratore dentro il suo culo, altrimenti, gli averi dato il mio culo, finalmente!” rispose Dede.
“E come è andata a finire?” chiese Francesca.
“LASCIAMO PERDERE!” rispose Adriano toccandosi il culo. “Ancora mi fa male!”
“Hai voluto scommettere? Hai perso? Hai pagato!”
“Ma non ti ha fatto male?” chiese Federica.
“All’inizio è stata dura, sentivo i muscoli che mi tiravano da morire. Poi però, grazie ad Adriano, sono riuscita a sbloccarmi ed a farlo entrare” rispose Dede.
“E come hai fatto?” chiesi con molta curiosità frammista ad ammirazione.
“Semplice, l’ho stimolata con la lingua mentre provava ad infilarlo. Ad un certo punto è venuta ed è entrato!” spiegò Adriano.
“E?” continuai. C’era un seguito di certo.
“E niente, è entrato praticamente quasi tutto. Tutto no, però una gran parte. E lei è venuta un’altra volta.”
“E?”
“E… dopo che è venuta non riusciva più a tirarlo fuori!”
“OH!!!!”
“MADDAI!!!”
“E come avete fatto?” chiese Francesca, quasi atterrita.
“Lui mi ha rilassato, mi ha accarezzato, mi ha leccato, mi ha quasi fatto venire e sono riuscita a toglierlo” rispose Dede
“Ma ti ha fatto male?”
“Dolore? No. Una grande senzazione di pienezza, però” asserì.
Ridemmo tutti alla sua risposta. Era quasi comica.
“E poi, visto che si siamo, abbiamo scopato ancora. Così, visto che ci stavamo…” aggiunse.
“Ma lo avete più usato?” chiese Patrizia.
“No comment!” rispose Adriano. Ovviamente, significava si, lo avevano usato ed in contesti ancora più trasgressivi.

“Beh, abbiamo ascoltato le quattro storie di sesso quasi incredibili, ora decidiamo chi paga pegno. Ognuno di noi da il proprio parere.”
“Come singoli o come coppia?” chiese Federica.
“Come coppia” rispose Dede. “Siamo d’accordo?”
“SI”
“Allora, Francesca e Paolo, qual è la storia peggiore per cui la coppia paga pegno?”
Francesca ed io facemmo finta di consultarci, era già tutto chiaro.
“Dico io, amore?” chiesi alla mia fidanzata.
“Si amore”
“Allora, secondo noi sono due le storie peggiori, quella di Patrizia e Andrea e … quella di Filippo e Federica. Ma tra i due, scegliamo di punire Filippo e Federica” dissi.
“Bene!” rispose Dede, guardando Filippo.
“Secondo voi, Fede e Filippo?” chiese.
“Secondo noi, quella di Dede” rispose Filippo.
“No, anche quella di Patrizia non mi è piaciuta” disse Federica.
“Solo una scelta” disse Dede.
“Quella tua e di Adriano” confermò Filippo.
“OK. Siamo uno pari. Ora tocca a Patrizia e Andrea”
“Noi diciamo quella di Filippo e Federica” rispose la coppia.
“Va bene. Ora tocca a noi. Adri, chi votiamo?” chiese.
“Filippo e Federica” rispose senza alcun dubbio.
“SIII!!! DAIE!!!” disse Patrizia.
“Bene, secondo l’accordo, dovrete pagare il pegno davanti a noi” disse Dede.
Si alzò in piedi, prese un bastoncino e lo puntò verso di loro dicendo: “E ora, congiungetevi carnalmentte davanti a noi!” in una maniera tale che provocò l’ilarità di tutti.
“Ma posso stimolarlo?” chiese Federica.
“Potete fare quel che volete. E’ il vostro momento!” rispose Dede.
Federica si gettò su Filippo e lo sdraiò sul lettino, poi lo baciò mentre con la mano gli accarezzava il pisello che era lì, moscio e senza alcuna apparente reazione.
Provò con le mani, poi con la bocca, poi ancora con le mani e con il seno ma Filippo era lì, sembrava una statua di ghiaccio, freddo e lontano.
“Ma dai, collabora!” gli disse Federica.
Noi intanto avevamo iniziato ad accarezzare i nostri partner. Da parte mia, stavo giocando con i capezzoli di Francesca che erano molto recettivi, mentre lei approfittò per sentire con mano la situazione del mio pube depilato.
Dede si strusciava con il seno sulle spalle di Adriano il quale stava reagendo da par suo.
Andrea era più avanti di tutti e stava leccando Patrizia tenendole le gambe sollevate e divaricate.
“Amiche, sorelle, diamo una mano alla sorella Federica” recitò Dede impersonando la capo baccante.
“In che senso?” chiese Francesca.
“Seguitemi ed imitatemi” e si gettò a capofitto ad accarezzare ed a massaggiare Filippo sul pube e sulla pancia mentre Federica lo baciava e lo masturbava.
Francesca aiutò Federica; le prese la sua mano e la guidò sul cazzo di Filippo. Poi, prese la testa di Federica e gliela spostò sulla cappella spingedola a prendergli in bocca il pisello. Dede si spostò a massaggiargli le palle e l’ano, e Patrizia si concentrò a massaggiargli la testa.
Dopo qualche secondo l’azione combinata ebbe successo e Federica riuscì ad impalarsi sul suo cazzo preferito.
Credevo che le ragazze si sarebbero sganciate ed invece rimasero lì, una ad accarezzare le gambe, l’altra la testa e Francesca ad accarezzare il culo di Federica fecendo finta di guidarle il bacino.
Filippo era bello teso e tosto ed il suo rispettabilissimo membro scompariva dentro Federica la quale, persa ogni ritrosia e vergogna, iniziò visibilmente a godere e di conseguenza ad aumentare il ritmo.
Io mi avvicinai a mia volta a Francesca che mi mostrava le terga e ne approfittai. Entrai dentro di lei ed iniziai a scoparla. Lei, invece di protestare, iniziò a baciare e leccare la schiena di Federica. La cosa mi eccitò ancora di più ed aumentai il ritmo. Preso dalla fregola, feci uscire inavvertitamente il cazzo dalla sua fica già grondante per riposizionarlo qualche centimetro più su, sempre inavvertitamente. Mi ritrovai a trapanarle il culo per la seconda volta su quel terrazzo, questa volta di fronte a tutti.
Non che gli altri fossero da meno.
Dede cavalcava Adriano dandogli la schiena, Patrizia era impegnata in una missionaria dove Andrea aveva ingranato la quinta e stava andando a tutta manetta.
In men che non si dica il nostro terrazzo divenne un lupanare nel quale tutti si davano da fare.
Poi, Francesca si staccò da Federica e da me e andò da Dede. Le diede un bacio e le accarezzò la fica. Poi si girò, si mise in ginocchio e mi spompinò finò a farmi venire.
“Oh, ora si che il pompino è piacevole! Da oggi, se vuoi che te lo succhi, ti dovrai depilare.”
“Si, ma lo fai anche tu, eh?” risposi.
“Si amore. Farò come vuoi tu”.
Dopo qualche minuto, le altre coppie terminarono una dopo l’altra. Per ultimi finirono Federica e Filippo, con Federica che si chinò a raccogliere con la bocca le ultime goccie di sperma del suo fidanzato.
“Oh, era ora!” e le ragazze esplosero in un applauso a Federica.
“Filippo, ce l’hai fatta! Un altro po’, e ti toccava essere stuprato dalle altre!” gli dicemmo ridendo.

Hey people! Paolo, Francesca, Dede, Adriano! Are you still awake?” la voce di John.

Hey, can we join your party? We are hungry and thirsty!” si unì Rebecca.

Come on mate! Open this fucking door!”: era Sean.

Sarebbe stata una notte molto, molto lunga.

E l’indomani, sarebbe stato l’ultimo giorno di vacanza.

Serata in terrazza – Parte 3

I nostri amici irlandesi ci avevano raggiunto. Alla fin fine, era solo mezzanotte: la notte era giovane.

Mi infilai di corsa il caftano e scesi giù di sotto ad aprire il portoncino.

I quattro erano ancora in tenuta da mare, le ragazze in maglietta e costume, i ragazzi con in pantaloncini da mare, e portavano uno zaino.
What’s up? Any serious issue with the seacock? Is she sunken?” chiesi loro se la loro barca era poi affondata per via della presa a mare difettosa.
It’s a mess. A big mess. We must wait tomorrow morning and try to fix the water inlet by the external side but we need a scuba professional that will arrive late in the morning from Athens”mi disse, spiegandomi che il problema poteva essere risolto solo l’indomani mattina con l’arrivo di un sommozzatore esperto da Atene.
Port Autority had ordered us to leave the boat for tonight: too many risks” aggiunse, spiegando che l’Autorità portuale aveva ordinato loro di sbarcare per non correre rischi.
Ero dispiaciuto del loro problema.
Feci loro strada ma li avvisai.
“Stavamo facendo un naked party tra di noi. Quindi, se volete unirvi a noi, dovete uniformarvi!” gli spiegai.
Non è che avessero tutto questo entusiasmo, ma il proporre loro qualcosa di inaspettato, anche nel loro momento di sconforto, non avrebbe fatto male e magari li avrebbe aiutati a dimenticare per un po’ i problemi.
“Guardate chi c’è?” dissi uscendo in balcone ed accompagnando gli amici irlandesi fuori.
Gli altri si erano nel frattempo rivestiti, o meglio, coperti alla meno peggio. Solo le ragazze si erano rimessi i loro vestiti leggeri e trasparenti, ma in penombra non è che si notasse moltissimo.
“Saluti a tutti!”
“Bene arrivati!”
“Avete fame sul serio? Avete mangiato?” chiesi.
“Siamo affamati. Non mangiamo da stamattina. Ora è tutto chiuso in giro!” rispose Caitlin. “Ed in barca non abbiamo potuto cucina re, pericolo di scoppio!” aggiunse.
Francesca e Dede si alzarono e si recarono in cucina.
“Ci pensiamo noi!” dissero all’unisono.
“Chi vuole due spaghetti aglio olio e peperoncino?” chiese Francesca affacciandosi fuori in terrazzo.
“Amore, perché non mettiamo un po’ di pomodori freschi in padella assieme all’aglio e facciamo un sugo fresco?” proposi.
“SIIII!!” risposta generale.
“COOL! I WANNA EAT SUGO POMMODORI FRESCI!” disse storpiando la pronuncia Rebecca.
“Uhm, ci sono solo cinque pomodori ed una scatola di pelati” mi rispose.
“Butta i pelati in casseruola con un dito d’olio, metti i pomodori freschi in tegame con un po’ d’olio e fagli buttare fuori l’acqua” dissi a Francesca.
“Guarda che so come devo fare. Vuoi farlo tu?”
“No amore, va bene come fai tu. Tu sei perfetta!” risposi prendendola per il culo.
Mi rispose con il medio alzato, accompagnato dal medio di Dede.
Tutti si misero a ridere, tranne gli irlandesi che avevano compreso solo il gesto nel linguaggio universale. Spiegai loro il motivo dello scambio.
Rebecca si alzò ed andò in cucina.
“Sono molto spiacente, non volevo darvi questo peso. Come posso aiutarvi?” chiese.
“Guarda cosa c’è in frigo come secondo, mi pare che ci sia una mozzarella, ma mi sa che è vecchia, e del formaggio. Non abbiamo molto, domani è l’ultimo giorno e partiamo per cui non aveva senso fare la spesa.”
“Però abbiamo molta insalata che dobbiamo mangiare entro domani. Volete che ve la prepari? Solo insalata, condita con olio aceto e limone, ok?”
“Fantastico!” rispose Rebecca. “Si, la mozzarella puzza! È da buttare. Il formaggio è ancora mangiabile. L’insalata è da pulire. Posso?” disse.
“Certamente! Trovi la ciotola sopra il lavandino, poi ti dò olio e aceto, il limone è in frigo.” Rispose Francesca.
Dede stava davanti ai fornelli con la luce che la illuminava mostrando la sua nudità sotto il vestito trasparente.
“Dede, Francesca, siete fichissime così. Come mai state nude?” chiese Rebecca, ovviamente in inglese.
“Abbiamo fatto un giochetto osè, a sex play. Era parte del gioco.”
“Pure noi!!! Lo rifacciamo?” chiese Rebecca.
Honey, con te farei di tutto!” rispose Dede.
Rebecca diventò tutta rossa e si dedicò al lavaggio dell’insalata ed al suo condimento.
“La faccio tutta?” chiese.
“Ma si, falla tutta, di certo non andrà sprecata.” Rispose Francesca.
“Rebbie, chiedi a Paolo del vino!” disse Dede.
Rebecca uscì fuori in cucina e disse “Paolo, Dede vuole del vino!”.
“E lo chiede a me? Adriano!!! È la donna tua, mica la mia!” risposi.
“Cretino! Intendo il vino per tutti” disse Dede affacciandosi dalla finestra.
“E che ne sapevamo noi?” ribattei.

Mi alzai ed andai a prendere un paio di bottiglie. La cantina era disperatamente vuota, rimanevano solo due bottiglie di bianco frizzante ed una di rosso. Zero birra, zero alcolici se non una bottiglia di ouzo talmente secco e forte da far tossire oltre, ovviamente, ai rimasugli di whisky, amaro e ouzo dolce in terrazzo.

Misi entrambe le bottiglie di bianco in freezer ed aprii quella di rosso.
Sorry guys, but we drunk everything stronger than 5 degrees. Eventually we left only sparkling water and some warm white wine that I’ve just put in the fridge. And this bottle of hot red wine!” dissi loro mostrando la bottiglia di rosso appena aperta.
I think this is better than nothing. I appreciate a lot! Thanks mate!” mi rispose ringraziando.
Giustamente, meglio quello di niente; di sicuro, meglio per un irlandese abituato a trangugiare birra.
Vino rosso caldo! Bah!
Patrizia e Caitlin stavano confabulando e presto si associò a loro Federica che era appena ritornata in terrazzo dopo essersi fatta la doccia e rimessa la vestaglietta semi trasparente. Stranamente, non aveva rimesso l’intimo. Che si aspettesse qualcosa?
Noi altri invece ci mettemmo a confabulare ma il tema era soprattutto il guasto alla barca.
Sean ci spiegò che alla fine, quello che sembrava essere un guasto banale era un problema perché la pompa di sentina si era rotta mandando in corto mezzo impianto elettrico di emergenza, e la presa a mare dell’acqua di scarico delle toilettes si era rotta provocando una falla.
La pompa poteva essere riparata a bordo una volta ricevuto il ricambio e risistemato l’impianto elettrico, la falla doveva essere riparata in cantiere, ma significava portare la barca di nuovo a Mikonos e percorrere 30 miglia circa in mare aperto. Insomma, un bel problema.
In più, John e Rebecca dovevano rientrare anche loro il lunedì successivo e quindi la traversata sarebbe stata tutta in carico di Sean e Caitlin.

Poi John ci chiese che cosa avessimo fatto prima che arrivassero.
Mentre Filippo era in bagno gli spiegammo che avevamo fatto un gioco a sfondo sessuale per costringerlo a fare sesso con Federica, come da richiesta delle nostre fidanzate, visto che per motivi vari non si erano mai dati da fare durante la settimana.
Sean prese la palla al balzo: “Non è che potreste fare lo stesso con me e Caitlin? Anche con lei è da venti giorni che non facciamo sesso. Prima era il ciclo, poi aveva mal di testa, poi si vergognava e per un motivo o per l’altro ha sempre detto di no”.

“Ma state ancora insieme? Non è che lei ha un altro?” chiese Andrea.
“Ma no, lei dice di amarmi ancora, mi vorrebbe ma poi non le va. Quando la tocco sembra che si accenda, ma poi si spegne subito” spiegò.
“Le ho chiesto se voleva che ci lasciassimo, se c’era un altro ma lei ha detto di no, nessun altro, non vuole lasciarmi perché sta bene con me e sono molto buono, eccetera eccetera.”
“Ma sessualmente è sempre stata così?” chiese Adriano.
“Diciamo che non è mai stata molto attiva. Ha ricevuto un’educazione religiosa in un collegio femminile di suore dove di certo non le hanno insegnato educazione sessuale!” raccontò.

“Noi ci siamo conosciuti al college e credo di essere stato il suo primo ragazzo. Di certo non era assolutamente esperta a letto, ho dovuto insegnarle tutto, ma almeno qualche volta godeva e per un certo periodo mi cercava lei ogni sera, anche più volte al giorno. Ora è quasi un mese che dice sempre di no. Sono riuscito a farmi fare un pompino la scorsa notte quando siete venuti voi, ma forse perché era mezza ubriaca!” concluse Sean. “Mi aiutate?”
“Ma non è che sei troppo grosso per lei?” gli chiese Andrea.
“Grosso?” si intromise John. “Naaa, lui è assolutamente normale. Io sono grosso, 22 centimetri full mast!” aggiunse prendendo il suo pacco in mano, per fortuna ancora dentro i pantaloncini.

“E cosa vorresti fare?” gli domandai.
“Qualsiasi cosa che mi permetta di fare un po’ di sesso con lei. Ho provato a farla bere, nulla, ho provato con l’erba, nulla. Non posso drogarla, sarebbe stupro!”
Che pizza! Sembrava che tutti avessero, chi più chi meno, problemi di relazione che influenzavano direttamente la sfera sessuale. Federica e Filippo erano bloccati sul matrimonio, Patrizia rinfacciava ad Andrea di essere poco prestante, Dede sopportava poco la monogamia preferendo spaziare in tutti gli universi paralleli, orizzontali e verticali.
E ora, anche i nostri nuovi amici irlandesi, che avevano problemi di relazione. Chissà perché.
Io un’idea me l’ero fatta, e mi era scattata quando mi aveva accennato al collegio femminile di monache. Poi mi ero distratto ma la cosa continuava a ronzarmi in testa.
“Sean, dimmi una cosa: non è che Caitlin è lesbica? O meglio, non è che le piacciono anche le donne?” chiesi all’improvviso.
Sean mi guardò colpito, ragionò un momento e poi mi rispose: “Mi sa che hai ragione. E allora dici che è quello? Non le va il sesso maschile?” mi chiese.
“Non saprei. Però possiamo ragionarci su. Ad esempio, tu la lecchi mai? La stimoli mai sul clitoride?” gli domandai.
“Leccarla? Non molto, qualche volta i capezzoli, preferisco usare le dita” rispose con sincerità.
“E no, uso le dita soprattutto per masturbarla, ma non sono mai riuscito a farla venire. Solo quando facciamo sesso viene, ma non sempre”.
“Ma tu sei sicuro che venga?” gli chiesi a bruciapelo.
“Come sicuro? Si, cioè, non lo so. È lei che mi ha detto di essere venuta qualche volta” rispose un po’ imbarazzato.
“Quindi tu non sai se la tua ragazza ha mai provato un orgasmo con te. Non sai se squirta, non sai se si bagna…”
“Beh, bagnarsi si, non sempre ma qualche volta la sento quando si bagna, soprattutto quando si struscia con il clitoride sopra il mio pube quando sta sopra di me” mi interruppe.
“Appunto! Si bagna solo con la stimolazione clitoridea. Non cerca il sesso maschile, ma le hanno inculcato che è l’unico sesso che può fare ed il suo corpo non lo accetta”.
“Ma perché solo adesso?” mi chiese.
“Da quanto tempo conosci Rebecca?” gli domandai.
“Da parecchio. Da prima della laurea. Cinque, sei anni almeno” spiegò.
“E allora non è lei. Ascolta, prima di iniziare a rifiutarti, come era il sesso?”
“Come al solito. Piatto.”
“Dove stavate prima di venire qui?”
“A Mikonos, per un paio di settimane.”
“Avete fatto amicizia con qualcuno a Mikonos? Qualcuno in particolare? Qualche ragazza?”
“Beh, Caitlin ha incontrato una sua vecchia compagna di collegio che stava lì con la sua ragazza” mi rispose.
“Ragazza? E allora è chiaro. Caso risolto, elementare Watson!” dissi ad alta voce.
“Chi è Watson, amore?” mi chiese Francesca dalla cucina.
“Niente, niente, un pilota di Formula1!” risposi con la prima cazzata che mi venne in mente.

“Sean, mi spiace dirtelo, ma Caitlin è lesbica o, al minimo, bisessuale. Ma ha rivisto la sua ex ragazza/amica dei tempi del collegio e si è risvegliata la sua seconda identità sessuale che lei aveva assopito perché «non era da ragazze per bene». Ci scommetto una bottiglia di whiskey serio!” dissi.
Sean mise la mano sulla fronte a sorreggere la testa ed iniziò a pensare, scuro in volto.

“Sean, amico mio, se Caitlin è lesbica convinta, c’è poco da fare. Ma se è bisessuale, perché non favorirla in qualche modo? Se lei saprà che sei al corrente del suo segreto, che l’hai capita e che non la intralcerai, sarà la tua più fedele amante/amica/donna. Dai, dopo che abbiamo mangiato facciamo un altro gioco. Ci spoglieremo tutti dei nostri tabù e li affronteremo assieme. E vediamo che esce fuori!” dissi battendomi le mani sulle cosce e alzandomi in piedi.

“Venite? È pronta la pasta!” disse Dede con il vestito aperto che lasciava nessuno spazio all’immaginazione. La seguiva Francesca, anche lei con il caftano trasparente indossato a mo’di vestaglia aperta, completamente nuda, che portava i piatti ed i bicchieri di plastica, e Caitlin che portava le bottiglie di vino bianco e l’acqua.
Notai che osservava quasi ipnotizzata il culo di Francesca davanti a lei. Si fermò praticamente a mezzo metro dalle sue chiappe, incantata ed incapace di distogliere lo sguardo.
“Cait, che stai facendo? Sveglia! Poggia le bottiglie sul tavolo!” le disse.

L’irlandese si riscosse e si avvicinò al tavolo per poggiare ciò che aveva in mano. Poi si mise in mezzo a Dede e Francesca per aiutare a fare i piatti. Ogni tanto osservava Dede, poi si girava a guardare Francesca. Sembrava inebetita, obnubilata dalla vista di quei corpi.

Mi avvicinai a Francesca e le sussurrai all’orecchio “In primis, ho voglia di te. Sei la cosa che amo di più, ed il sesso con te è fantastico, e stare con te è divino, anche quando mi fai incazzare, almeno due volte al giorno! È per questo che devo fare sesso con te almeno due volte al giorno!” e mentre lo dicevo, le toccavo il culo.
“Stupido!” mi rispose con un sorriso e mi baciò sulle labbra. “E poi? Cosa devi dirmi dopo? Che cosa ti è venuto in mente?”
Mi conosceva, oh se mi conosceva!

“Caitlin è lesbica” le dissi.
“Ma che dici? Ma dai, non vedi che è una suora?” mi rispose.
“Appunto!” ribattei. Senza volerlo, o forse deliberatamente, Francesca aveva centrato la situazione. Era una suora, cresciuta con le suore. E probabilmente, iniziata ai piaceri saffici dalle suore.
“E scusa, a noi?” mi chiese.
“Abbiamo un altro caso umano: Sean. È Caitlin che non vuole fare più sesso da due settimane. Guarda caso, da quando ha incontrato la sua compagna di collegio, che a sua volta stava assieme alla sua fiancè” le spiegai.
“E quindi tu dici che c’era stato qualcosa tra le due che le si è risvegliato?” ribattè.
“Esatto. E dobbiamo farle capire che sesso è bello, e se ha provato le gioie del cazzo e della fica, perché non continuare?” dissi.
“E noi che c’entriamo, scusa?”
“Amore, lo so che è solo un gioco, ma te e Dede siete, come dire, molto giocherellone in questi giorni. In realtà siamo tutti molto giocherelloni, so che avresti avuto voglia di altro. Io non ti dico nulla perché siamo qui e sicuramente tutto ciò che è successo e che potrebbe succedere rimarrà qui” [NdA: purtroppo non è andata così.].
“Per cui, non dico nulla così come non hai detto nulla quando Patrizia ha fatto le battute sulle mie dimensioni, tanto per dire, perché sai che non è successo nulla”.
“Perché, cosa è successo?” chiese. Ahi, tremendo, clamoroso autogol.
“Ma nulla, te lo racconto dopo. Mi ha solo visto nudo i primi giorni ed una volta ero, diciamo in tiro, ecco” provai a spiegarle.
“E come è successo, scusa? Io dov’ero?” iniziò l’interrogatorio.
“Amore, nulla. Ho solo dato una mano a raccogliere le cose che le erano cadute per terra mentre le metteva nell’armadio in stanza nostra. Io ero con il telo da bagno chiuso in vita e lei aveva solo una maglietta come la tua, lunga, senza niente sotto. Si è messa piegata sulle ginocchia davanti a me e le si vedeva tutto ed io ho avuto un’erezione. Poi ha perso l’equilibrio, si è poggiata a me attaccandosi al telo che si è sciolto. Tutto qui!”.
“E poi?”
“E poi mi ha visto un giorno in bagno mentre uscivo dalla doccia! Niente di che, stai tranquilla!”
“Tranquillo ha fatto una brutta fine!” rispose piccata.

Mi avvicinai e la baciai ancor più delicatamente stringendole più forte la chiappa. Il rigonfiamento sotto il caftano era visibile, ora.
“Amore, quanto sei bella quando ti incazzi! Se potessi, ti scoperei qui, davanti a tutti!” le dissi pianissimo. Peccato che in quel momento si fosse avvicinata Dede.
“Sempre a pomiciare, sempre a far sesso voi due! Ma volete capire che qui c’è gente che sta male, che non gode più, che lo fa ogni morte di papa e quando vi vede così vorrebbe suicidarsi?” disse ad alta voce, un po’ scherzando un po’ sul serio. Poi tradusse in inglese a beneficio dei nostri amici irlandesi i quali si fecero una bella risata.

“Dede, visto che ci sei, andiamo in cucina a vedere se è rimasto qualcosa da bere” le dissi ad alta voce facendole l’occhiolino e prendendola per mano.
“Amore, vieni anche tu a darci una mano?” dissi a Francesca.
Dede non capiva cosa stesse succedendo, ma la presenza della mia ragazza la tranquillizzò.
“Dede, come ho detto a Fra, Caitlin è come voi. Le piace l’ostrica più del cannolicchio!” dissi.
“MA CHE STRONZO MAIALE CHE SEI! NON È VERO!” mi rispose sull’incazzato Francesca.
“Amore, dicevo così per scherzare!” mi giustificai.
“Guarda che anche a me piace più il pisello. Però devo dire che le ragazze hanno un qualcosa di magico nel sesso, qualcosa che voi vi sognate!” mi rispose Dede.
“D’accordo. Come non detto. Sta il fatto che Caitlin è in crisi perché secondo me – e ne sono certo – è bisessuale, lesbica per natura ma forzata dalla convenzione e dall’educazione ad essere eterosessuale. Con il risultato che soffre lei, soffre Sean che la ama ma che è troppo barbaro nei suoi costumi sessuali e non sa riconoscere un vero orgasmo da un orgasmo simulato.”
“Tu dici che?” mi interruppe Dede.
“Si, ne sono sicuro, se vuoi poi ti spiego in dettaglio, ma ne sono certo.”
“Ammesso che sia come dici tu, cosa vorresti fare? Cosa ti salta in testa, in quel cervello da porco?” mi rispose Francesca.
“Semplice. Facciamo un gioco e cerchiamo di farle capire che il sesso è bello. Facciamola godere. E’ inutile chiedere a quella suora di Federica o a quelle sagna lessa di Patrizia. Le uniche che potete dare una mano siete voi due. E non dite che vi fa schifo perché vi ho visto a tutte e due. E so che in camera non ci siete state solo per depilarvi, eh?” buttai sul tavolo il mio asso di bastoni.
Accusarono entrambe il colpo, ma Dede fu rapida nel riprendere il controllo. Non smentì né confermò; si limitò a sviare il discorso sul tema da me sollevato.

“E che gioco vorresti fare?” chiese.
“Non so, una specie di obbligo o verità, oppure Indovina chi è stato a sfondo sessuale, con a turno uno bendato che deve capire chi è che tocca o lecca o la masturba. Poi vediamo cosa esce fuori. So che voi due non vi tirerete indietro. Adriano ed io siamo i più laici qui, forse Andrea ci segue. John è un cazzone di nome e di fatto – per inciso, dice di avere un cannone calibro 220 millimetri – e starà lì a farsi spompinare dalla sua ragazza e Federica… beh, vedremo” spiegai al volo.
“Che ne pensate?” chiesi confidando nella loro approvazione.
Dede rispose: “Io penso che tua abbia una mente diabolica per pensare queste cose. Però mi piace. Si, mi piace. Anche a te, vero Franci?” le disse mentre le metteva una mano sulla spalla.

“Io mi vergogno. È strano, in certi momenti mi sento libera di girare nuda, di farmi vedere mentre faccio sesso, ma nel contempo ho paura che la gente dica e pensi male di me” rispose.
In effetti, quella settimana era stata veramente una rivelazione continua per me ed un susseguirsi di sorprese, alcune piacevoli, altre meno.

Però fui contento del loro supporto e provai una stretta di gelosia quando Francesca prese la mano di Dede dalla spalla e se la portò al viso.
Girai loro le spalle e tornai in balcone.

Serata in terrazzo – Parte 4

“Allora, il vino è finito. L’alcol è quasi finito, fumo non ce n’è, abbiamo solo sigarette e… sigari, soprattutto per voi, ragazze!” dissi, indicando il mio pisello e generando una risata generale.
“Propongo un altro gioco per i nostri amici” iniziò Dede a spiegare.
“Francesca, tu che sei la nostra interprete, puoi fare la traduzione al volo?”
“Si, certo…Yes, sure!”

“Facciamo una versione dello schiaffo del soldato. Solo che chi sta sotto è bendato e deve indovinare chi lo o la tocca nelle parti intime. È valido tutto, escluso colpi e comunque provocare dolore, ovviamente. Rimane sotto fino a che non indovina. Ci state?” chiese a tutti.
“SIII!”
“no!”
“YEAH!”
“…”
L’unico no era quello di Filippo, che non fu nemmeno preso in considerazione. Avevo un piano anche per lui.
Caitlin, come nelle mie previsioni, non si era assolutamente espressa, arrossendo ancor di più, se possibile. Tra eccitazione latente ed alcol, aveva le gote infiammate e rosse come i suoi capelli.
“Ok! Allora, via tutto! Tutti nudi!” disse Dede.

Ci spogliammo dei pochi vestiti e ci mettemmo seduti. Rebecca si mostrò davanti a tutti sfilandosi la canottiera e gli slip e mostrando il suo corpo nudo e soprattutto, un pube foltissimo, quasi trascurato per quanti peli aveva.
Caitlin invece nicchiava, ma l’intervento di Dede fu risolutivo.
“Cait, piccola, vieni qui che a te ci penso io!” le disse e le sollevò la canottiera, mostrando un seno piccolo, quasi da bambina, con areole rosate di una tonalità così tenue da essere quasi luminose in penombra. Poi le slacciò lo slip del costume e glielo sfilò, mettendo in evidenza un bel culetto proporzionato al corpo quasi efebico ed un pube quasi imberbe, con una microscopica chiazza di pelo rosso sul monte di Venere. Dede la accarezzò e la fece sedere accanto a Sean che era già visibilmente eccitato.
Io pure ero eccitato ma dall’idea di quel che sarebbe potuto succedere, più che dalla situazione in sé, visto che io solo sapevo quel che avevamo in mente.
Facemmo la conta per chi dovesse andare sotto ed uscì Patrizia la quale voleva rifiutarsi ma poi fu convinta da Andrea: “Amore tranquilla, non succede nulla!”.
Si, vabbè. Credici, Patti” pensai tra me e me.

Mentre Francesca bendava Patrizia e la faceva stendere sul lettino a gambe larghe, noi altri ci riunimmo in cerchio; spiegai a gesti di farle un massaggio sul clitoride e poi scelsi Dede come prima stimolatrice, contando su di lei per rompere il ghiaccio. Dede quindi si inginocchiò per terra accanto al lettino e stimolò brevemente Patrizia prima sul seno, poi sul pube ed infine sul clitoride, giusto una passata di un paio di secondi, sufficiente però a farle rizzare i capezzoli ed a farle allargare le gambe ulteriormente.

“Chi è stato? Maschio o femmina, per iniziare?” chiese Francesca.”
“Maschio! Andrea!” rispose a colpo sicuro.
“No! Sbagliato!” rispose.
“Ma come???” disse Patrizia, sorpresa.
“Resti sotto, amore!” le disse Andrea “Era Dede!”.
Feci il gesto di baciare indicando Francesca. Lei annuì e si avvicinò al lettino, si chinò e stampò un bacio sul clitoride della ragazza la quale trasalì di nuovo.
“Andrea?” disse, un po’ meno sicura.
“Nooo, toppa!” dissi. “Francesca!”

Ora feci il gesto del dito medio ed indicai Dede la quale rispose con un cenno, si avvicinò al lettino, si inginocchio e, divaricando con una mano le piccole labbra, infilò il dito che aveva precedentemente bagnato di saliva. Anche questa volta Patrizia trasalì, anche perché Dede fece un paio di volte su e giù dentro di lei.
“…Andrea?” disse, non più certa anzi, con tono veramente interrogativo.
Tutti: “NOO!!! Era Dede! Ora paga! Paga! Paga!”.
Andrea si fece avanti, si mise tra le sue gambe e la penetrò al volo. Patrizia si tolse la benda e disse “Ah, sei tu! Credevo mi toccasse Paolo!” provocando l’ilarità di tutti.
“Vabbè, basta voi due. Se volete, andate da un’altra parte, ci serve il lettino, qui!” dissi.
I due si spostarono e si misero in un angolino. Patrizia si inginocchiò e iniziò un pompino ad Andrea che nel frattempo la accarezzava e la guidava.

Ci rimettemmo in cerchio e scegliemmo. Era la volta di un maschietto. Tutti indicarono me. Guardai Francesca con fare interrogativo, in attesa della sua approvazione, ma certo che non mi avrebbe fatto fare figuracce. O no?

Mi bendarono e mi fecero sdraiare sul lettino. Ero visibilmente eccitato, avevo voglia di fare sesso da un bel po’ e la situazione era abbastanza calda anche per me.
Sentii la presenza della persona che si era messa accanto a me in ginocchio. Avrei voluto capire dal profumo, ma l’odore dell’eccitazione era forte in tutti noi ed era difficile riconoscere un uomo da una donna.

Mi prese il cazzo il mano e iniziò a masturbarmi, giusto tre o quattro colpi. Mano femminile, credo, non troppo grande e senza calli. Contatto incerto, quasi timoroso. Non era la mano di Francesca, ne ero certo. Dede non era, perché sarebbe stato scontato, essendo l’unica che sapeva lo scopo del gioco. Patrizia stava scopando, la sentivo ansimare dietro di me. Federica… forse la mano era quella sua, ma la facevo troppo schiva.
Caitlin? Impossibile.

Rimaneva solo Rebecca. Ma veramente avrebbe fatto una sega ad un quasi sconosciuto per gioco?
Poi fui preso da un dubbio tremendo: e se fosse stato un uomo?
Non conoscevo a sufficienza gli irlandesi, mi sembravano troppo machi per una cosa del genere. Pensai a Filippo e ad Adriano. Filippo lo scartai subito, impossibile.
Adriano, forse…giusto per il gusto di mettermi in difficoltà e ridere di me, il bastardo!
Presi la decisione: “Rebecca!”
“Nooo!” voce femminile, quella di Rebecca!
“TOPPA!!! Ero io!” disse Dede. Mi aveva fregato.
Ok. Chissà cosa mi sarebbe toccato.

Altra persona accanto a me. Si china, prende il cazzo in mano e lo bacia in punta.
“Federica!” dissi, convinto al 100%. Avevo fatto i conti. Un uomo non poteva essere, nessuno mi avrebbe baciato l’uccello. Dede e Francesca no, per gli stessi motivi di prima, idem Caitlin ed adesso pure Rebecca che, dalla sua risposta di prima, mi aveva fatto capire che non ero il suo tipo.
Per deduzione, rimaneva solo lei, visto che Patrizia aveva appena avuto l’orgasmo con Andrea.
“TOPPA!” di nuovo.
“Amore, vuoi saperlo?” mi chiese Francesca. “No, meglio di no, amore! Dovessi scoprire che mi è piaciuto farmelo baciare da un maschio!” dissi ridendo, ma non tanto sicuro che non fosse la verità.
Non ci potevo credere! Avevo sbagliato ancora.
Sentii qualche parlottio, dei no, delle risatine, un “aspetta” di Dede e poi sentii la presenza. Qualcuno mi si mise a cavalcioni, prese con la mano il mio cazzo e se lo infilò dentro di lei. Era di certo una donna, ma … NON ERA FRANCESCA!
Durò giusto il tempo di rendermi conto di quanto stava succedendo, quattro o cinque pompate e poi si levò da sopra di me.
Mi tolsi al volo la benda ed era DEDE!!!
E ora Francesca chi l’avrebbe sentita?
“Ma non vale, dovevi provare ad indovinare!” mi disse.
“Dai, era impossibile resistere!” le risposi.
Cercai con lo sguardo Adriano il quale mi fece cenno di non preoccuparmi. “È un gioco!” sillabò con la bocca dall’altra parte del terrazzo. Si era allontanato per non vedere?
Mi alzai e andai un momento in bagno a sciacquarmi il pisello, visto che Dede era bella bagnata di suo e mi sentivo sporco.
Quando tornai, era sotto John.

Chiesi ad Adriano di collaborare almeno per il primo step e lui mi fece l’ok.
Si avvicinò a John e gli diede una carezza leggera cercando di simulare una donna.
“Reb?” chiese John.
Are you sure to really know who did touch you?” gli dissi, instillandogli il dubbio.
No, I’m not. Please, don’t tell me anything!” ci rispose. Capivo la sua posizione, perché ci ero appena passato.
Dede indicò Federica come destinataria del bacio sul pisello, la quale accettò senza fiatare.
John era bello grosso, effettivamente le sue dimensioni erano quelle di cui si era vantato e Federica era piuttosto curiosa ed attratta da quel bastone. Gli si avvicinò, prese in mano l’asta sotto la cappella e vi stampò un bacio a piena bocca, quindi si staccò quasi a malincuore. Poi, tornando verso di noi, si coprì il viso con le mani per mascherare quello stato di vergogna mista ad eccitazione che la aveva presa. In quel momento ci raggiunsero anche Patrizia e Andrea.
Mimai loro il gesto del pompino prima e del sesso poi. Patrizia mi rispose con quello del sesso.
Io credevo si riferisse al fatto che avevano appena fatto sesso loro due, ed indicai quindi John. Lei guardò Andrea e annuì!

Ma che stava succedendo? È vero che eravamo ubriachi ed eccitati, che era quasi finita la vacanza e che avevamo passato una settimana molto promiscua, ma mi stavano cadendo una alla volta tutte le certezze!

Patrizia dette un bacio ad Andrea e si avviò. Quello che fece ci lasciò a bocca aperta.
Prima prese in bocca il cazzo di John, poi con la saliva si bagnò ulteriormente la fica e poi lo prese tutto in un colpo solo fino alla base, fece su e giù un paio di volte, si sfilò e tornò verso di noi.
You’re a lucky girl” disse a Rebecca in un inglese raffinato dalla pronuncia impeccabile, poi le si avvicinò e la abbracciò dicendole in italiano “Era il mio sogno sentire un cazzo così grosso dentro di me. Ma amore non è solo il cazzo. E io amo il cazzo di Andrea perché dietro c’è lui!” e corse di nuovo ad abbracciare il suo ragazzo che aveva sentito tutto e che la guardò con gli occhi lucidi.
Nel frattempo Dede chiese a John chi fosse stato e lui dovette riconoscere di non saperlo, di certo non era Rebecca, ma l’unica cosa che poteva dire era che preferiva Reb perché era più stretta.
Rebecca nel frattempo si era avvicinata al suo ragazzo, gli aveva preso il cazzo in mano e poi se lo infilò tutto in bocca. Poi disse “La prossima volta che lo infili da qualche altra parte che non sia io, te lo stacco a morsi. Anche se fosse Patrizia” e si rivolse a Patrizia e le fece l’occhiolino.
Richiamai all’ordine e dissi che ora toccava a … Caitlin!!!!

La rossa era molto, molto schiva e non voleva ma Dede e Francesca la presero con delicatezza e tenerezza e la fecero distendere dopo averla bendata.
“Cait, per nessun motivo, dico nessun motivo dovrai togliere la benda. Se te la togli prima che indovini o che hai fatto quattro tentativi, dovrai fare un servizietto a tutti. Ok! Altrimenti non vale!”.
Caitlin assentì. Sembrava più un capro espiatorio destinato ad un sacrificio che una ragazza che avrebbe ricevuto attenzioni da persone sconosciute ma sicuramente bendisposte verso di lei.
Dede era veramente la nostra dea dell’amore e del sesso, la capo baccante, e Francesca era la sua spalla. Assieme avevano formato una coppia in grado di convincere una checca persa che l’amore eterosessuale era la cosa più bella e viceversa.

Non sapevo cosa avessero deciso, vidi però Patrizia entrare di corsa in salone e tornare con l’astuccio da cui tolse il vibratore che le era caduto il primo giorno in camera.
Ci fu un brusio, ma nessuno osò fiatare. Sembrava che tutti avessero capito che si stava verificando una situazione particolare, anche se non ne avevamo parlato con tutti.

Francesca e Dede presero il vibratore e montarono l’accessorio pallina sopra al corpo vibrante. Era quello destinato alla stimolazione del clitoride.
Iniziò Rebecca che si avvicinò e le carezzò le tette ed il pube, poi scese alle grandi ed alle piccole labbra in un unico movimento continuo che proseguì terminando sulle gambe.

“Ok Cait, chi era?” chiese Dede.
“Uhm, forse Paolo?” disse.
“NOOO!!! Sbagliato!” dicemmo in coro
“No, era Rebecca” le disse Francesca.
“Reb? Che mano dolce che hai!” le disse Caitlin. Rebecca sorrise arrossendo.

Si fece avanti Patrizia la quale aveva preso coraggio e confidenza da prima ed era in uno stato di profonda ed evidente eccitazione sessuale. Si mise in ginocchio accanto a Caitlin, le divaricò le gambe e le leccò la fica dalla vagina al clitoride più volte. Quindi si alzò e tornò da noi, asciugandosi la bocca con il braccio.
“Buona?” chiese ridendo Dede.
Patrizia, non potendo parlare, annuì con evidente piacere.
“Allora Caitlin, chi era?” chiese ancora Dede.
“Sean?”
“NOOO!” dissero tutti.
“No, era Patrizia!”
“Ohhh, che bello!”

Altra prova.
Dede prese il vibratore, lo accese e iniziò a masturbarla sul clitoride poi, divaricandole le labbra con le dita della mano destra, le inserì il plug vibrante lentamente, facendolo andare su e giù nei primi centimetri della vagina.
“Oh, YES!!! YESS!! FUCK!!!” urlò Caitlin.
Dede sostituì il plug con due sue dita ed iniziò a stimolare internamente Cait, continuando nel frattempo a tenerle il vibratore sul clitoride. L’irlandese si torse dal piacere al punto di avere un orgasmo squassante che si concluse con un lungo getto di liquido trasparente dalla sua vagina, accompagnato da gemiti ed urla di piacere.
“Cait, chi è stato?”
“Io…io non lo so. È stato bellissimo però! Ne posso avere ancora?” chiese, come se dovesse assaggiare un’altra fetta di dolce.

A quel punto Sean si fece avanti, si inginocchiò e si mise a baciare e leccare la sua donna in mezzo alle gambe. Caitlin prese la testa tra le mani e urlò di piacere: “Sean, sei tu? Ti prego, SCOPAMI!” e allargò ancora di più le gambe.
Sean si levò sulle ginocchia, sollevò il bacino di Caitlin e con un unico movimento fluido la penetrò, provocando gridolini di piacere.

Fu come se fosse stato dato il segnale di “Liberi Tutti!” perché in pochissimo le varie coppie si misero ad amoreggiare. Accanto a Francesca e a me, sullo stesso lettino, c’erano Dede a Adriano, dietro di noi Patrizia era a pecorina accogliendo Andrea, Federica era di fronte a noi a cosce larghe mentre Filippo la leccava, Rebecca si stava facendo letteralmente impalare da John.

Francesca mi baciò con un trasporto ed una passione che non provava da tempo, mi prese il cazzo in mano e guardandomi negli occhi mi disse: “Scopami e fammi venire come non hai mai fatto!”. Poi si sedette letteralmente su di me dandomi le spalle e si infilò il mio cazzo nella sua vagina completamente bagnata.

Dopo un po’ successe qualcosa che non avevo previsto.
Francesca e Dede si avvicinarono, entrambe mentre erano montate da me e Adriano, si presero per mano, si voltarono l’una verso l’altra e si baciarono.
“MA!!! FRA, CHE CAZZO FAI?” le chiesi.
“Continua a scoparmi, porco!” mi rispose mentre amplificava il movimento di su e giù. Altrettanto fece Dede che nel frattempo mise una mano sul clitoride di Fra. Adriano era impegnato a mantenere il ritmo e la sua fronte era imperlata di sudore.

“Fra’, mi presti Paolo un po’?” disse Dede a Francesca mentre ansimava.
“Si, ma non ti basta Adriano? Che ci devi fare?” le rispose con la voce tremula per lo sforzo.
“Li voglio sentire tutti e due dentro di me!” disse quasi urlando.
Adriano ed io ci bloccammo all’unisono e altrettanto fecero gli altri. Solo Caitlin e Sean continuarono, presi da un risveglio primordiale e da un’estasi congiunta.
Adriano ed io ci guardammo con fare interrogativo, poi dissi a Dede: “Non ti sembra di esagerare?”
“No. È una cosa che volevo fare da tempo, e l’unico a cui posso chiederlo, certa che non scatenerò una tragedia di coppia, sei tu perché sono certa che Francesca mi aiuterà, vero Franci?” disse baciandole le labbra.

Francesca annuì, si sfilò dal mio cazzo, si mise in ginocchio, lo prese in bocca, lo leccò per bene dalla cappella alle palle e poi su di nuovo per un paio di volte. Poi si rivolse a Dede e le disse: “Eccotelo, te l’ho tutto lavato e pulito. Dove lo vuoi?”
E Dede: “In culo, ovvio! E quando mi ricapita?” aggiunse mentre si sollevava e si sfilava da Adriano.

Guardai Adriano ancora, chiedendogli una muta conferma di quanto stava accadendo: non avrei voluto per nulla al mondo essere oggetto di discordia e di lite tra partner.
Adriano sembrò comprendere perfettamente i miei dubbi perché mi disse: “Lo so Paolo, ne avevo già parlato con Dede, è da un po’ che vuole fare sesso con due uomini assieme ed io le ho detto sì, anche perché mi ha promesso che vuole farlo anche con un’altra donna. E oggi so già chi potrà essere. Ma preferisco che sia tu, piuttosto che un altro, a farlo. Per cui, tranquillo, sono con te!” rispose con sincerità.
“Se lo dici tu!” dissi facendo spallucce.

Dede volle prima che Adriano la dilatasse un po’ e si fece sodomizzare per qualche minuto da lui. Io nel frattempo ero oggetto delle attenzioni di Francesca che approfittò per succhiarmelo ancora. “Così te lo tengo in tiro, devi essere duro per il culo di Dede!” mi disse. Non capivo se mi stava prendendo per il culo o che.
Quindi Adriano si mise sotto, Dede si mise sopra di lui e si infilò il suo cazzo nella vagina. Iniziò a dare qualche colpo in modo da assestare al meglio le parti. Poi, mi disse: “Sono pronta, dai, entra! Magari fai piano all’inizio, lo sai che sei bello grosso per me!” mi disse.
Poi aggiunse: “Fra, aiutami, guidalo tu!”.

Francesca mi prese con la mano e guidò la mia cappella sull’ano di Dede. Era già dilatato e bagnato dei suoi umori. Tenendomi in equilibrio sulle ginocchia e sul un braccio, cercando di non calpestare nessuno e di non crollare miseramente sulla coppia, mi appoggiai con l’aiuto della mia ragazza che mi tenevo fermo il pisello e poi impressi una piccola, continua spinta per superare la prima barriera. Dede trasalì di dolore.

Mi fermai subito e le chiesi: “Ti ho fatto male, Dede?”
“No, appena un poco, ora passa. Dai, mettimelo dentro!” mi implorò e nel farlo dette lei una spinta con il bacino per accogliermi. Scivolai dentro quasi senza resistenza, era molto bagnata ed ancora dilatata dall’esercizio precedente. Iniziai a fare su e giù quando Dede disse a mezza bocca: “Piano! Prendete il tempo! Sincronizzatevi! Se no fa male!” quasi soffrendo.

Francesca si avvicinò alla sua bocca e la baciò con la lingua, cercando la sua. Dede corrispose e fu un continuo di labbra succhianti, lingue intrecciate, Francesca ehe le accarezzava i seni, Dede che godeva e chiedeva di aumentare il ritmo.

“Dai, DAI! SCOPATEMI!!! ANCORA!” Dede era quasi senza controllo.
Anche gli altri se ne erano accorti ma stranamente, invece di fermarsi, aumentarono l’attività.
“Ti piace incularmi, eh?” sentii Dede che ansimava ad ogni nostro colpo.
“Si, hai il culo bello largo, si vede che ti piace!” le dissi.
“E’ più largo di quello di Fra?” chiese
“Si, è più largo. Frà è tutta più stretta!” le dissi ansimando di fatica e di piacere.
“Allora dopo la slarghiamo!” aggiunse. Iniziavo ad immaginare a cosa intendesse.

Intanto Federica e Patrizia, prese dalla curiosità e dalla sorpresa di assistere ad una situazione del tutto nuova ed impensabile fino a poco prima, si erano messa ginocchioni per poter meglio osservare.

Filippo prese Federica per le spalle, la tenne stretta a sè e la penetrò da dietro. Lei lo accolse e lo iniziò a dimenarsi sotto di lui.
Andrea invece, approfittando del fatto che Patrizia era già carponi, cambiò orifizio e la possedette di nuovo entrandole nel culo. Patrizia trasalì, lanciò uno strillo più di sorpresa che di dolore e poi si concesse lanciandosi in una danza con il bacino che si avvitava sul cazzo del suo fidanzato.

Sembrava un girone dantesco. Un’orgia così non l’avevo mai nemmeno immaginata.

“Dede, sto per venire!” dissi.
“Anch’io sto per venire, amore!” disse Adriano.

“Veniteci in bocca, tutti e due!” dissero in coro Francesca e Dede, inginocchiandosi davanti a noi, le bocche aperte. Come nelle decine di porno che avevamo visto, Adriano ed io ci segammo fino a che non venimmo schizzando in viso e nelle loro bocche. Poi, Francesca e Dede si baciarono e si pulirono a vicenda con la lingua e con le dita.
Dede infine me lo prese in bocca e mi disse “Ti finisco di pulire io!” mentre Francesca faceva lo stesso con Adriano.

Ci stendemmo sul lettino, ma eravamo scomodi e ci trascinammo in camera nostra tutti e quattro. Ci sdraiammo sul letto e ci addormentammo.
Ci risvegliammo l’indomani che era giorno fatto.

Non ne avevamo abbastanza?

Mi alzai per andare in bagno, nudo, senza curarmi di vestirmi e con la normale erezione mattutina.

Incontrai in corridoio Federica e Patrizia che stavano a braccetto e, quando mi videro, mi dissero: “Ma non ti basta quel che hai avuto stanotte? Ne vuoi ancora?” indicando il mio pisello.
Anche loro erano ancora nude, il trucco completamente sfatto ed i capelli sporchi ed appiccicati.
Grugnii qualcosa in risposta ed entrai in bagno, feci pipì e mi buttai in doccia per togliermi di dosso le tracce del sesso notturno.
Stavo lavandomi i capelli ed ero ad occhi chiusi e con l’acqua aperta. Non mi accorsi che era entrato qualcuno se non quando sentii una bocca attaccarsi al mio uccello e iniziare un pompino. Era una bocca sconosciuta. Aprii gli occhi e vidi Patrizia in ginocchio, che mi succhiava e mi leccava tutto. Federica era lì in bagno, seduta sul water, a guardarci.
“Sbrigati che tocca anche a me!” le disse.
“E allora vieni anche tu!” rispose Patrizia.
“Oh, ragazze, ma che siete sceme?” dissi ad entrambe, spostando Patrizia mentre chiudevo l’acqua.
“Tranquillo, abbiamo chiesto il permesso a Francesca!” dissero.
Non ci volevo credere! Francesca che mi mandava i rinforzi?
Cosa c’era in ballo?
“Ah beh, se lo ha detto Francesca!” risposi. Subito Federica si fece sotto e disse “Dai, fallo assaggiare anche a me, è tutta la settimana che lo guardo!” e lo condivise con Patrizia.
Vedere quelle due ragazze che in ginocchio si contendevano il mio cazzo mi ringalluzzì e mi fece indurire immediatamente. Presi la testa di Patrizia e praticamente le scopai la bocca andando sempre più profondo fino a che non sbattei con il pube contro il suo naso. Lei ebbe un conato e lo tirò fuori continuando però a masturbarmi. Prese allora il suo posto Federica, alla quale volevo dedicare lo stesso trattamento, ma mi fu impossibile: non era in grado di sopportare un deep throat, almeno non con un pisello come il mio. Mi accontentai di farmelo succhiare e leccare poi però, mosso da un momento di eccitazione, la presi, la misi a pecorina con le mani appoggiate alla parete della doccia, puntai il mio cazzo nella sua figa e entrai prepotentemente, provocandole un ansimo ed una contrazione. Portò la mano alla bocca per tacitarsi ed iniziò a muoversi sulle mie spinte.
“Si, ti prego, dai…” mi disse sottovoce. Patrizia mi guardava smarrita. Iniziò ad accarezzare le tette di Federica e a leccarle. Sentivo di essere già prossimo all’orgasmo e avvisai Federica.
“Sto per venire!” dissi.
“NO! Aspetta!” rispose, e si sfilò.
“Aspetta, sfonda anche me, ti prego!” disse Patrizia.
Non so cosa mi avesse preso. Mi sentivo potente ed in grado di soddisfare qualsiasi richiesta.
Patrizia si mise anch’essa a pecorina, prese il mio cazzo e lo guidò dentro di sé ma DI DIETRO!
“Si, lo voglio in culo anch’io!” disse ed iniziò a fare su e giù con la mia asta dentro di lei.
Cercai di resistere più che potei, ma ero già troppo vicino, stimolato dalla fica Federica prima e ora, dal culo strettissimo di Patrizia.
“Sto venendo!” dissi, ma non feci in tempo a terminare la frase che la inondai con un caldo fiotto di sperma. Tirai fuori l’uccello grondante ma non ebbi modo di pulirlo: subito le due si inginocchiarono e mi nettarono l’asta senza tralasciare nemmeno un millimetro.
Avevo le gambe che mi tremavano. Rientrai in doccia per sciaquarmi di nuovo e non mi accorsi che le ragazze erano uscite dal bagno.
Aprii la porta ma fuori in corridoio non c’era nessuno. Andai in camera nostra, aprii la porta e:
“Ma che cazzo!” dissi.
Francesca si stava facendo scopare da Adriano mentre Dede le stava leccando la fica. Rimasi un momento basito ad osservare la mia donna che si stava facendo montare da un altro.
Avevo per un istante dimenticato che dalla sera, di donne ne avevo prese quattro ed avevo assaggiato due differenti culi.
E a proposito di culo, feci appena in tempo a sedermi per terra al bordo del letto che Francesca mi prese per mano e mi chiese “Lo voglio anch’io provare con un altro: mettimelo in culo, per favore, ti prego!”.
Ero appena venuto, non ero di certo in condizione di sostenere un altro rapporto a così breve distanza, e per guadagnare tempo mi inginocchiai dietro Federica e iniziai a leccarle lo sfintere ed infilarvi un paio di dita, sperando che venisse presto. Dalle parti basse, non si muoveva quasi nulla.
Dede se ne dovette accorgere, sta di fatto che a sua volta si inginocchiò ed iniziò a spompinarmi.
L’idea di poter provare a farlo in tre con Francesca, Dede che me lo succhiava e scappellava, Francesca che si contorceva sotto la mia lingua fecero il miracolo. Raggiunsi una buona erezione, appuntai la cappella alla rosellina della mia fidanzata, inizia a premere e dopo qualche istante entrai, immediatamente stretto in una morsa calda ed avviluppante.
Adriano riprese a spingere ritmicamente e mi trovai ad adattarmi al suo ritmo: lui entrava, io uscivo, lui usciva io entravo. La sottile parete divisoria tra le due cavità non era del tutto sufficiente ad isolarci ed ogni tanto mi sembrava di sentire lo scalino del suo glande che strusciava contro il mio. Nel frattempo Francesca godeva e dopo poco, venne con un grande schizzo trasparente che bagnò completamente Adriano e la bocca di Dede che era lì a baciare il cazzo di Adriano quando usciva.
“Ancora, vi prego, ancora!” disse quasi piangendo. Noi continuammo e dopo qualche secondo, un altro getto meno potente, ma quasi altrettanto copioso, fradiciò l’altra coppia, le lenzuola, il letto.
“Ancora, dai! Non fermatevi!” quasi implorò mentre era squassata dal piacere, e venne ancora intensamente facendo colare altro liquido.
Dede si era distesa e si stava masturbando furiosamente. Un rivolo di liquido denso e biancastro le uscì dalla vagina mentre si infilava tre dita ed il pollice.
“Sto venendo!” disse Adriano, ma non fece in tempo a levarsi perché Francesca proprio in quel momento dette un altro colpo per prenderlo più profondamente. Io continuai a muovermi ma la stanchezza aveva preso il sopravvento e dovetti uscire, il mio pisello ormai moscio e colante.
“Siii!” ed anche Dede riuscì a spruzzare liquido trasparente tra le sue gambe.
“Ci sono riuscita! Ho squirtato anch’io!” disse con soddisfazione.

Io non avevo più forze. Non ce la facevo più.

Caddi praticamente in coma.

Epilogo

La sera stessa ci imbarcammo sul traghetto di ritorno ad Atene.

Salito a bordo, chiesi al commissario se ci fosse disponibilità di una cabina al posto delle poltrone che avevamo prenotato. Fummo fortunati perché ne erano rimaste quattro che si erano liberate all’ultimo momento, e ne approfittammo tutti.

Ero stanchissimo, e l’idea di non poter dormire comodo mi agghiacciava.

In più, avevo necessità di ragionare.

Mi spogliai, mi misi sotto le coperte e mi misi a dormire, abbracciando Francesca ma senza fare nulla.

Questa vacanza aveva fatto emergere ed evidenziato alcuni tratti della mia fidanzata che mi avevano un po’ sorpreso e che oggi, a cose fatte, direi che avrei dovuto assolutamente valutare con attenzione.

Innanzitutto ero partito per questa vacanza con la fidanzata con la quale avevo una soddisfacente vita sessuale, ma quasi sempre banale, se non noiosa. Nessuna iniziativa da Francesca se non dopo che era stata stimolata ed accontentata e, soprattutto, trasgressione al minimo sindacale, e solo dopo aver perso i freni inibitori, fossero alcol o stimolazione sessuale pregressa.

Con ciò non voglio dire che la mia fidanzata fosse quel tipo di beghina che non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio, tutt’altro. Ma non era nemmeno quella tigre da materasso che, certe volte, mi sarebbe piaciuto fosse.

Mi colpì molto il rapporto che si era instaurato con Dede e che si consolidò per un bel po’ di tempo.

Lei ed Adriano si sposarono poco dopo di noi, facemmo una sorta di viaggio di nozze bis assieme a Tenerife l’anno successivo (e chissà, magari lo racconterò) ma non raggiungemmo mai il livello di intimità con cui avevamo interagito in questa vacanza, almeno come coppie.

Io mi vedevo con Adriano abbastanza di frequente, visto che avevamo interessi lavorativi simili e stavamo nello stesso gruppo di amicizie.

Qualche volta andavamo a cena fuori in quattro, talvolta in sei con Patrizia e Andrea (Federica e Filippo li perdemmo di vista, si sposarono e andarono a vivere in Nuova Zelanda), ma senza quell’afflato, quella complicità che ci aveva permesso di osare e trasgredire in Grecia.

Andammo un anno in crociera in barca a vela ma, al di là dei bagni nudi e del sole preso in topless, non facemmo mai nulla di particolare.

Noi.

Perché invece Dede e Francesca…

Ecco, non ho mai avuto le prove, ma credo che mia moglie abbia continuato ad esplorare la sfera omosessuale con Dede. Loro due erano sempre molto intime, sempre assieme ai vernissage, Dede si era fatta rifare il seno dopo la sua prima maternità da Francesca, Francesca si affidava a Dede come preparatore atletico e personal trainer, andavano per saune e spa da sole. Insomma, un rapporto molto intimo, tanto intimo che qualcuno mi soffiò in un orecchio che loro due erano una coppia.

Non volli crederci, anche perché dopo un po’ le nostre vite cambiarono.

Adriano e Dede si trasferirono in California per lavoro, vendettero tutte le proprietà e presero la cittadinanza americana dopo qualche anno.

Francesca rimase incinta di Luca ed ebbe da coniugare il ruolo di madre con quello di moglie, di chirurgo, di figlia. E Dede non era più lì a portarla fuori strada.

Non seppi mai per certo cosa successe né ebbi contezza del loro rapporto, ma qualcosa mi dice che le malelingue non avevano parlato a vuoto.

Ma purtroppo, avrei scoperto più avanti, in maniera molto più dura, il nuovo orientamento sessuale di Francesca, che avrebbe portato da lì ad un po’ al divorzio.

Ma questa è un’altra storia.

Ah, dimenticavo.

Caitlin lasciò Sean e si sposò con una camionista canadese di origine italiana, così ci scrisse Sean.

Rebecca e John si sono sposati, hanno avuto quattro figli, ora hanno tredici nipoti. Hanno comprato recentemente uno splendido Swan 65 che hanno trasferito in Mediterraneo e con il quale mi hanno invitato ad andare in Egeo la prossima estate.

Chissà, forse accetterò.

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